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JAMES TISSOT al Chiostro del Bramante

In mostra l’elegante pittore dell’alta borghesia ottocentesca tra Parigi e Londra
giovedì 1 ottobre 2015 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Parigi e Londra, le due capitali europee più dinamiche nella seconda metà dell’Ottocento, rappresentano per James Tissot (Nantes, 1836 – Buillon, 1902) lo sfondo ideale per parlare di feste, di moda, di viaggi, di amore e di fede. Molto famoso negli Usa e in Inghilterra, il pittore e incisore francese Tissot non gode della stessa notorietà in Italia. È quindi quanto mai gradita la prima grande mostra italiana che si tiene a Roma nel Chiostro del Bramante (dal 26 settembre 2015 al 21 febbraio 2016), a cura di Cyrille Sciama, che presenta ben 80 opere, alcune decisamente accattivanti, provenienti da musei internazionali come la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi.

Scopriamo così un artista interessante dalla carriera sorprendente. Talentuoso e di bell’aspetto (come si vede dall’Autoritratto del 1865), Tissot inizia a esporre le sue opere al Salon del Louvre a partire dal 1859 e si concentra in particolare sui ritratti, ottenendo notevole successo. Si appassiona anche all’arte giapponese e insegna disegno al nipote dell’ultimo shogun Tokugawa recatosi a Parigi per l’Esposizione Universale. Ma poi, coinvolto nei moti della Comune, deve lasciare precipitosamente la Francia e si stabilisce a Londra, dove intraprende una seconda carriera (dal 1871 al 1882). I suoi dipinti, come La figlia del Guerriero, fanno scandalo per la sua ironia, ma ha comunque successo. Si innamora di una giovane divorziata irlandese, Kathleen Newton, che riproduce più volte nei suoi quadri, a volte con una nota malinconica, quasi presagendo la sua morte (morirà a soli 28 anni).

Alla morte dell’amata, Tissot torna a Parigi ed entra in contatto con gli impressionisti. Qui diffonde le sue incisioni nei libri (in particolare quelli dei fratelli Goncourt) ed esegue un ciclo di 15 dipinti sul tema della donna (1885), che però non è accolto bene dalla critica, perché il suo stile non è né impressionista né accademico. Forse per questo motivo, ma anche per una sorta di illuminazione religiosa che ha nella chiesa di Saint Sulpice, abbandona nuovamente Parigi e va in Palestina (vi si reca ben tre volte per lunghi periodi), trovando qui lo spunto per i suoi acquerelli sulla Bibbia, che riscuotono un successo straordinario. Tra il 1898 e il 1900 si reca due volte negli Usa, dove il Brooklyn Museum acquista le sue illustrazioni della Vita di Gesù. Negli ultimi anni della sua vita si stabilisce in un castello a Buillon, presso Besançon, dove muore e, non avendo avuto figli, i suoi beni vengono venduti all’asta dai nipoti.

Le opere del primo periodo parigino ci mostrano uomini e donne (senz’altro in prevalenza) di una società altoborghese, che ama esibire, oltre ai propri abiti alla moda, gli eleganti interni delle abitazioni. Il pittore studia attentamente la composizione senza lasciare nulla al caso. Nel Ritratto della Signorina L.L (Giovane signora con giacca rossa), oltre al particolare bolero rosso, il cui colore si ritrova in un nastro sui capelli, ci colpiscono alcuni dettagli, come il mazzolino di violette in un bicchiere, che sembra riprendere il motivo della carta da parati, i libri sul tavolo e lo specchio con la finestra riflessa. Lo sguardo dell’elegante protagonista sembra un po’ annoiato e tradisce un’inquietudine interiore che la avvicina a certe figure letterarie (pensiamo per es. alla Madame Bovary di Flaubert).

L’allestimento della mostra, per quanto gli ambienti espositivi siano un po’ claustrofobici, ci permette di entrare nelle atmosfere ottocentesche, eleganti e spesso frizzanti, con approfondimenti sulla moda e riferimenti letterari che si accompagnano ai dipinti. Come nel caso della frase di Marcel Proust “Negli occhi la carne diventa specchio e più che in altre parti del corpo ci dà l’illusione di lasciarci avvicinare all’anima”. In effetti alcune donne di Tissot esprimono attraverso il loro sguardo l’amore, il candore, e altre volte la malinconia, come nel bel dipinto La convalescente (1880/82).

