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Cuore di zingara (EDESSE 2014)

"Ammazzateli tutti fin da piccoli"

Chi sono questi zingari?
lunedì 15 dicembre 2014 di Luciano De Vita

Argomenti: Attualità
Argomenti: Sociologia
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Marcella Delle Donne


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Dai giornali degli ultimi giorni:
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2014-12-03, “Contro i rom riecco il razzismo dei fascio-leghisti”
2014-12-08, A ’Sotto18’ l’omaggio alla regista rom Laura Halilovic
2014-12-15, Papa Francesco incontra i rom “Cercate un lavoro e integrate"

Sui giornali ogni giorno leggiamo storie di ordinaria violenza e soprusi nei riguardi dei profughi e in particolare degli zingari, i quali destano grande preoccupazione nella maggior parte della popolazione con cui vengono a contatto.

Questa etnia circola in Europa da circa un millennio ed è stata molto perseguitata, poco conosciuta, ma molto disprezzata e odiata. Nello scorso secolo è stata ampiamente sterminata dai nazisti con uno genocidio senza precedenti di oltre 500 mila individui poi dimenticato fino al 2012, il Porrajmos zingaro, preceduto da una propaganda infamante di pericolo di contaminazione della “peste” zingara.

Se qualcuno è interessato a farsi una idea di chi sono questi zigani, di quale cultura sono portatori e come oggi vivono in questo nostro paese, così detto “civile”, il libro che qui presento potrà essere una ottima fonte per cominciare.

La scrittura è scorrevole e si articola in varie storie di singole persone, bambini, donne, uomini, raccolte di prima mano dall’autrice e raccontate in prima persona come fosse un avvincente romanzo, anche se in realtà si tratta di un saggio, un documento serio. L’autrice è una professoressa di sociologia della Sapienza di Roma, studiosa di relazioni etniche e molto impegnata nel sociale.

In estrema sintesi in questo libro, ella descrive alcune esperienze dirette con il mondo degli zingari. Forse per questo la lettura è così interessante. Si sente molto la partecipazione con il cuore alle vicende narrate, soprattutto quando racconta dei bambini con cui è venuta in contatto. Il libro si apre con una poesia in versi in cui l’autrice racconta il suo sgomento nel sentire le parole dette in una giornata estiva vicino al mare da una giornalaia e che ho usato come titolo di questo articolo.

Esperienza positiva e negativa con questo “altro” mondo nomade, che ha visioni esistenziali e valori diversissimi dal nostro mondo occidentale, da cui derivano sia la difficoltà di integrazione per loro, che la insofferenza da parte nostra.

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Voce donna
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Un cimitero chiamato mediterraneo
Per una storia del diritto d’asilo nell’Unione Europea
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I figli del vento

Nel libro dopo un breve sunto della storia delle origini di questa pacifica popolazione e delle loro migrazioni dall’Asia verso l’Europa e del loro Porrajmos. i vari capitoli raccontano le storie vissute e le interazioni dall’autrice con queste persone in vari campi rom in giro per l’Italia e nelle prigioni dove vengono rinchiusi per piccoli reati o mancanza di documenti.

Leggendo veniamo a vivere le difficoltà in cui vivono, soprattutto i bambini e le donne che fin da giovani spose devono procacciare il cibo per la loro famiglia/clan: questo è il loro compito principale tramite l’accattonaggio (manghèl), piccoli furti (ciurèl) o la lettura della mano (durkarèl), oltre ovviamente quello di mettere al mondo nuovi esseri. I maschi, in relazione alle condizioni in cui sono costretti a vivere, sono disorientati rispetto ai loro ruoli tradizionali e spesso si rifugiano nella droga. Non c’è più spazio per i loro mestieri tradizionali e difficilmente trovano lavoro regolare o un mestiere adatto alla loro cultura.

Le persone che l’autrice incontra si intersecano con le loro vicissitudini nel tempo e nello spazio, tra i soprusi subiti anche da parte delle autorità che non applicano le leggi esistenti. Moltissimi di questi zingari sono profughi dalle zone di guerra balcaniche degli anni novanta, scacciati dai teatri di guerra dove hanno subito violenza da tutte le parti in causa. Profughi quindi non accolti secondo le leggi che pur sono state emanate per aiutarli, ma confinati in campi malamente attrezzati dislocati il più lontano possibile dai luoghi abitati, dove solo pochi volontari si adoperano a soccorrerli e a sollecitare alle autorità il rispetto dei loro diritti.

