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La scommessa di Renzi e il patto del Nazareno

Finalmente qualcuno che dice apertamente cosa pensa !
lunedì 26 gennaio 2015 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Coloro che seguono i fatti della politica italiana nelle sue ultime vicende avranno certamente rilevato quanto risultino specularmente somiglianti oggi le situazioni e i comportamenti di P.D. e F.I. i due odierni protagonisti della politica italiana. In entrambi una forte leadership ha afferrato saldamente la barra del timone per condurli, più o meno recalcitranti, verso soluzioni concordate dai vertici.

Saranno quelle giuste o almeno quelle sperate? Non lo so, e nessuno ce lo dirà se non il tempo. Ciò di cui sono certo è che preferisco sempre avere a che fare con chi sa ciò che vuole e ciò che fa, piuttosto che con gli Schettini che conducono transatlantici con un bicchiere di whisky in mano e le gambe di una bionda davanti agli occhi.

A chi penso in questo caso applicando una riflessione generica alla realtà politica? Per esempio a S.E.L. il cui leader, peraltro una persona squisita, ricordo diceva che “vivere la sinistra deve equivalere a vivere un sogno”.

Ha perfettamente ragione, concordo col dato assoluto che whisky, bionde e sogni siano il sale della vita ma purtroppo non c’entrano nulla con la navigazione, meno che mai con quella politica.

Sul banco degli imputati, o sul podio dei vincitori, a scelta, va oggi il cosiddetto patto del Nazareno: la sua collocazione dipende ovviamente dal punto di vista dell’osservatore. A me, cui questo patto va benissimo, interessa capire anzitutto le ragioni di chi lo avversa per capire se e dove sbaglio. Trovo sia criticato fortemente e simmetricamente da entrambi i lati, ma in un modo talmente isterico e radicale da farmi sospettare che le ragioni di chi lo osteggia non siano quelle dichiarate bensì altre.

Fitto ammonisce i suoi che il patto rende Berlusconi succube di Renzi mentre Cuperlo lamenta il contrario. Possono essere vere entrambe le cose? Mi pare di no, che una cosa escluda l’altra, ma quale esclude quale? Nulla nei fatti esclude invece che entrambe possano essere sbagliate, come io ritengo.

Secondo me in un contesto in cui un impegno, magari non per colpa di qualcuno ma per ragioni sovrastanti ai contraenti medesimi, offre le stesse garanzie giuridiche di una promessa verbale di pagamento, se questo impegno viene onorato è solo perché conviene a tutte e due le parti. Qual è dunque il motivo di tutte queste lagne?

Berlusconi tiene botta perché non ha altra scelta per rientrare nel gioco. Per accreditarsi all’estero faceva l’amicone con Putin, che in quanto comunista (e di quale specie!) gli dava l’orticaria, volete che non vada a prendere il caffè alla buvette con Matteo, se con questo spera di sdoganarsi? A un tal fine è disposto a sacrificare qualsiasi cosa, persino votare ciò che serve a Renzi.

Il buon Fitto che fieramente lo critica aspira a sedersi sulla sedia di Berlusconi, la cui condizione attuale di pregiudicato ineleggibile ed escluso dai pubblici uffici garantisce via libera alle sue ambizioni. Come sorprenderci se preferisce mantenerlo nel limbo in cui si trova?

Per Fassina, Civati e compagni il caso è diverso. Matteo da solo non ha i voti per cambiare l’Italia, per l’ottima ragione che a parole tutti vogliono cambiarla ma quando si fa sul serio e si votano i provvedimenti opportuni in Parlamento sono tanti quelli che marcano visita, a cominciare da coloro nel suo stesso partito che di mestiere facevano l’attivista o ne costituivano la pletorica ossatura burocratica e adesso non servono più perché sono cambiate radicalmente sia la strutturazione dei partiti che le strategie della comunicazione. Costoro hanno perso posizioni, potere e prebende e il loro odio nei confronti della nuova segreteria che non li tutela affatto è implacabile e pure umanamente comprensibile.

