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Artigiano cinese che intarsia una zanna di avorio

Avorio - Pseudo avorio - Imitazioni (Aggiornamento)

Un breve excursus su questo pregiato materiale, così barbaramente ottenuto: le sue caratteristiche e quelle dei suoi succedanei, meno distruttivi della natura. Il parere degli Africani.
martedì 26 gennaio 2016 di Odino Grubessi

Argomenti: Natura


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Aggiornamento del 25 gennaio 2016

Il commercio dell’avorio sta portando gli elefanti all’estinzione e Yahoo ci fa affari da capogiro vendendo collanine e gingilli in aste online in Giappone!
Google, Amazon e altri grandi siti si rifiutano di vendere l’avorio mentre Yahoo è uno dei pochi grandi negozi online rimasti. L’azienda sta perdendo i suoi migliori dipendenti e sta offrendo milioni per convincerli a rimanere. Uno scandalo internazionale può aggravare la crisi e di fronte a questo rischio potrebbero decidere di smettere di lucrare sulla vita degli elefanti.

Il mercato dell’avorio uccide 100 elefanti al giorno: è un massacro che loro vivono con orrore perché capiscono benissimo cosa sta accadendo alla loro specie.

Negli ultimi anni il mercato dell’avorio su Yahoo Giappone è esploso: dai 2 milioni di dollari del 2010 ai 7 del 2014. Yahoo Giappone è un’azienda indipendente dalla multinazionale che tutti conosciamo, ma quest’ultima è uno degli azionisti più importanti e ha un’influenza enorme sulle sue scelte.

Secondo gli esperti se si continua così gli elefanti in libertà si estingueranno entro 10 o massimo 20 anni. Lanciando l’allarme sui media e fra i dipendenti di Yahoo, metteremo pressione si dirigenti per tirarsi fuori dal mercato dell’avorio seguendo l’esempio delle altre compagnie.
Odino Grubessi

Il traffico illegale di avorio, piante ed animali selvatici, vendute a peso d’oro sui mercati clandestini è una delle principali cause di perdita di biodiversità nel mondo.

Introduzione

Il 2011 ed il 2012 sono stati due anni terribili per gli elefanti, vittime dei bracconieri alla ricerca di avorio da vendere in Asia. Nel 2011 sono state sequestrate 23 tonnellate di avorio, cifra che si può raggiungere solo uccidendo almeno 2.500 animali.

A dirlo è l’organizzazione ambientalista Traffic (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce).

In Camerun, nel gennaio del 2012, molti uomini a cavallo provenienti dal Ciad hanno fatto irruzione nel parco nazionale di Bouba Ndjida uccidendo centinaia di elefanti. E’ stata una delle stragi più sanguinose da quando, nel 1989, è entrato in vigore il trattato internazionale che vieta il commercio dell’avorio. Gazzetta Ufficiale n. L 240 del 17/08/1989

Armati di armi pesanti, i bracconieri hanno sterminato intere famiglie di elefanti. Anche a osservarli dall’alto, quei corpi sparsi qua e là, compongono una scena tragica e crudele. Si capisce che alcuni animali stavano fuggendo, che le madri hanno tentato di proteggere i loro piccoli e che in un punto e stato abbattuto un intero branco.

Fig. 1 – Ciò che resta dopo la strage di Bouba Ndjia (Nat. Geo. Ott. 2012 modificato)

Sono gli ultimi, in ordine di tempo, delle decine di migliaia di elefanti uccisi ogni anno in tutta l’Africa. I dati sui sequestri di avorio e sulla caccia di frodo e indicano che negli ultimi anni la situazione e molto peggiorata. Gli elefanti sono patrimonio dell’umanità, non possono essere fonte di guadagno per alcuni, e la loro estinzione è un grave danno all’umanità.

Fig. 2 - 5 tonnellate di avorio di contrabbando pronte per essere bruciate

Il traffico illegale di avorio, piante ed animali selvatici è una delle principali cause di perdita di biodiversità nel mondo: ogni anno, centinaia di milioni di specie animali e vegetali rare vengono prelevate dal loro ambiente e vendute a peso d’oro sui mercati clandestini.

Scriviamo questo articolo per sensibilizzare la gente, soprattutto per chi si reca in Asia, a non comprare il vero avorio.

Il vero avorio

L’avorio, o più propriamente la dentina, si ottiene dagli incisivi superiori del maschio e della femmina dell’elefante africano, e del maschio dell’elefante asiatico. Essi continuano a crescere per tutta la loro vita.

