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Geronimo Bosch, un visionario tra Medio Evo e Rinascimento

Il genio del Grottesco in pittura
venerdì 1 aprile 2016 di Elvira Brunetti

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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E’ festa a Bois-Le-Duc (Den Bosch), una cittadina olandese ricca di canali e della immancabile Grand Place dove svetta la cattedrale di San Giovanni, esempio tipico di gotico-brabante. Un centro oggi decaduto rispetto all’importanza di una volta, che tuttavia dopo lunghi preparativi, accoglie dal 13 febbraio all’8 maggio, tutti i giorni una folla di turisti venuti da ogni dove per onorare la celebrazione della scomparsa di un grande pittore fiammingo della fine del Quattrocento. Geronimo Bosch (Fig.01) nasce nel 1450 a Bois-Le-Duc, ne prenderà il nome, Bois (bosco), Bosch e vi muore nel 1516.

Da diversi anni c’era la volontà di organizzare, in occasione del fatidico anniversario dei 500 anni, una manifestazione importante, ma la città non possiede opere del maestro e nessun museo avrebbe prestato opere senza scambi. Così essa ha investito in un progetto scientifico di ricerca, studio e restauro, mirato alle opere di Bosch situate in tutti i musei, coinvolgendo naturalmente gli stessi e l’idea ha funzionato. Oggi, per esempio, si possono ammirare, degnamente restaurate, le opere provenienti dalle gallerie dell’Accademia di Venezia dove tra l’altro sono state precedentemente esposte fino ai primi di febbraio. Dal Prado di Madrid è arrivato “Il carro del fieno”, un trittico meraviglioso, ricco di allegorie e di valori moralizzanti.

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Trittico - Il carro di fieno

Naturalmente il suo capolavoro, “Il Giardino delle Delizie” (Fig.02) non si è spostato, ma questo rientra nella politica di ogni grande museo che ritiene inamovibili le sue opere migliori. L’anno scorso al Grand Palais c’era Velazquez e il quadro “Las Meninas” non c’era. Qui si sono giustificati adducendo la motivazione di una loro celebrazione dello stesso anniversario. Eppure si sa che tale commemorazione avverrà a fine maggio proprio quando finisce quella attuale olandese. Anche i musei sono gelosi e temono gli spostamenti dei loro “figli”.

Quindi Bois-Le-Duc , fino a ieri sconosciuta ai più, oggi è fiera di far rinascere la memoria di un suo importante cittadino attraverso la sistemazione nel suo museo di ben 20 dipinti su un corpus pittorico di poco più del doppio di quelli ora in esposizione. Ma soprattutto, oserei dire, quasi un’operazione alchemica si è compiuta, tanto per restare sul terreno dell’autore, un volo magico hanno compiuto quadri e, disegni altrettanto importanti, dai principali musei del mondo intero per ritornare a ricordare uno degli artisti più liberi, perché in questo si esprime il suo genio, nel non conoscere barriere al suo estro creativo.

Geronimo nasce in una famiglia di pittori, incominciando dal padre agli zii, dal fratello maggiore al nipote; quindi la padronanza di una tecnica nel disegno e nell’uso della tavolozza non gli era sconosciuta rispetto invece all’innovazione dei temi trattati, fino al punto da dare origine ad un genere particolare, che nasce con lui. Un genere in cui ci sono moltitudini di esseri umani e animali di ogni specie, ibridi e mostri dalle dimensioni piccole, immersi in paesaggi infernali e di beatitudine. Un genere imitato, seguito e di forte ispirazione per altri pittori a lui successivi. Tra i più vicini a lui Bruegel, fino ai Surrealisti, il grande Dalì o la donna pesce di Magritte non è forse un’invenzione di Bosch? (vedi il particolare del Carro del Fieno). Non solo, l’impatto delle sue opere è anche all’origine di nuovi modi di vedere la realtà, perfino in letteratura. Pensiamo a Gulliver e i Lillipuziani di Swift o ad Alice nel Paese delle Meraviglie, esempi in cui le immagini surreali di Bosch, come lo zoccolo olandese gigante, trasformato in nave con tanti piccoli uomini o il coltello gigante sulla cui lama giace ventralmente disposto un uomo, nudo come lo sono tutti gli esseri umani da lui dipinti (Il Giudizio Universale di Bruges) (Fig.03).