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La strada dell’oblio
Richiedenti asilo e rifugiati in Italia
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Mediterraneo
Di qua di là dal mare - Tunisia Italia
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La sindrome dell’altro

Con un linguaggio semplice ed efficace, talvolta addirittura in forma di poesia, si assorbono queste 200 pagine quasi di un fiato. Si impara tanto, non solo di come vengono trattati, ma l’autrice, come studiosa della materia, ci introduce alla conoscenza di questo diverso mondo gitano.

Il loro vivere in un eterno presente, il loro senso della danza e della musica che nei secoli li ha resi famosi come musicisti e costruttori, secondo alcuni inventori di strumenti musicali. La loro musica che costituisce uno dei fattori di riconoscimento ed identificazione della loro identità, “dando il significato e l’appartenenza al gruppo” [1]; la loro capacità di assimilare e trasformare la musica dei luoghi dove vivono e farla propria in maniera del tutto originale.

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Lo specchio del "non se"
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Immigrazione in Europa
Strategie di inclusione esclusione

Il loro senso di libertà e la idea che non è necessario il possesso di beni, altro che di ciò che si porta addosso e che si può portare con se nel muoversi, non ci sono preoccupazioni di programmare la propria vita per realizzare progetti per il futuro.

L’importanza sta della famiglia estesa/clan, con le sue rigide gerarchie dei singoli membri che vanno assolutamente rispettate; l’individuo da solo non ha alcun senso, è accettato solo se ha un ruolo ed appartiene ad un nucleo familiare. Ognuno di loro può essere accolto e protetto come familiare in qualsiasi altro luogo dove ci sono membri della sua famiglia.

Ovviamente esistono gerarchie tra i vari clan ed etnie [2], con relative relazioni di rispetto o disprezzo secondo le varie appartenenze. Un conto sono le relazioni nell’ambito della loro comunità, diversissimo l’atteggiamento nei riguardi del mondo esterno, quello di noi gagè. Qui prevale il senso di sentirsi liberi, di non ricevere ordini da nessuno, la insofferenza verso i lavori organizzati.

Altra caratteristica interessante è l’atteggiamento verso i bambini, che fin da piccoli sono considerati la parte più importante della comunità e vengono lasciati liberi di fare quel che più li aggrada, non devono controllare i loro atteggiamenti ed evitare di disturbare i grandi. Non viene insegnato loro la differenza tra quel che è mio e quel che è tuo. Sono parte integrante della società e quindi seguono i genitori per imparare a procacciarsi il necessario per sopravvivere alla giornata.

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Relazioni etniche stereotipi e pregiudizi

Per concludere vorrei dire che questo libro mi ha messo la curiosità di fare qualche ricerca e conoscere meglio questo mondo che è considerato un corpo estraneo alla nostra società e non solo da noi ma praticamente in tutta Europa. Certo non è facile trovarsi accanto in metropolitana chi ti importuna e magari ti ruba il portafoglio o ti razzia la casa; ma cosa fa la nostra società per costoro? Nel libro ci sono molti esempi delle condizioni in cui vengono trattati e non c’è da andarne fieri. Come è stato recentemente diffuso dal capo del governo sono solo 240 i carcerati per corruzione su oltre 50.000 internati, molti dei quali profughi e/o zingari per piccoli reati. Molti nostri politici sono in collusione con le organizzazioni criminali mafiose che rubano a man bassa miliardi di euro, certo non per procacciarsi il necessario quotidiano. E allora …..

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Convivenza civile e xenofobia

Segnalo quindi la proposta di Moni Ovadia del 2008 da dove ho estratto alcuni paragrafi che qui riporto:

Gli “zingari” perseguitati e sterminati non vengono riconosciuti nella coscienza d’Europa: è la grande rimozione, la “questione zingara”. E’ la minoranza del continente più discriminata, su cui grava l’emarginazione sociale, la più calunniata ed esclusa. (…)

Il popolo dei Rom/Sinti non ha mai fatto guerre né di religione né di rivendicazioni territoriali: è un esempio storico di come si può essere popolo senza confini e senza nazioni. Direi che è un popolo abbastanza titolato da meritare il premio Nobel per la Pace. (…)

E’ una vergogna ed un’infamia non avere riconosciuto lo status di minoranza etnica e linguistica ai Rom e Sinti nel 1999 in Italia (quando il governo di centro-sinistra ha riconosciuto diverse minoranze, anche di poche migliaia di persone. Si è sempre pronti a riconoscere l’altro solo se è omologato e funzionale al “sistema”, vuoi mettere un Maradona zingaro? Ma se non sei Maradona allora è molto più difficile. (…)

[1] pag. 46 del libro

[2] In queste note di presentazione del libro non ho ritenuto di dover riferirmi alle diverse ramificazioni etniche delle popolazioni zingare Rom/Sinti Kalé ecc. in quanto inessenziale ai fini della comprensione del messaggio di questo libro.