Le zanne dell’elefante hanno una massa media di circa 7 kg, ma possono raggiungere pesi straordinari che sfiorano i 90 kg ed oltre.

Tutti gli elefanti appartengono all’ordine Proboscidea. Della famiglia vivente Elephantidae, sopravvivono solo due specie: l’elefante africano -Loxodonta africana - e l’elefante asiatico - Elephas maximus.

Gli elefanti africani sono diffusi in gran parte dell’Africa subsahariana e in alcune zone desertiche della Namibia.

L’elefante asiatico era largamente diffuso in Cina, India, Ceylon. Birmania ,Sumatra e Borneo. In Cina si è estinto in conseguenza dello sterminio di elefanti compiuto dai Cinesi per l’avidità di procurarsi il prezioso materiale.

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Negli elefanti il dente permanente non fuoriesce fino all’età di un anno. Diventa visibile all’età di 30 mesi e continua a crescere per tutta la vita che è di circa 60-70 anni.

Come regola la zanna maschio diventa più grossa e massiccia e viene chiamata Gandai.

Fig. 3 - Elefante africano della savana.

Fig. 4 – Elefante asiatico.

Si osserva anche una differenza tra le zanne degli elefanti che vivono nella savana – Laxodonta Africana Africana – e quelli che vivono nella foresta Laxodonta africana Cyclotis – che sono più piccoli.

Commercialmente parlando le zanne si dividono a seconda del peso in: Vilaiti (>20kg), Kutchi (da 10 a 20 kg), Fankda (dai 5 ai 10 kg, maschio) e Calasia (dai 5 ai 10 kg femmina). Dai 3 ai 5 kg si chiamano Maksub. Sotti i 3 kg tutto l’avorio si chiama Dandia.

Il vero avorio, che proviene da questi due elefanti, mostra, in sezioni trasversali, linee curve che si intersecano a losanga, alternativamente chiare e scure, che appaiono come una specie di arabesco. Queste linee dette Linee di Retzius, sono presenti solo nelle zanne degli elefanti, del mammut e completamente assenti nell’avorio di altri animali.

Buona parte dell’avorio mostra delle striature, in direzione parallela alla lunghezza della zanna, che possono essere facilmente riprodotte nelle imitazioni in plastica dell’avorio.

Le linee di Retzius invece mancano nelle imitazioni e permettono di giudicare con sicurezza se un oggetto sia o no di avorio.

Fig. 5 - Sezione di avorio di elefante con linee di Retzius formanti un angolo ottuso di 124°

La presenza di queste linee è da attribuire al fatto che la dentina è attraversata da sottili canali simili a fili contenenti una sostanza bruna gelatinosa che in vivo conduce le delicate fibrille nervose. Questi sottili canali si estendono dalla cavità della polpa verso l’esterno della zanna in spirali schiacciate e sono questi fitti pori, con il loro contenuto gelatinoso, che danno all’avorio la sua bella levigatezza a la sua eccezionale elasticità.

Per quanto riguarda la composizione chimica, l’avorio è costituito soprattutto da fosfato di calcio, ed è simile all’apatite idrata, che ha la formula (Ca5)2(PO4)3(0H), e da materiale organico, specialmente collagene con una traccia di elastina. Le percentuali di sostanza minerale e sostanza organica variano considerevolmente ma, nell’avorio di elefante, sono rispettivamente 65% e 35%.

L’avorio non è resistente agli agenti chimici. L’acido nitrico e l’acido fosforico lo ammorbidiscono; quest’ultimo, in particolare, è usato per sbucciare a spirale la zanna per ottenere grandi fogli di avorio per farne dei quadri.

Quando è irradiato con luce ultravioletta l’avorio ha una fluorescenza azzurra, che varia da un blu biancastro a un blu-viola scuro.

L’avorio non richiede alcuna preparazione per essere lavorato; si modella nella forma desiderata per mezzo di seghe a nastro o di seghe circolari di trapani e di torni.

Fig. 6 - Una fine scultura in avorio.

Gli intagli sono effettuati con scalpelli ordinari come quelli usati per intagliare il legno. Gli oggetti sono rifiniti con la levigatura e la lucidatura, operazioni condotte per mezzo di dischi rotanti rivestiti con pelle di ippopotamo, quindi con farina fossile o pomice; la levigatura finale è effettuata con pomice fine ed olio.

I ritagli e la polvere di avorio sono venduti ai produttori di coloranti che bruciano, in assenza di aria frammenti di avorio, per produrre il pigmento detto nero d’avorio.

