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“METAFISICA SABAUDIA”, una mostra di Paola Pavone

Nell’ambito della XXI rassegna Segni e Forme 19-25 luglio 2016
lunedì 8 agosto 2016 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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A Sabaudia, al Museo Emilio Greco, dal 19 al 25 luglio ha avuto luogo l’interessante mostra di Paola Pavone. Tarantina di nascita, da molti anni vive e lavora a Roma dove nel 2006 cominciò a frequentare corsi di pittura popolare (UPTER).

Il critico Francesco Giulio Farachi mette in rilievo la “forza visiva e poetica” dell’autrice nel rappresentare tanti luoghi noti di Sabaudia, trasformandole in “visioni”: “Visioni deserte e metafisiche, composte di geometrie e successioni di piani visivi, in uno spazio e tempo sospesi appena al di qua di ogni infinito e del veloce andar via delle esistenze…in una luminosità liquida e soffusa che sfoca le profondità e attenua i toni e i contrasti…. una Metafisica immersa nel sogno e nella memoria”.

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Paola Pavone al lavoro presso UPTER

Il critico Lino Di Stefano aggiunge, inoltre, che l’artista è “dotata di una innata sensibilità per le questioni dell’arte, incline ad analizzare quelle tematiche aventi, in particolare, come soggetti i paesaggi e le immagini della realtà.

Componenti che saltano subito agli occhi già ad una semplice ricognizione dei lavori, tutti indovinati e tutti qualificati da efficaci degradazioni dell’intensità dei colori che spesso rimandano a motivi impressionistici di singolare valenza creativa viste, appunto, le sfumature che dominano nei quadri conferendo ad essi riusciti effetti espressivi dai quali si ricavano gli opportuni giudizi di valore”.

Davvero interessante le sua descrizione di alcune opere, in particolare di “Barche sul fiume, con i contorni di alberi e una barca all’approdo caratterizzati dai toni giallo-azzurro-verdi dolcemente confusi fra loro, e del quadro “In attesa della prossima stagione” da cui emergono su una spiaggia solitaria sia degli ombrelloni ammainati, sia una donna, vestita di nero, appoggiata ad una sdraio mentre, malinconicamente, scruta l’orizzonte sempre in un contesto di smorte - ma non riduttive - tonalità.

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Un angolo del salone della mostra

In tale lavoro, la sagoma della donna ha un effetto potente e sicuro anche perché incarnante un clima di tristezza che rimanda al male di vivere dell’essere umano; il tutto, in linea col tenore dell’ambiente circostante”.

Altre opere citate da Lino Di Stefano sono: “Ingresso in città con navetta”, in cui spicca il guidatore con un ampio cappello giallo, Palmeto piante tropicali un tempo molto presenti a Sabaudia ora quasi tutte distrutte, “Remi al sole” con uno specchio d’acqua azzurra e barche appoggiate sulla riva. Tramontoin toni di grigio, giallo e rosa, con ombrelloni e una bandiera che sventola, “Via dei casali di Paola” con uno sfondo dai colori sfumati contro il quale risaltano un ponticello su un corso d’acqua e due simboli geometrico-metafisici.

Non sono un’esperta d’arte e quindi non mi permetto di entrare in dettagliate descrizioni e valutazioni. Personalmente, pur riconoscendo l’importanza di un grande pittore “metafisico” come De Chirico, non provo emozioni davanti ai suoi quadri, mentre la mia sensibilità mi porta ad amare dipinti che rivalutano soggettività ed emozioni, secondo quanto affermarono poeti e artisti Romantici.

Alcune tele

In effetti ammirando le opere di Paola Pavone, ho ritrovato in esse l’amore per certi luoghi e il fascino un po’ melanconico di Sabaudia, soprattutto sul finire dell’estate, quando noi villeggianti ci prepariamo a lasciarla con un po’ di nostalgia per i bei momenti trascorsi qui durante l’estate.

 



  • “METAFISICA SABAUDIA”, una mostra di Paola Pavone
    14 agosto 2016, di Savino De Rosa

    Interessante mostra così ben delineata nell’articolo. Aldilà della bellezza dei quadri, con toni a volta forti a volta tenui, mi ha colpito riconoscere alcune caratteristiche del posto che frequento da anni e che porto sempre nel mio cuore.
    Complimenti alla pittrice, ma anche alla sapiente rappresentazione della mostra nell’articolo.