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BOZAR Brussel

Zurbaran in mostra da Ferrara a Bruxelles

Il Caravaggio spagnolo dal sapore napoletano
mercoledì 19 febbraio 2014 di Elvira Brunetti

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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A Brussel Mostra al BOZAR dal 29/1 al 25/05/2014

Una Santa Casilda (Fig.01) che stupisce per la bellezza incontrastata, spaziante dai lineamenti del volto tipicamente spagnoli alla sontuosità dell’abito fa da logo alla mostra su Zurbaran (1598-1664) in itinere fino al 25 maggio al Bozar di Bruxelles. Un’esposizione importante per la prima volta del pittore in Belgio e allo stesso tempo straordinaria per la quantità e la qualità delle opere. Non è un autore molto conosciuto, anzi a molti risulta ignoto. Fu riscoperto dai Francesi nella seconda metà dell’Ottocento in quel clima di rivalutazione di tutta la pittura spagnola il cui vessillo fu portato in trionfo soprattutto da Manet.

Il momento storico in cui vive Francisco Zurbaran è particolare. Contemporaneo di Velasquez e Murillo è il terzo dei pittori barocchi spagnoli. Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) che pone fine alla guerra tra Cattolici e Protestanti, la suprema potenza iberica impone nuovi modelli artistici. Secondo il nuovo vento della Controriforma si richiedono opere in grado di suscitare la devozione popolare. L’esempio dei santi e dei martiri rafforza la fede, come era già evidente nei quadri alquanto visionari di un altro pittore El Greco, immigrato dall’allora Candia a Toledo, anch’egli poco noto e rivalutato più tardi dai Romantici. Con Zurbaran siamo solo un poco oltre nel tempo, perdura la rappresentazione dell’estasi mistica, ma nel frattempo c’è stato l’avvento del Naturalismo caravaggesco, le immagini diventano più realistiche e umane.

Due sono le città in cui opera Zurbaran: Siviglia e Madrid. La prima è al suo apogeo artistico nel primo Seicento. Già sede di molti conventi, li moltiplica in quanto il fervore religioso fece nascere nuovi ordini monastici. Le committenze quindi a differenza di altri luoghi, i Paesi Bassi, ad esempio, erano tutte dipendenti dal mecenatismo ecclesiastico. Francesco lavorò per i Domenicani e per l’ordine della Mercede. La prima fase della sua opera pittorica è intrisa di tenebrismo e di misticismo. E’ il tempo delle visioni e delle estasi. Con grande maestria egli coglie il momento della grazia per toccare il cuore dello spettatore. Nei martirii tuttavia manca qualsiasi rappresentazione di sangue. Una forma di sublimazione della sofferenza che lo differenzia dal cruentismo del Caravaggio al quale pure s’ispira. Le prime note di una certa morbidezza poetica che alla fine grazie all’esempio di Murillo risplenderà sulle sue tele. I suoi Santi guardano in alto verso il cielo (Fig.02), mentre gli occhi delle Madonne del Merisi sono rivolti in basso verso la terra.

Nel 1634 Zurbaran arriva a Madrid, dove l’amico Velasquez, pittore di corte, lo presenta al re Filippo IV, per il quale eseguirà due opere nei saloni del Buen Retiro: La battaglia di Cadice (Fig03) e Le fatiche d’Ercole, le uniche quest’ultime di argomento mitologico. Sono presenti in mostra tre quadri rappresentativi dell’eroe, simbolo mitico degli Asburgo. Il primo dipinto tratta invece un argomento militare, la difesa della città contro gli Inglesi e segna un momento difficile per la sovranità spagnola. Un periodo di tensioni politiche e sociali che si risentiranno anche nel viceregno di Napoli, basti pensare alla rivolta di Masaniello (1647). La Spagna assiste al crollo dell’economia per pagare le guerre estenuanti fino a quando con la pace di Westfalia sarà costretta a riconoscere l’indipendenza delle Provincie Unite.

A Madrid Zurbaran entra in contatto col Manierismo italiano, bolognese soprattutto, la cui dolcezza modificherà anche la pittura napoletana dell’epoca. E’ un atto di allontanamento dal caravaggismo iniziale che si esprimerà nei cieli più chiari (Fig.04) e nei toni meno contrastati.

E veniamo al quadro che da solo vale l’articolo scritto, la Santa Casilda dal sapore napoletano. Il dipinto sembra quasi una fotografia, perché ritrae il frangente esatto in cui la fanciulla sorpresa ma calma guarda il padre, mentre avviene il miracolo. Casilda era la figlia del principe moro di Toledo; ogni giorno di nascosto portava da mangiare ai prigionieri cristiani. Quando il padre la scopre, le chiede di aprire il grembiule. In quel preciso istante i pani si trasformano in rose. Le rose tanto care al nostro Zurbaran che decorano quasi ogni suo quadro. L’eleganza della figura femminile è un chiaro rimando alla Santa Cecilia di Bernardo Cavallino (Fig.05), unica opera datata 1645, tra caravaggismo e dolcezza stanzoniana. Nella mostra di Bruxelles è presente un’altra nobildonna, dipinta anche questa sotto mentite spoglie (come sante sì, come donne no), una magnifica Sant’Orsola (Fig.06)proveniente da Palazzo Bianco di Genova. Come non pensare al meraviglioso ritratto di Mme Gandibert di Monet al museo d’Orsay per la ricchezza e l’opulenza delle vesti?

Zurbaran è stato anche pittore delle colonie d’oltremare, come si evince dall’originalissimo dipinto “La fuga in Egitto” del museo di Seattle in America (Fig.07).

Un apporto originale e significativo per la pittura è costituito dalle Nature morte, i famosi Bodegones di Zurbaran, che tanta risonanza hanno avuto presso gli artisti successivi. Egli seleziona e dispone con cura particolare gli oggetti riempiendoli di un soffio vitale e di una dignità superiore alla loro banale esistenza. Nel piccolo quadro (20x30), squisito gioiello della National Gallery di Londra (Fig.08), la tazza piena d’acqua con la rosa, presente sotto forma di dettaglio in un dipinto più grande diventa qui un tema trattato a solo. Nel dipinto (Fig.09) si nota chiaramente l’influenza dello spagnolo sulle opere di Giorgio Morandi.

Quadri di grande dolcezza sono i dipinti più tardi, quelli in cui si sente e si tocca da vicino l’influenza di Murillo fino a confonderli: “La Madonna col bambino e San Giovanni”(Fig.10), Il matrimonio mistico di Santa Caterina”(Fig.11), una recente scoperta quest’ultimo, che figura in mostra come collezione privata.

La deliziosa esposizione si conclude con un quadro che invita alla meditazione: ”San Luca davanti al crocifisso”(Fig.12) . Sconvolge il senso di modernità, di attualità del messaggio. L’omaggio umile del santo protettore della pittura viene reso in un silenzio profondo e nella solitudine di un intimismo poetico.