L’avorio si modifica.

La tendenza dell’avorio ad ingiallire è stata attribuita all’azione dell’atmosfera in certe condizioni e gli oggetti di avorio intagliato ingialliti dal tempo sono considerati ancora più appetibili.

Fig. 7 – Intarsio in avorio ingiallito dal tempo.

Può essere sbiancato in una certa misura per esposizione alla luce solare, preferibilmente sotto uno schermo di vetro per evitare che si rovini con il calore dei raggi del sole, ma l’avorio non deve mai essere asciugato davanti ad un fuoco o ad un radiatore.

Nel caso di articoli in avorio soggetti ad essere maneggiati, la natura assorbente dell’avorio fa sì che esso trattenga gli acidi grassi e l’olio della pelle una volta persa la levigatura e la lucidatura superficiale.

Per conservare il colore dell’avorio si può di tanto in tanto strofinarne la superficie con un panno inumidito con metanolo o comunque polvere di gesso, il che, non solo conserva la levigatezza dell’avorio, ma ne pulisce anche la superficie dagli acidi che col tempo provocano la decolorazione.

Gli schizzi di profumo, o di altri cosmetici, sono più difficili da togliere a richiedono l’attenzione a le cure di uno specialista in avorio.

Avorio fossile.

L’avorio fossile o avorio di mammut si ottiene in genere dai resti di un elefante primitivo, il mammut lanoso - Elephas primigenius - che vagava nell’emisfero boreale durante il Pleistocene, circa 200.000 anni fa.

Fig. 8 – Mammut lanoso - Ricostruzione

Molti di questi grossi animali dalle zanne straordinariamente lunghe, ricurve a spirale e divergenti, furono sepolti dal ghiaccio durante la Grande Era Glaciale che devastò gran parte dell’Europa settentrionale, dell’Asia e dell’America in quell’era geologica.

Questo avorio fossile non è un vero fossile, perché le zanne non sono state alterate dalla mineralizzazione, ma è un vero avorio, che a volte mostra di aver perso ben poco della sua bellezza, nonostante gli innumerevoli anni trascorsi nel ghiaccio al di sotto della superficie artica.

Nelle zanne del Mammut le linee di Retzius hanno un angolo diverso da quelle dell’elefante vivente.

La maggior parte di queste zanne sono state trovate in Siberia nei paraggi del Fiume Dena e di altri fiumi che sfociano nell’Oceano Artico. Le linee di Retzius sono leggermente diverse da quelle degli elefanti viventi.

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Fig. 9 - Zanna di mammut - Sezione.

Fig. 10 - Intaglio di avorio di mammut,

Fig. 11 - Superficie di avorio di mammut con angolo acuto a 73°.

Pseudo avorio - Denti di ippopotamo, di facocero e di tricheco.

Si parla impropriamente di avorio anche quando ci si riferisce al materiale di cui sono composti i denti di altri animali, come l’ippopotamo, il facocero (cinghiale africano) ed il babirussa (cinghiale asiatico).

Anche alcuni mammiferi marini, come tricheco - con i suoi denti simili a zanne - venivano uccisi per sottrarre loro i denti che forniscono una sostanza simile all’avorio.

Tanto gli incisivi quanto i canini dell’ippopotamo - Hippopotamus amphibius che vive sui fiumi dell’Africa Centrale, forniscono uno pseudo avorio di maggiore densità ed a grana più fine rispetto all’avorio di elefante.

Questi denti, pesano da 0,5 a 2,7 kg o anche più e sono caratterizzati da uno spesso strato di smalto.

Sia il facocero che il babirussa hanno una testa molto sviluppata; il muso è allungato e dalle labbra sporgono notevolmente i denti canini superiori (zanne) incurvati verso l’alto che forniscono uno pseudo avorio: essi mancano di smalto, crescono continuamente e talora sono lunghi fino a 50 cm.

Il tricheco - Odobaenus rosmarus, è un mammifero anfibio della famiglia della foca, vive nei mari artici e nelle parti più fredde della zona temperata settentrionale.

Lo pseudo avorio si ottiene dai denti canini della mascella superiore enormemente sviluppati. Questi grossi canini, spesso lunghi 60-90 cm, e con la sezione a forma di trifoglio appiattito, formano due zanne dirette verso il basso. Lo pseudo avorio del tricheco ha una densità inferiore ed è alquanto più grossolano rispetto a quello di elefante e di ippopotamo.