Oggetti del nostro quotidiano assumono dimensioni giganti rispetto agli uomini. Tutto è possibile nel mondo degli impossibili. Nei suoi disegni pullulano forme incestuose, imprevedibili tra i regni umani, animali e vegetali. Dal museo di Berlino famoso è quello in cui il campo di un bosco ha gli occhi, mentre gli alberi le orecchie. Come non pensare alle opere di Odilon Redon. Come non stupirsi di fronte all’originalità di altri disegni in cui la vena umoristica, derisoria è altrettanto sconcertante. Uno dei primi caricaturisti del genere umano. Chi non penserebbe a Ensor, per restare con un altro pittore fiammingo, guardando “La salita al Calvario” per l’orrido e il grottesco delle maschere di carnevale? (Fig.04). Forse diceva bene chi sosteneva che Bosch vedeva gli uomini come erano di dentro e non come erano fuori.

Come uomo del Medio Evo il Nostro si accanisce nell’evidenziare il male, perché il suo intento è ridicolizzare l’uomo che pecca, abbassandolo al rango animale bestiale di animale o pianta. E’ da incubo lo specchio nel quale ci si riflette ormai spogli di ogni dignità umana.

Ma gli studiosi oggi, ed è l’orientamento attuale, il nuovo senso della mostra in corso, vogliono evidenziare un aspetto più moderno, quello di un Bosch Umanista. Sensibile al nuovo vento, la sua denuncia è moralizzatrice: l’uomo può scegliere tra il male e il bene. Ci troviamo di fronte ad un artista che pone all’osservatore quell’annosa questione che vede in conflitto il De servo arbitrio con il De libero arbitrio.

Bosch faceva parte di una di quelle confraternite seguaci di un rinnovamento spirituale: La Devotio Moderna. Quest’ultima si basava su una meditazione più interiorizzata e responsabile del messaggio cristiano. Tale visione personalizzata del Verbo allora diffusa solo su piccole isole di credenti insoddisfatti del credo medievale è all’origine dell’opera di Erasmo di Rotterdam e delle teorie protestanti di Lutero e Calvino, teorie condivise presto dai Paesi Bassi.

Aggiungiamo inoltre l’esistenza all’epoca di nascenti tipografie che stampavano opere come per esempio “La nave dei folli” di Sebastien Brant. Un modello poi dell’Elogio della follia di Erasmo, pubblicato dopo la morte del pittore e fonte d’ispirazione, invece, per Geronimo, dello straordinario olio su legno, proveniente dal Louvre, che si chiama ugualmente “La nave dei folli” (Fig.05).

Figura di artista quindi a cavallo tra la visione medievale che colpevolizzava l’uomo che sbaglia e quella rinascimentale che riconosce la libertà di scelta. Ecco perché nel celeberrimo “Il giardino delle delizie” si ha l’impressione di vedere i peccatori felici, tutta una nudità gaudente.

E’ possibile immaginare che con Bosch finisca il Medio Evo?

Tra gli artisti più enigmatici della storia dell’arte, si aggiunge anche la difficoltà di avere certezze, in quanto mancano documenti. Se ci riferiamo alla firma, essa in stile gotico compare solo in pochi quadri e inoltre i suoi seguaci la imitavano bene. I suoi trittici nel lungo lasso di tempo sono stati smantellati ed è stata difficile la ricostituzione degli originali. Si è visto in seguito agli studi di ricerca scientifica eccezionale, effettuati prima della mostra, che molte opere situate in vari musei del mondo non sono che pannelli di composizioni più grandi.

