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Il Maestro Claudio Abbado che rivoluzionò la musica e i rapporti tra direttore d’orchestra e orchestrali.

Un ricordo
sabato 1 febbraio 2014 di Maria Grazia Teodori

Argomenti: Musica, Concerto, Balletto
Argomenti: Personaggi famosi/storici


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Eletto senatore a vita, contestato dai leghisti , nel momento più basso della storia italiana fu araldo della grandezza del nostro paese all’estero.

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Claudio Abbado

Che in Italia la cultura e il patrimonio culturale non siano minimamente presi in considerazione si vede benissimo dal conto in cui sono tenuti l’istruzione scolastica, dagli stipendi degli insegnanti, dal progressivo disfacimento del patrimonio artistico lasciato nell’incuria, dall’ignoranza generalizzata dei politici che pensano che tra una lontra e un uccello non ci siano differenze.

Claudio Abbado per tutta la vita si è scontrato contro questa realtà. Convinto che la musica fosse un mezzo eccezionale per allontanare i giovani dalla delinquenza, dalla droga, ha fondato orchestre di ragazzi come l’Orchestra Mozart, la Chamber Orchestra off Europe, la Mahler Chamber Orchestra, l’European Union Youth Orchestra e usato il suo vitalizio da senatore per borse di studio per alunni meritevoli.

A quarant’anni fu invitato a dirigere da Herbert von Karajan, con i Wiener Philharmoniker, la Seconda Sinfonia di Gustav Mahler al Festival di Salisburgo nel 1963.

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Herbert von Karajan

Giovane e bello, bravissimo, non assunse mai atteggiamenti divistici, rimanendo sempre autenticamente semplice, dava del tu agli orchestrali ma esigeva il massimo, eseguendo concerti per i ragazzi e per la gente comune al fine di divulgare e insegnare l’amore per la musica che doveva uscire, dai “salotti buoni” e educare. Riceveva i giovani fans in camerino, dopo i concerti e, benché spossato dalla fatica, si prestava pazientemente ad ascoltare osservazioni e domande talora ingenue.

Grandissimo e raffinato interprete sia del repertorio sinfonico sia di quello operistico, col maestro Riccardo Muti ironizzava spesso sulla loro ipotetica rivalità, sbandierata dalle riviste di gossip.

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Riccardo Muti

Diresse tutte le più importanti orchestre e i teatri lirici del mondo e dal mondo è stato riconosciuto grandissimo, in modo particolare in America, più che dal nostro paese, dove la cultura è considerata una cosa che non si mangia.

Ebbe a dire degli italiani all’estero: “noi siamo un ornamento”. volendo così denunciare la mancanza di politiche culturali nel nostro paese, che fossero volte a valorizzare e ad usare anche economicamente le immense potenzialità del patrimonio artistico - culturale dell’Italia, in teoria una miniera senza fondo.

Impegnato politicamente diresse per sostenere i diritti civili e, negli anni di piombo, alla Scala di Milano in sostegno dei lavoratori e degli studenti.

Malato da tempo, ha combattuto il male lavorando fino alla fine avvenuta a Bologna il 20 gennaio 2014 a ottanta anni.

L’Italia ha perso un altro suo grande rappresentante e il Mondo, da quest’anno, è un po’ più povero.