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Pittura moderna, russi e design italiano al Palaexpo di Roma

In mostra “Impressionisti e Moderni” della Phillips Collection, “Russia on the road” e “Una dolce vita?”
domenica 1 novembre 2015 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Un museo dell’arte moderna e delle sue fonti: potrebbe essere questo il titolo alternativo della mostra di dipinti “Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington”, ospitata al Palaexpo di Roma dal 16 ottobre al 14 febbraio 2016, e inaugurata in contemporanea con “Russia on the road. 1920 - 1990” e “Una dolce vita? Dal liberty al design italiano 1900 - 1940”.

Indubbiamente un autunno ricco di stimoli ed emozioni è quello offerto dal Palazzo delle Esposizioni che offre tre belle mostre al prezzo di una. Ma vediamo con più attenzione la prima rassegna dedicata a un’importante collezione americana, quella di Duncan Phillips (1886 - 1966), che di fatto ha trasformato nel 1921 la collezione di famiglia in un museo pubblico, un luogo accogliente con un giusto equilibrio tra classico e moderno.

Se si esclude un dipinto di El Greco, che ci accoglie nella prima sala, la mostra ripercorre con 62 dipinti un itinerario cronologico che va dall’Ottocento alla seconda metà del Novecento, evidenziando la strada intrapresa dagli artisti verso la modernità. Tra i nomi più celebri figurano Ingres, Goya, Delacroix, Van Gogh, Monet, Degas, Cézanne, Modigliani, Picasso, Matisse, Kandinski, Pollock, Rothko e molti altri. Grazie ai loro capolavori possiamo contemplare l’evoluzione della pittura occidentale dai primi paesaggi naturalistici all’impressionismo, al postimpressionismo, al cubismo, fino all’espressionismo astratto.

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Pollock, Composition

Trionfo del colore, certo, ma anche dell’autonomia del gusto di Phillips. Un particolare rilievo nella collezione è dato per esempio al francese Pierre Bonnard, come pure ai pittori americani a lui contemporanei, come Arthur Dove e Georgia O’Keeffe, che per primo Phillips comincia a collezionare, in particolare dopo il rapporto iniziato nel 1926 con il gallerista Alfred Stieglitz che lo spinge in questa direzione.

Pur appartenendo a un secolo lontano dalla modernità, il dipinto di El Greco San Pietro penitente doveva aver affascinato Phillips, che vedeva nell’artista secentesco un espressionista ante litteram. Un altro San Pietro penitente, questa volta di Goya, altro artista geniale di ambito spagnolo, ci colpisce per la sua intensità emotiva resa con poche pennellate. Il confronto tra le due opere è qualcosa di unico: il primo è assolutamente spirituale, mentre l’altro è profondamente ancorato alla terra.

Luce, atmosfera e colore, o più precisamente la luce e l’atmosfera raffigurate per mezzo del colore sono i valori ricercati da Corot, presente in mostra con Veduta degli Orti Farnesiani e con un’ambientazione più rurale in Genzano. Nella stessa sala ammiriamo anche i paesaggi di Constable e quelli di Courbet (tra cui Rocce a Mouthier), che denotano un grande interesse per l’osservazione scientifica dell’ambiente raffigurato.

Più soggettiva è la pittura di paesaggio di Van Gogh dove il temperamento dell’artista prevale sulla natura o quella propriamente impressionista, anche se si basa su un criterio di oggettività visuale, rappresentata in mostra da Monet (La strada per Vétheuil), Sisley (Neve a Louveciennes), Cézanne (La montagna Sainte-Victoire). Manet con il suo Balletto spagnolo e soprattutto Degas con le sue Ballerine alla sbarra colgono, ognuno con il proprio stile, degli attimi di danza in un tripudio di colori; Odilon Redon, nello stesso settore, ci affascina con il suo Mistero.

Un’intera sala è dedicata a “Parigi e il cubismo”. La Parigi del primo Novecento continua il ruolo felice di capitale dell’arte che ha avuto nella seconda metà dell’Ottocento ospitando le nuove proposte nelle sue gallerie, che diventano sempre più numerose. Dalla malinconica Camera blu di Picasso a Notre Dame di Rousseau il Doganiere, dalla Cavallerizza di Bonnard all’Elena Povolozky di Modigliani si arriva al cubismo di Braque (Natura morta con uva e clarinetto) e Picasso (Tauromachia). Nella Donna con cappello verde, sempre di Picasso, sembra di cogliere una sintesi tra arte cubista e tribale.