La figlia del Capitano (1873) scruta il mare come in attesa di qualcosa o qualcuno, mentre La figlia del Guerriero appare affascinante e forse indifferente alla malattia del padre, costretto su una carrozzella. La straniera, ovvero La viaggiatrice (1883) scende da una nave con la sua aria misteriosa, accentuata da un’elegante veletta, mentre la Galleria dell’HMS Calcutta (Portsmouth) ci mostra due donne affacciate da una nave, palesemente eccitate dal viaggio. Decisamente ironica appare la scena su una barca nell’acquaforte Il mio cuore esita tra le due (1877), che si ritrova anche raffigurata ad olio. Dipinti come questi ci parlano dell’Inghilterra vittoriana, di un impero coloniale e di una metropoli che è insieme capitale della Finanza mondiale.

Qua e là sembra di cogliere alcune atmosfere preraffaellite, come nel dipinto Sul fiume, e non di rado troviamo riferimenti alle stagioni, in particolare la primavera e l’estate, ma c’è anche una Passeggiata nella neve (acquaforte del 1880). Altri dipinti della fase inglese mostrano la sua donna Kathleen e i bambini di lei nella villa del pittore poco fuori Londra, tra colazioni sull’erba e giochi sui prati, sempre con dovizia di particolari, come nel caso dei bambini che indossano pelli di animali feroci (come non pensare ai safari in India?).

Una sezione della mostra è dedicata alla partenza. La prematura morte di Kathleen induce Tissot a partire da Londra e riprendere la sua vita itinerante, ben evidenziata da dipinti che raffigurano il tema della partenza con banchine ferroviarie e portuali. Il vedovo (1876) è quasi un’allegoria della partenza vista come preludio a un futuro rinnovamento, e quindi a un viaggio interiore. Non siamo poi così lontani dal misticismo che contrassegnerà l’ultima sua fase pittorica, quando rifiuterà i temi mondani per avvicinarsi a Dio. Un altro tema è quello del Figliol prodigo, metafora della sua vita, che ricorre nella sua opera a distanza di anni, tra il 1862 e il 1880.

Del secondo periodo parigino, insieme al Ritratto di Padre Bichet (1885), e ad alcune scene di genere (Le donne degli artisti, Le donne sul carro, 1885) ci colpisce il grande dipinto La più bella donna di Parigi (1883/5), decisamente frizzante per l’ambientazione teatrale (non a caso è introdotto da un’installazione che fa rivivere l’atmosfera di un palco teatrale con vari personaggi), che in alcuni particolari femminili, come la veduta delle spalle di una donna in basso a sinistra, può essere accostato ad alcuni dipinti di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846- Saint Germain-en-Laye, 1884) presenti in mostra.

Pur diversi nello stile, Tissot e De Nittis (il cosiddetto “pittore delle parigine”) hanno alcuni punti di contatto, come la presenza di una donna importante nella loro vita (nel caso di De Nittis si tratta della moglie Léontine che introduce l’italiano negli ambienti giusti di Parigi), o il loro essere artisti prediletti dai ricchi borghesi dell’epoca, che hanno bisogno dell’arte per legittimare la loro ascesa economica.

In mostra è stato realizzato anche un archivio tessile che offre ai visitatori la possibilità di toccare i tessuti raffigurati nei quadri, dal taffetà, ai pizzi, al voille e alla seta damascata. D’altra parte in Tissot ci colpisce particolarmente l’attenzione che egli dedica ai cambiamenti della moda, probabilmente perché vi è stato coinvolto fin da bambino, essendo il padre un mercante di tessuti e la madre una disegnatrice di cappelli.

P.S.

James Tissot”
Chiostro del Bramante, Via della Pace, Roma
Orari: Tutti i giorni dalle 10 alle 20; sabato e domenica dalle 10 alle 21 (la biglietteria chiude un’ora prima). Fino al 21 febbraio 2016
Info e prenotazioni 06 915 110 55 info@chiostrodelbramante.it