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Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra

Cimeli in mostra nel castello romano 100 anni dopo lo scoppio della I Guerra mondiale
domenica 1 giugno 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Guerre, militari, partigiani


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Una ricorrenza, per quanto triste, può essere apportatrice di conoscenza, di ricerca, di progettazione. Può aiutarci, o almeno così ci si augura, a riflettere sul significato della nostra storia. È questo, in effetti, l’intento che si propone la mostra “Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra”, attraverso l’esposizione di documenti e reperti di grande impatto emotivo, relativi alla guerra più tragica del Novecento.

Sono passati 100 anni dallo scoppio della Guerra 1914-1918 e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo e il Museo Centrale del Risorgimento di Roma hanno cooperato per mettere in luce il ruolo avuto da Castel Sant’Angelo sia negli anni della guerra 1915-1918, sia in quelli successivi, quale luogo di commemorazione attraverso la raccolta di cimeli militari e la custodia delle Bandiere di guerra dei reparti militari, prima che queste venissero trasferite nel Vittoriano.

L’esposizione, a cura di Emanuele Martinez ed Emilia Ludovici, è ospitata nella sala Rotonda e nelle sale delle Bandiere (ovvero la sala delle Colonne più due salette adiacenti) di Castel Sant’Angelo, appositamente decorate nel 1926 da Duilio Cambellotti per accogliere le bandiere, i labari e i cimeli delle unità disciolte dopo la I guerra mondiale. Anche se il tema iconografico è strettamente legato all’ambito militare, bisogna riconoscere che si tratta, come scrive Anna Villari nel catalogo, di “decorazioni che appaiono ancora oggi originali ed inedite nel panorama dell’arte celebrativa – e non solo – italiana degli anni ‘20”.

Il soffitto della sala delle Colonne si apre su un cielo affrescato con rami di alloro, pianta simbolica della vittoria, fra cartigli retti da nastri dorati. Ai quattro angoli sono collocati stucchi decorativi che raffigurano armi di tutte le epoche a evidenziare l’evoluzione delle armi da guerra.

Nell’adiacente sala della Cavalleria, sono raffigurati a tempera vessilli che richiamano la pittura di Piero della Francesca, mentre sono realizzate in stucco teste di cavallo dall’aspetto energico e vitale. Nella sala delle Truppe d’assalto gli stucchi raffigurano, invece, delle braccia poderose che impugnano armi.

Il confronto tra le armi raffigurato da Cambellotti viene ripreso in mostra accostando le armi antiche, elegantemente cesellate (dal Museo delle armi di Castel Sant’Angelo), ai moschetti, agli elmi e alle giberne della I guerra mondiale nella sezione “Il mestiere delle armi. Tecnologia e bellezza”.

Un’altra sezione è dedicata alle testimonianze artistiche realizzate sui campi di battaglia. È ampiamente rappresentata l’artista Gabriella Fabbricotti che riprese nei suoi gessetti colorati su carta il fronte dell’Isonzo subito dopo la fine della guerra. Sono opere che ci riempiono d’emozione per la nuda trasposizione di paesaggi dove non c’è più vita, ma solo il ricordo di chi vi è morto. Altrettanto coinvolgenti sono i disegni a carboncino di Vito Lombardi relativi alla linea del Piave.

Vi sono poi alcune opere di pittori-soldato, dei quali il più noto è Tommaso Cascella. Dell’illustratore-cartellonista Amos Scorzon sono presenti in mostra alcune caricature, tra cui “L’incubo del responsabile” e “L’offensiva austriaca. E la raccolta … del grano in Italia”, entrambe del 1918.

Dopo i reportage visivi, si passa ai “Racconti di guerra. Diari dal fronte”, quindi alla “Memoria dei caduti. Identità personali” e infine a “Il mito degli eroi. Reliquie di guerra”, sezione che rievoca le imprese di Francesco Baracca e Nazario Sauro. Colpisce la nostra attenzione in particolare il timone di coda rivestito in tela di un aereo austriaco abbattuto da Baracca.

Ma anche gli innumerevoli orologi appesi in una toccante composizione sono reliquie di guerra, appartenute a soldati caduti sul campo. Sono classici orologi da tasca, che potevano in qualche caso anche essere serviti per scandire l’ora dell’assalto.

Completa il percorso una selezione di filmati d’epoca realizzati dall’Istituto LUCE sull’attività di Castel Sant’Angelo e sulla Cerimonia delle Bandiere, avvenuta nel 1935, quando tutte le bandiere vennero portate dal castello al Vittoriano.

In occasione della mostra, come ha sottolineato la Soprintendente Speciale per il Polo Museale romano Daniela Porro, viene presentato per la prima volta al pubblico il Fondo archivistico dei caduti nelle guerre dell’indipendenza 1848-1870, nelle guerre coloniali e nella guerra 1915-1918, costituito da un’importante e inedita documentazione, raccolta tra il 1927 e il 1929 su tutto il territorio nazionale.

Particolarmente rappresentati in questo archivio sono gli opuscoli sui quali sono elencati i caduti, spesso con la relativa foto, le notizie biografiche e quelle legate agli eventi bellici. Sono presenti anche i manifesti che, per volontà delle Giunte Comunali, vennero affissi per redigere gli elenchi ufficiali.

Il Fondo archivistico, che riporta i nomi di tutti i caduti suddivisi per singole località, è fruibile dal pubblico tramite un database digitale.

P.S.

CASTEL SANT’ANGELO E LA GRANDE GUERRA
Museo Nazionale di Castel sant’Angelo, Lungotevere di Castello, 50. Roma
dal 6 maggio 2014 all’11 gennaio 2015
Orario: dalle 9 alle 19. Lunedì chiuso
Catalogo De Luca Editori d’Arte