Si passa quindi all’Intimismo e Modernismo. Troviamo in questo settore i dipinti di Vuillard e Bonnard, esponenti dei Nabis (Profeti in ebraico), che amavano le scene di vita privata che potevano includere familiari e amici. I loro interni posseggono una carica psicologica nuova che è stata messa in relazione con la nascente psicoanalisi. Bonnard in particolare quando dipinge sembra partire dalla memoria più che dal dato reale e questo conferisce alle sue opere un’atmosfera onirica che si ritrova anche nei paesaggi che amava raffigurare, come La riviera. In questo settore troviamo anche una Natura morta di Giorgio Morandi e Interno con tenda egiziana di Matisse.

Dopo una sala dedicata all’Espressionismo e la natura, dove incontriamo Kandinski, Kokoschka, Rouault e gli americani O’Keeffe e Dove, il percorso della mostra finisce con le opere fondamentali di grandi artisti americani ed europei del secondo dopoguerra, tra cui Pollock e Rothko, nel settore dell’Espressionismo astratto. Quest’abbondanza di pittori contemporanei, in questa personale “storia dell’arte moderna” è dovuta al fatto che Phillips non era un semplice collezionista, ma un vero esperto d’arte aperto a ogni sperimentazione. In effetti egli acquistò una gran quantità di dipinti di contemporanei, anche se non avevano ancora ricevuto il riconoscimento ufficiale della critica, perché convinto della loro validità.

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Russia on the road

“Russia on the road. 1920-1990” è una grande mostra, curata da Nadežda Stepanova e Matteo Lafranconi, che ci fa conoscere la pittura del Novecento russo, attraverso più di 60 dipinti e opere grafiche. Pittura che già qualche anno fa abbiamo cominciato ad apprezzare con le mostre dedicate al Realismo socialista e ad Aleksandr Dejneka, sempre al Palaexpo. Il titolo vuole dare l’idea della strada e del movimento, ma più che le metropolitane, i treni e le automobili, ciò che si vuole rappresentare è la tecnologia applicata al lavoro, come evidenziato nel settore “Amore e macchine”. Grande importanza viene data al movimento aereo da pittori come Boris Tsvetkov, autore del dipinto Idroaviazione, del 1933. Come non pensare, guardando questo quadro, all’aeropittura dei pittori futuristi? Ma i russi vanno ben oltre perché loro ci parlano anche dello spazio, essendo stati i primi a compiere viaggi spaziali. Tra i nomi proposti in mostra troviamo quelli abbastanza noti di Dejneka, Jurij Pimenov, Georgij Nisskij, Aleksandr Labas, ma anche quelli di artisti sconosciuti in Italia, le cui opere furono segregate a causa del patto di Varsavia e della cortina di ferro e che solo da poco sono state sdoganate.

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Una dolce vita?

“Una Dolce Vita? Dal Liberty al Design. Arti decorative in Italia, 1900 – 1940“, realizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi, è sistemata al piano superiore. È una mostra che evidenzia come nell’Italia del primo Novecento le arti decorative si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Ebanisti, ceramisti, vetrai e fonditori lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo, dando vita a un arredo originalissimo, che influenza la nascita del design moderno.

Si tratta di un periodo d’intensa creatività, anche se in quell’arco di tempo si vivrà la Prima guerra mondiale e il regime fascista. L’esposizione comprende oltre cento pezzi, tra mobili, dipinti, e opere plastiche. Si va dal Liberty al Futurismo (c’è pure una camera da pranzo realizzata da Balla); dalla Metafisica di De Chirico e Savinio al Realismo Magico di Casorati. Una dolce vita fastosa e meravigliosa rivive nelle opere di Vittorio Zecchin (Le Mille e una notte), come pure nelle ceramiche classiche ma di gusto decò di Giò Ponti (straordinario il vaso che ricorda le ciste antiche); non manca il classicismo monumentale che fu marchio di fabbrica del ventennio fascista, e, per finire, il modernismo, l’astrattismo, il razionalismo.

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Camera di G. Balla

P.S.

Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington
fino al 14 febbraio 2016

Russia on the road. 1920 - 1990
fino al 15 dicembre 2015

Una dolce vita? Dal liberty al design italiano 1900 - 1940
fino al 17 gennaio 2016

Palazzo delle Esposizioni - Roma
Orari: dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22,30; lunedì chiuso
Biglietto: € 12,50, ridotto € 10