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Giuseppe Bonito. Opera completa (Edizioni Napoli arte, Na, 2014)

UN PROTAGONISTA DEL ROCOCO’ NAPOLETANO

La Pittura di Giuseppe Bonito tra tradizione ed accademia
mercoledì 1 ottobre 2014 di Pietro di Loreto

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Achille Della Ragione


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E’ da diversi giorni in libreria il volume che Achille della Ragione ha dedicato alla vita e all’opera di un protagonista non certo marginale della pittura napoletana del periodo rococò, quel Giuseppe Bonito noto non solo agli addetti ai lavori per aver mostrato le sue notevoli qualità di ritrattista, avendo riprodotto i profili di molte tra le più importanti figure dell’alta società partenopea della seconda metà del XVIII secolo (come appare bene da alcune delle immagini in calce) e contemporaneamente però capace di rendere con altrettanta efficacia sulla tela scene sacre e profane, immagini allegoriche o di genere.

Il prolifico studioso partenopeo da tempo ormai ha concentrato la sua attenzione –per quanto riguarda il versante degli studi storico-artistici- sulle personalità, grandi e piccole, che hanno caratterizzato la pittura partenopea nel periodo cruciale che abbraccia i secoli XVII e XVIII; numerose infatti sono le sue monografie sovente dedicate ad artisti attivi a Napoli ma mai presi in esame, se non in modo episodico, dagli studiosi; ora con questa nuova pubblicazione si può dire che ha colmato una lacuna, dal momento che sul Bonito sono apparsi nel tempo svariati contributi di numerosi critici e studiosi che in effetti occorreva fossero ripresi ed aggiornati, riordinando la messe notevole di saggi, articoli, schede di mostre e cataloghi d’asta, incrociando i dati già a disposizione con altri da lui reperiti.

In questo modo è stato possibile raccogliere e pubblicare ben 150 immagini, in gran parte a colori, operando tra l’altro numerose aggiunte (o anche sottrazioni) al catalogo del pittore in forza di una capacità di analisi incentrata sui dati stilistici e compositivi.Inoltre sono raccolti tutti i documenti di pagamento ed una esaustiva bibliografia con oltre 100 citazioni.

La critica dell’Ottocento e del primo Novecento ha apprezzato nel Bonito solo il pittore di genere, che come tale avrebbe precorso il realismo e valorizzato le virtù borghesi al contrario, la critica recente riconosce in lui il custode della più schietta tradizione pittorica neoveneta, che ha contribuito a ritardare sino ai limiti del possibile l’avvento del neoclassicismo.

A lungo la sua fama fu legata, non soltanto sulle sue qualità di brioso compositore di macchine decorative, di ritrattista aulico, ma soprattutto come autore di singolarissime scene di genere, fino a quando nel 1927 Roberto Longhi, sul fondamento dello stile e su dati desunti da dipinti firmati, rivendicò ad un fino allora ignoto pittore: Gaspare Traversi, il quale si dichiarava napoletano nel Sant’Antonio della Cattedrale di Parma, la paternità di gran parte di quelle tele.

A partire dal 1749 fu impegnato in una serie di ritratti ufficiali di personaggi della famiglia reale, oggi conservata tra i Palazzi Reali di Caserta e Madrid e dell’aristocrazia napoletana.

Nel campo della ritrattistica egli trasse inizialmente lo spunto da germi ancora vivi dell’antica naturalezza solimenesca per fissare puntualmente le fisionomie e nei primi lavori, come ricorda il De Dominici, “si vide il dono particolare ch’egli aveva in questa parte, dappoichè oltre ad essere somigliantissimi, erano situati in buone positure e pittoresche azioni”.

Bonito occupò numerose cariche accademiche: da pittore di camera del re (1751) ad accademico di San Luca (1752) e direttore dell’Accademia del disegno (1755).

La sua produzione più celebre è legata alla ritrattistica, nella quale rappresenta con un’acuta osservazione dal vero un’infinita gradazione di tipologie fisiognomiche, che comprendano l’intera scala di espressioni umane. I suoi quadri raffigurano insigni personaggi della corte e della nobiltà napoletana, sottoposti ad un’introspezione psicologica accurata, prima che i volti trapassino dalla caducità della vita all’immortalità della tela.

Riuscì ad amalgamare elementi di cospicua eleganza formale e di sicura piacevolezza pittorica con un moderato naturalismo, in linea con la locale tradizione figurativa.

In definitiva un libro che non potrà mancare nella biblioteca dello studioso o del semplice appassionato, desideroso di conoscere uno dei massimi esponenti della pittura del Settecento napoletano