Quando però si opera insieme in un team per raggiungere un fine veramente condiviso certo si possono avere opinioni diverse ma se questo implica l’inventarsi e il sostenere alla morte trentacinquemila emendamenti a un disegno legislativo è ovvio che di quel disegno non si voglia il perfezionamento ma il fallimento.

Lo testimonia l’accanimento col quale viene contrastata ogni iniziativa dell’attuale segretario cui si è, fin dal suo esordio alle primarie con Bersani, cercato di sbarrare il passo in ogni modo possibile. Non c’è concessione o cedimento alle loro richieste che possa accontentare Cuperlo e soci, manca sempre qualcosa di essenziale, sempre nuova, e su quella tal cosa non c’è dialogo che tenga, è lotta all’ultimo sangue. Ciò che chiedono pregiudizialmente è sempre un rinvio della discussione, una proroga del dibattito, un qualcosa che possa prima bloccare, poi definitivamente rendere impossibile il raggiungimento di qualsiasi risultato.

Non credo che chi faccia questo si ponga consapevolmente e deliberatamente l’obiettivo di distruggere il P.D. ma di fatto nei confronti del segretario la guerra è tale che poi finisce per ostacolarlo e indebolirne la posizione, come ad esempio nella presente circostanza, nei confronti dell’altro contraente del patto del Nazareno, Berlusconi, che poi ha buon gioco nel proclamare trionfalmente urbi et orbi che il PD non ha più i numeri per fare da solo e quindi ha bisogno di lui. Questo è il risultato, contenti?

Non sto dicendo che Cuperlo e compagni siano dei traditori, sono lontano da quella retorica bolscevica e obsoleta, ma è evidente che solo una frustrazione livorosa può sollecitare persone di cui altrimenti dovrei mettere in dubbio l’intelligenza a fare dichiarazioni simili a quella di Fassina sulla famosa votazione che ha affondato Prodi, una accusa che scredita più colui che la fa di colui al quale è diretta tanto è manifestamente scriteriata.

Il loro nemico è Renzi perché il successo di Renzi rende la loro stessa esistenza politica priva di significato e di valenza, pertanto occorre loro dimostrare che le sue parole sono vane e che di fatto non realizza nulla di ciò che promette. Ne consegue che debba essere osteggiato in tutte le sue iniziative e debba fallire tutti i suoi obiettivi.

Si dà il caso però che i suoi obiettivi collimino con i miei e quelli di tanti altri, dentro e fuori il PD e consistano in un cambiamento radicale (in meglio) di questo sciagurato paese, nel quale purtroppo risultiamo troppo spesso i peggiori nemici di noi stessi.

Fitto e Fassina avranno pure il diritto di dire e di fare quello che vogliono ma gli interessi nostri, dei nostri figli, della nostra economia, la speranza e la chance di uscire dalla palude stagnante nella quale il paese è caduto non possono consistere in una rancorosa rivalsa di qualcuno verso un altro. Credo che stiano sicuramente dall’altra parte, che la parte buona per noi sia quella opposta, quella del segretario e della maggioranza del partito.

Renzi può essere simpatico o no, non significa nulla. Nemmeno Cavour, nemmeno Giolitti, nemmeno De Gasperi e Moro lo erano, ma non è questo il punto. Il punto è che la scommessa di Renzi a noi conviene vincerla, perché è la nostra.

‘Attenzione’, ci avvertono premurosamente quei giornalisti che tutte le sere si guadagnano la pagnotta raccogliendoci attorno al braciere di nonna televisione per raccontarci una favoletta prima di andare a nanna: “Attenzione! Con i mille miliardi della BCE forse Renzi qualcosa c’entra, è vero, ma col patto del Nazareno alla fine della fiera il P.D. potrebbe trovarsi con l’asse leggermente spostato al centro.”

Ho prospettato questo tremendo rischio ai miei due nipoti laureati e disoccupati, e non vi posso dire come mi hanno risposto. Però so che scherzavano perché in fondo sono il nonno e mi vogliono bene.