“Il Vagabondo” (Fig.06), acquistato nel 1930 dal museo di Rotterdam, è considerato oramai il rovescio di un trittico, le cui ante interne sono costituite dalla “Nave dei folli” del Louvre, “Il vizio e il piacere” della Yale University degli Stati Uniti e “La morte e l’avaro” con una condanna violenta della cupidigia. Il personaggio solitario di tale polittico, che compare molto simile nel trittico del fieno del museo del Prado, rappresenta il pellegrinaggio della vita umana con tutte le tentazioni. Egli avanza faticosamente lungo la stretta via della salvezza e …attenzione a non cadere nel fiume come presto faranno “I ciechi” di Pieter Brueghel. Nella Nave, che è piuttosto una barca come giustamente la chiama Umberto Eco nell’Elogio della bruttezza, i folli tra cui una monaca ed un francescano sono i golosi, intenti con le bocche aperte a rimpinzarsi, qualcuno vomita. Dopo la crapula qui, nell’altro pannello c’è l’ubriachezza cui segue la lussuria di una coppia appartata nella tenda. Nel Carro del fieno (Fig.07), si muove una moltitudine di figurine piene di una grazia poetica che si legge nell’alta qualità pittorica e nel meraviglioso disegno di base. E’ una satira nordica con un fondo proverbiale: “Il mondo è un monte di fieno, ciascuno ne prende quello che può afferrare”.

“L’adorazione dei Magi” (Fig.08) in prestito dal Metropolitan di New York, è un dipinto di suprema delicatezza, una perla rara nella produzione del pittore olandese abituato invece altrove a stupirci con i suoi deliri visuali. In uno stile tardo-gotico con preziosi ori dai doni dei re agli indumenti degli stessi, allo sfavillante tappeto, piedistallo della vergine dai lunghissimi capelli biondi, tutta la costruzione formale è nuova, estremamente rilassante. Il paesaggio sullo sfondo che amplia la prospettiva si gioca sulle varie tonalità del blu e del verde. E ci offre un ulteriore esempio dell’importanza che rivestiva tale elemento nelle sue opere. Quando, dopo una ventina d’anni più o meno dall’esecuzione di tale quadro, Geronimo Bosch arriva a Venezia, dove pare che abbia soggiornato un tre anni, il paesaggio di Giovanni Bellini così come la luce della pittura rinascimentale veneta influenzerà la sua tavolozza.

Nella mostra di Bois-Le-Duc ci sono le opere provenienti dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, già restaurate nella città lagunare. Si tratta del “Trittico di Santa Liberata” (Fig.09), che rappresenta il martirio di una principessa portoghese alla quale il padre impone uno sposo pagano, per sfuggire al quale la fanciulla implora il Signore di imbruttirla, così le cresce la barba. L’altra opera è costituita da quattro pannelli (Fig.10) che dovevano far parte forse di un polittico più grande, di cui si sono smarrite le altre parti. Essi rappresentano: Il Paradiso terrestre, La salita verso l’Empireo, La caduta dei dannati e Il fiume verso l’inferno.

Grazie agli studi effettuati in vista dell’esposizione di quest’anno, si sono potute espungere dal corpus di opere autentiche del maestro olandese due quadri: “La salita al calvario” (Fig.04) di Gand e “I sette peccati capitali”(Fig.11), che Filippo II volle nel suo Escorial nel 1574, oggi al Prado.

Continueranno nella città di Bois-Le-Duc per l’intero anno gli eventi in commemorazione di un tale anniversario. Spettacoli di danza, performances con coreografie allucinanti: moltitudini di personaggi insoliti, intervallati da teste impalate, decapitazioni, crocifissioni da incubo. Artisti contemporanei si esprimeranno in una vera e propria “boschomania” (Fig12). Primo fra tutti Jan Fabre, che rivendica l’influenza del suo avo sulle sue opere. Nel suo omaggio a Bosch egli ha adottato le elitre degli scarabei che generano infiniti riflessi iridescenti, l’ibrido mostruoso che ne deriva vuole rappresentare i grandi misfatti perpetrati dal Belgio contro il Congo. Anche qui il valore moralizzante dell’opera.

P.S.

Presso il “Noordbrabants Museum” un’esposizione panoramica di Hieronymus Bosch dal titolo “Jheronimus Bosch - Visioni di un genio” dal 13 febbraio al 8 maggio 2016, per l’anniversario dei 500 anni dalla morte.
Indirizzo: Verwersstraat 41, Den Bosch (Bois-Le-Duc).
http://www.hetnoordbrabantsmuseum.nl/english