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Uno scorcio delle sale del Museo D’Orsay a Parigi

Musée d’Orsay in mostra al Vittoriano 60 capolavori del museo parigino


sabato 1 marzo 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Una selezione di oltre 60 dipinti della prestigiosa collezione di pittura del Museo d’Orsay sono in mostra a Roma nel Complesso del Vittoriano dal 22 febbraio all’8 giugno 2014. Un museo con una storia recente, quello d’Orsay, ma apprezzatissimo da tutti coloro che si recano a Parigi, sia per la sua felice storia architettonica, ovvero la trasformazione di una stazione ferroviaria in un’enorme galleria museale (inaugurata nel 1986), sia per l’indubbio fascino della sua raccolta d’arte che va dalla metà dell’Ottocento al primo Novecento, un arco temporale corrispondente al periodo in cui Parigi è stata la capitale indiscussa dell’arte, centro di ritrovo di innumerevoli artisti anche stranieri.

Quando si parla di questo fortunato periodo artistico, vengono subito in mente i capolavori dell’impressionismo, forse l’unica pittura “moderna” che quasi tutti riescono a comprendere e amare, ma giustamente il museo raccoglie anche i dipinti precedenti e ciò che viene dopo, o in contemporanea. Per questo la mostra del Vittoriano, curata da Guy Cogeval e Xavier Rey, è articolata in cinque sezioni, precedute dalla storia del museo.

La prima parte del percorso espositivo è quella dedicata ai Salon e permette un confronto diretto tra opere appartenenti a due tendenze distinte nella seconda metà dell’Ottocento: da un lato la pittura accademica, che si rinnova e riscuote grande successo negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, dall’altro il realismo, messo in discussione e addirittura rifiutato al suo comparire. In mostra troviamo, in effetti, pittori ancora conservatori come Alexandre Cabanel (con un grande olio su tela raffigurante Tamara) o Jean-Jacques Enner (con La casta Susanna), che hanno avuto carriere prestigiose, accostati al dipinto realista e provocatorio di Courbet Donna nuda con cane.

Oltre ai mutamenti nella resa del corpo umano nudo, la seconda parte dell’Ottocento è contrassegnata da importanti cambiamenti nella pittura del paesaggio. Camille Corot, imbevuto di cultura classica, evolve il suo stile verso una rappresentazione precisa e al tempo stesso idillica della natura, come in La danza delle ninfe, le cui ninfe, però, sono stranamente vestite, contrariamente ai modelli antichi.

Nella foresta di Barbizon, vicino al castello di Fontainebleau, le ricerche sugli effetti atmosferici effettuate da Constant Troyon e Paul Guigou, come pure le luci crepuscolari di Jean-François Millet, aprono la strada al paesaggio impressionista, ed è sempre a Barbizon che Monet e Fréderic Bazille sperimentano quella pennellata frammentaria, che è alla base della resa della luce nei quadri impressionisti. Sebbene la loro pittura fosse considerata inizialmente approssimativa e dimessa, essi si unirono ad altri artisti, come Pissarro, Sisley e Cézanne, tutti presenti in mostra, per esporre insieme e cercare di conquistare a poco a poco il pubblico.

Parallelamente allo sviluppo dell’impressionismo, la corrente naturalista vuole esaltare il mondo agricolo-pastorale nel nuovo contesto politico della Terza Repubblica, proclamata nel 1871. La pastorella con il suo gregge di Millet è l’umile eroina di una scena di vita quotidiana e la sua povertà, pur resa con delicata vena poetica, può essere percepita come una denuncia della misera condizione del proletariato rurale.

Nei primi anni Settanta dell’Ottocento gli impressionisti schiariscono la loro tavolozza e si concentrano soprattutto sulla resa dei riflessi della luce all’aperto. Eliminata la prospettiva, per indicare la profondità ricorrono alla forza della pennellata e all’impiego di colori puri, come negli spettacolari paesaggi innevati di Sisley e in quelli marini di Monet, tra cui Le barche. Regate ad Argenteuil, dove l’artista crea l’illusione di una corrispondenza tra lo scintillio dei tocchi di colore e il movimento dell’acqua.

Pur essendo particolarmente interessati alla luce naturale, gli impressionisti non si limitano a raffigurare paesaggi campestri e attività di svago all’aperto, ma ricercano un nesso tra la modernità della loro arte e soggetti tratti dalla vita contemporanea, come fa Degas con le sue meravigliose Ballerine che salgono una scala. In mostra è presente anche Un palco al Theatre des Italiens di Eva Gonzalèz, che si rifà a un più noto palco di Renoir. Come non pensare, osservando questo dipinto, alla Traviata di Verdi (ovvero alla Signora delle Camelie di Dumas figlio, con tanto di mazzo di fiori poggiato sul palco), per via di quell’immediata sensazione di sensualità che emana dal seno, dalle braccia e dal volto della donna raffigurata?

Tra i dipinti più noti c’è il ritratto di Berthe Morisot eseguito da Manet, nel quale la luce divide nettamente il viso della modella (pittrice anche lei e cognata di Manet) rendendolo particolarmente espressivo, né possiamo dimenticare Le ragazze al pianoforte di Renoir, due fanciulle in fiore rese con grazia e spontaneità.

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Musée d’Orsay vista generale

Dopo questo periodo d’oro troviamo la sezione dedicata al simbolismo, un movimento caratterizzato dall’interesse per la dimensione del sogno e dell’immaginazione attraverso la modalità del simbolo, come nei dipinti di Maurice Denis raffiguranti scene di maternità, nell’elegante Riposo di Wilhelm Hammerschoi e nei due dipinti di gusto esotico di Odilon Redon.

A seguire la sezione “Dopo l’Impressionismo” evidenzia la generazione dei puntinisti che spinge all’estremo la suddivisione della pennellata con Paul Signac, Théo Van Rysselberghe e Henri-Edmond Cross, e l’abbandono del realismo da parte di Monet, i cui colori si allontanano sempre di più da quelli reali. Si moltiplicano in questo periodo le sperimentazioni, come per Gauguin che usa colori sempre più vivaci e indipendenti dal soggetto rappresentato e per Van Gogh che, negli ultimi anni della sua vita, sembra anticipare l’espressionismo del primo Novecento.

Questi ultimi pittori sono presenti in mostra uno accanto all’altro con due straordinari capolavori. Di Gauguin ammiriamo l’olio raffigurante Il Pasto, che sorprende soprattutto per il ruolo predominante accordato agli elementi sulla tavola in primo piano, una vera e propria natura morta tridimensionale, contrapposta a uno sfondo bidimensionale con tre ragazzi tahitiani. Il quadro di Van Gogh, L’italiana, ci colpisce per lo sfondo giallo, un colore solare che potrebbe essere equiparato al fondo oro delle antiche Madonne in trono, e per l’asimmetria di una sorta di cornice pittorica dipinta a metà sulla destra, cui fa da pendant il motivo della spalliera della sedia, visibile in parte a sinistra.

P.S.

“Musée d’Orsay. Capolavori” Complesso del Vittoriano
Orari: dal lunedì al giovedì 9,30-19,30; venerdì e sabato 9,30-23; domenica 9,30-20,30
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