Imitazioni

Fra tutti i materiali con cui si è tentato di sostituire l’avorio originale si annoverano l’osso , l’avoriolina , materiale composto da scarti d’avorio amalgamati a pasta di cellulosa opportunamente inumidita e successivamente diluita ed amalgamata; l’ivorina, che è fatta di polvere di avorio, la plastica, la bakelite e il cosiddetto avorio vegetale.

L’osso, che ha una composizione molto simile a quella dell’avorio, può essere distinto da questo per la sua struttura diversa, e, in certa misura, per la sua densità di poco superiore.

Questo materiale si ottiene in genere delle ossa lunghe del bue, ma molti pezzi, finemente intagliati, sono stati prodotti usando l’osso duro della mandibola delle grandi balene.

Avendo un contenuto di sostanza organica, particolarmente di natura grassa, piuttosto superiore rispetto all’avorio, l’osso richiede una certa preparazione chiamata sgrassaggio che consiste nel tenerlo immerso per alcuni giorni in acqua salata e successivamente in acqua bollente per circa sei ore al fine di rimuovere la materia grassa.

Esaminando con una lente la superficie di un pezzo di osso lavorato, questa presenta piccoli punti scuri detti Sistemi Haversiani. Per la sua struttura, l’osso può essere colorato forse più facilmente dell’avorio e spesso viene colorato.

Fig. 12 - Sezione di osso con i canali Haversiani.

Una sostanza simile all’osso, usata in particolare per piccoli intarsi, si ottiene dalle corna ramificate dei cervi. Questo corno ha una struttura ossea decidua che incorona la testa del cervo maschio.

Si tratta di un tipo di osso caratterizzato da una rapidità di crescita notevolissima e mostra una buona rassomiglianza con l’osso ma in genere ha un colore più marrone.

In Germania il corno di cervo è stato molto usato per gli intarsi di armi da fuoco del 16° e 17°sec.

In Giappone è stato usato per piccoli intagli, e molti pezzi eleganti delle coltellerie di Sheffield hanno manici di corno di cervo nobile.

Trovano impiego come imitazione di avorio anche le noci dure di certi alberi di palma.

Il più importante di questi è la palma dell’avorio - Phytelephas macroearpa, nativa delle piane andine del Peru. Si trova anche lungo il fiume Magdalina, in Colombia, dove è conosciuta con il nome di Tagua.

Fig. 13 - Palma dell’avorio

Questa pianta, che raggiunge un’altezza di 9 - 12 metri, è una delle più belle della famiglia delle palme; cresce in luoghi umidi ed è caratterizzata da un fusto corto, che presenta alla sommità un magnifico ciuffo di foglie pinnate di colore verde chiaro e di straordinaria bellezza.

Il frutto pesante 9 - 11 Kg grande come la testa di un uomo, è costituito da 6-7 drupe a quattro celle unite tra loro a contenenti da 6 a 9 noci, con una forma un poco triangolare che ricorda quella del gheriglio schiacciato di una noce del Brasile; e ciascuna di queste noci è grande come un uovo di gallina. Commercialmente sono note come noci di Corozo. Questi semi quando sono molto giovani contengono un liquido chiaro ed insipido che in seguito all’invecchiamento delle noci diventa straordinariamente duro e bianco; rassomiglia talmente all’avorio che pochi nomi gli si addicono meglio di avorio vegetale.

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Fig. 14 - Noce di Corozo

Fig. 15 - Intaglio in avorio vegetale

Fig. 16 - Oggetto di avorio vegetale

Conclusioni

A questo punto, pur stigmatizzando le stragi dei cacciatori di frodo, arriviamo alla controversia più grande: l’elefante è veramente in fase di estinzione?

Si sono davvero presi in considerazione tutti gli aspetti del problema tenendo presente gli interessi dei commercianti, del paese o dei paesi direttamente interessati, e soprattutto l’opinione del cittadino medio africano?

Esistono già da vari anni limitazioni severe sulla importazione di avorio in America e in Europa, ma con tutto il da fare che si sono dati coloro che vogliono proteggere la specie, i diretti interessati, cioè gli africani, non hanno avuto gran voce in capitolo.

Per tutti i paesi, diciamo evoluti, l’elefante simbolizza la nobiltà della natura selvaggia.

Molti africani non condividono questa visuale. Per loro l’elefante rappresenta pericolo, distruzione ed in certi casi anche morte, mentre l’avorio diventa una potenziale risorsa di guadagno in un mondo più difficile di quello che noi, dall’esterno, possiamo immaginare.

Giudicate voi.