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Alma Tadema

Alma-Tadema e l’Ottocento inglese al Chiostro del Bramante

L’eterno femminino nei capolavori della Collezione Pérez Simòn
sabato 1 marzo 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Chissà se Gabriele d’Annunzio, che nel romanzo “Il piacere” descrive la raffinatezza decadente di una casa romana dove l’intenso profumo delle rose esalta la voluttà del protagonista Andrea Sperelli, ha mai visto quella gigantesca tela di Lawrence Alma-Tadema, Le rose di Eliogabalo, che oggi è uno dei fiori all’occhiello della ricchissima collezione d’arte del messicano Juan Antonio Pérez Simòn. Il dipinto, esposto alla Royal Academy nel 1888, è ispirato alla Historia Augusta e mostra il crudele imperatore romano che sommerge i suoi commensali sotto una cascata di petali di rosa. Al centro in primo piano si nota in particolare il profilo di una donna, con in mano un ventaglio di piume di cigno, che sembra inebriata dal profumo di quelle rose, prima di essere soffocata dalle stesse.

Questo è uno dei 50 capolavori della mostra “Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese”, ospitata nel Chiostro del Bramante dal 16 febbraio al 5 giugno 2014. Tutti appartenenti alla Collezione Pérez Simòn, questi dipinti raffigurano spesso giovani fanciulle circondate da fiori, e forse per questo è stato realizzato un allestimento che prevede per ogni sala un disegno floreale, con relativa citazione poetica, che simbolicamente accomuna sentimenti e stati d’animo affini. Si va dalla digitale purpurea all’elleboro, dalla peonia al giglio e al caprifoglio, oltre all’immancabile rosa, simbolo di amore e di lussuria. E indubbiamente questi fiori contribuiscono a esaltare la sensuale bellezza della donna, che, assumendo di volta in volta i tratti di un’eroina antica, di una maga o di un’innamorata sognante, incarna la nostalgia per una perduta età dell’oro e le aspirazioni estetiche dell’epoca vittoriana, e più esattamente di quel periodo dell’arte britannica che va dagli anni sessanta del XIX secolo alla prima decade del XX.

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Gli artisti più significativi di quel periodo sono, oltre ad Alma-Tadema (1830-1912), famoso per le sue ricostruzioni storiche, i preraffaelliti John Everett Millais (1829-1896) e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), Frederick Leighton (1830-1896), Edward Burne-Jones (1833-1898), del quale consiglio la visione dei mosaici nella chiesa romana di San Paolo entro le Mura (in via Nazionale), Albert J. Moore (1841-1893) e John William Waterhouse (1849-1917), John W. Godward (1861-1922) e John W. Strudwick (1849-1937). Ognuno con la propria personalità e il proprio stile, sono tutti accomunati dalla ricerca di un rapporto dialettico con il passato, da ritrovare nelle leggende medievali, nelle suggestioni letterarie o nella scoperta del mondo greco-romano e talvolta orientale. E preziosa, a questo scopo, oltre ai viaggi, doveva essere per alcuni di loro la frequentazione del British Museum.

In realtà questi artisti, che in vita sono stati molto apprezzati dalla ricca borghesia del tempo, vennero tacciati di cattivo gusto già a partire dalla fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale spazzò via anche le ultime tracce dell’estetismo inglese. Presagendo il suo futuro, quando ancora era nel pieno del successo, Burne Jones scriveva, riferendosi alle nuove generazioni: ’I miei dèi non sono i loro, ben presto sarò insabbiato e guardato con l’indifferenza con cui si guarda l’indicazione di una strada che nessuno mai più ricorderà’. Ancora trent’anni fa Mattia Gaeta sulla rivista FMR in un articolo sui Preraffaelliti si chiedeva se si trattasse di “delicatissima poesia o monumento al kitsch”. Soltanto negli ultimi decenni, in effetti, c’è stata una piena rivalutazione di questa pittura inglese, grazie proprio a collezionisti come Pérez Simòn o il compositore di musical Andrew Lloyd Webber, che, spinti da “insana” passione, hanno cominciato ad acquistare i dipinti di artisti ottocenteschi spesso dimenticati, quando nessuno li voleva. Dipinti che, ovviamente, oggi valgono una fortuna.

E, se è vero che a volte le loro opere possono sembrare eccessivamente cariche di particolari orpelli resi con minuzia certosina, è pur vero che suscitano emozioni e suggestive malie. Una nuvola passeggera di Arthur Hughes, Confidenze sgradite di Alma-Tadema, La lontananza avvicina i cuori, di Godward, sono alcuni di questi dipinti dove si avverte tangibilmente la malinconia femminile.

Sotto il mito della bellezza si celano anche inquietanti maliarde come quella raffigurata ne Il mare incantato, di David Payne, nudi conturbanti come quello della ninfa Crenaia di Leighton, o l’Andromeda di Edward Poynter, e misteriose donne che sembrano in attesa del loro destino, come l’Antigone di Leighton e la protagonista di La sfera di cristallo di Waterhouse.

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Un’ambientazione esotica caratterizza l’Esther di Edwin Long e il Mosè salvato dalle acque di Frederick Goodall, mentre un’atmosfera paradisiaca pervade I giorni passano, e i Bastioni del regno di Dio di Strudwick, dove un uomo e una donna sono accolti da figure angeliche che ricordano quelle di Burne-Jones. Per finire, non si può dimenticare il tema della musica, presente nel Quartetto di Moore e in La suonatrice di saz di William Wontner.

P.S.

“Alma –Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simòn”
Chiostro del Bramante. Via della Pace, Roma
Orari: dal lunedì al venerdì: dalle 10 alle 20; sabato e domenica: dalle 10 alle 21