INFORMAZIONE
CULTURALE
Settembre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5427
Articoli visitati
4425269
Connessi 10

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
28 settembre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL
JPEG - 47.8 Kb
Cratere apulo a volute con mascheroni

Tesori recuperati dai Carabinieri in mostra al Quirinale

La memoria ritrovata
sabato 1 febbraio 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


Segnala l'articolo ad un amico

Oltre cento sono le opere d’arte riunite nella mostra “La memoria ritrovata. Tesori recuperati dall’Arma dei Carabinieri”, ospitata nella Galleria di Alessandro VII nel Palazzo del Quirinale dal 23 gennaio al 16 marzo 2014. Trafugate e portate all’estero illegalmente, a volte nascoste nei caveau di qualche banca svizzera, altre volte sul punto di essere vendute dopo uno scavo clandestino, queste opere sono state recuperate e restituite alla nostra storia grazie alla competenza, all’entusiasmo e alla professionalità dei Carabinieri e più precisamente del Comando CC TPC (Tutela Patrimonio Culturale).

Come ha precisato il Comandante Mariano Mossa, il TPC opera da più di 40 anni e dal 1980 dispone della “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, che costituisce un efficace strumento investigativo con oltre 5.700.000 oggetti catalogati e oltre 560.000 immagini. D’altra parte il traffico illecito d’arte in Italia è tra i reati più rilevanti, al 4° posto dopo armi, droga e prodotti finanziari. E, in effetti, dopo aver visto la bellezza degli oggetti ritrovati, che giustamente il curatore della mostra Louis Godart definisce “d’inestimabile valore”, perché non si può dare un prezzo alle memorie del nostro passato, ci rendiamo conto della fragilità del nostro patrimonio culturale, dislocato tra innumerevoli chiese, dimore storiche, musei e nel sottosuolo.

È proprio dal sottosuolo che è emerso, durante la costruzione di una villa alla periferia di Perugia, l’ipogeo dei Cacni, un’importante famiglia dell’aristocrazia etrusca. Un’operazione clandestina di scavo ha riportato alla luce 23 spettacolari urne cinerarie che, recuperate dal TPC dopo attente indagini a seguito di una segnalazione, costituiscono una delle scoperte archeologiche più straordinarie degli ultimi anni, anche se forte è il rammarico per la perdita della tomba, distrutta dalle ruspe del cantiere di scavo, che ha frantumato anche alcune urne e oggetti del corredo. Inoltre, la rimozione del materiale archeologico da parte di mani inesperte ha irrimediabilmente compromesso quelle analisi che avrebbero potuto fornire importanti informazioni sulla vita e la società di una grande metropoli etrusca.

Le urne, in travertino, sono esposte nella sala di Augusto insieme a una parte del corredo tombale. Realizzate tra il III e il I secolo a.C., sono scolpite con scene che denotano una profonda conoscenza da parte degli Etruschi della mitologia greca. Il sacrificio di Ifigenia, presente tre volte, Eteocle e Polinice, la follia di Atamante, le centauromachie e altri motivi mitologici sono raffigurati ad altorilievo sul materiale lapideo che in origine era stuccato e colorato. L’urna più bella è forse quella con la scena della morte di Enomao. Racconta il mito che Enomao, re della città greca di Pisa, aveva cavalli più veloci del vento e imponeva ai pretendenti della bellissima figlia Ippodamia di sfidarlo in una gara con i carri. Solo chi lo avesse vinto in questa gara avrebbe sposato la figlia, mentre, nel caso contrario, sarebbe stato ucciso. Quando si presentò il giovane Pelope, Ippodamia, innamoratasi di lui a prima vista, fece sostituire l’asse del carro paterno con uno di cera, che ovviamente si ruppe durante la gara e così Enomao rimase ucciso e Pelope risultò vincitore.

Il materiale archeologico recuperato vanta una quantità impressionante di ceramiche apule, come quelle che introducono alla mostra, provenienti da contesti tombali. Ricorrente è, al centro di molti vasi, la raffigurazione del defunto entro un tempietto (naiskos), ma sono frequenti anche altri motivi ornamentali. Tra i reperti in mostra c’è pure l’hydria (vaso per l’acqua) con la raffigurazione di Andromeda e Perseo, recuperata nel 2010 a Ginevra, una base di candelabro di età adrianea rinvenuta a Tivoli, la testa in marmo di Tiberio asportata da Anacapri nel 1991 e ricomparsa a Londra nel 2013, camuffata come “testa di Germanico”, una statuina bronzea inedita di “offerente”, proveniente dalla zona di Bolsena, una testa di leone da Vulci del VI secolo a.C. e un’erma marmorea bifronte con testa di vecchio sileno contrapposta a quella di un giovane satiro.

Tra i reperti preziosi non passano certo inosservati la grande croce astile quattrocentesca, realizzata da un orafo franco-piemontese, rubata a Bardonecchia nel 1971 e recuperata a Roma nel 2012 in un’abitazione privata, e il cosiddetto Tesoro di Loreto, comprendente calici, pissidi e altri argenti da chiesa, impreziositi da ametiste e coralli, di fattura spagnola e napoletana, che erano stati donati dalla regina di Spagna Marianna, moglie di Carlo II, al suo confessore, un padre cappuccino che poi li aveva portati nel monastero di Chiusa.

Notevoli sono pure diversi dipinti recuperati recentemente, a partire dal trittico trecentesco con la Vergine al centro, asportato dal Museo Stibbert a Firenze, fino alla grande tela settecentesca di Giovanni Paolo Pannini, con figurine di Pompeo Batoni, raffigurante rovine romane (sulla destra si vede il Pantheon), recuperata nel 2013 in Svizzera.

Alla fine del Quattrocento (1498) è datato l’olio su tavola della cerchia di Neri di Bicci, raffigurante La Madonna col Bambino tra i santi Antonio Abate, Lorenzo, Biagio e Rocco. Al Cinquecento risalgono l’olio su rame di Lelio Orsi con Leda e il cigno, e l’olio su tavola con Santa Caterina d’Alessandria e San Ludovico da Tolosa di Francesco Zaganelli. Tra le tele secentesche ricordiamo L’adorazione dei Magi della bottega di Francesco Solimena, La Vergine tra i Santi Crispino e Crispiniano di Giovanni Domenico Ferrucci, San Sebastiano curato da Irene, di Francesco Rustici.

Anonimi ma bellissimi sono i sei dipinti settecenteschi di scuola romana raffiguranti la Basilica di Massenzio, il Tempio di Antonino e Faustina, il Tempio di Vesta, l’Arco di Tito, il Tempio della Concordia e piazza Bocca della Verità, in un contesto architettonico sparito da secoli e quindi quanto mai interessante per un confronto con il presente.

P.S.

“La memoria ritrovata. Tesori recuperati dall’Arma dei Carabinieri”.
Roma, Palazzo del Quirinale. Fino al 16 marzo 2014.

Orari: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30. Domenica: dalle 8.30 alle 12.00. Chiusa il lunedì
Ingresso gratuito. € 5 con visita al Palazzo.

Informazioni
www.quirinale.it; www.civita.it

Catalogo
Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, Civita