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Rubrica: CULTURA


Le difficoltà, i debiti, la politica, il successo, gli amori di uno dei compositori più rivoluzionari della storia della musica

1813 – 1883 Nel Bicentenario della nascita di Richard Wagner

La vicenda umana e artistica di un genio tra vizi privati e pubbliche virtù
venerdì 1 novembre 2013 di Maria Grazia Teodori

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Musica, Concerto, Balletto
Argomenti: Personaggi famosi/storici


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“In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”

Questa battuta tratta dal film ”Il terzo uomo” di Carol Reed mi riporta sempre alla mente la figura di Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia, 1883) genio assoluto, di cui quest’anno ricorre il bicentenario dalla nascita, come per l’altro “grande” ,Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, 1813 – Milano, 1901). (fig. 1)

Descrivere la vita e l’opera di un gigante come Richard Wagner non è impresa facile non solo per la loro intensità ma anche per questa dicotomia tra uomo e artista, che fa appunto pensare ai personaggi del Rinascimento italiano citati da Reed.

L’uomo che ha concepito la più grande riforma del teatro, la Gesamtkunstwerk (l’ opera totale), rispetto alla quale quelle di Apostolo Zeno e Pietro Metastasio o di Christoph W. Gluck , sono una bazzecola, è lo stesso che per tutta la vita sfruttò gli amici, le donne, il suocero (il grande Ferenc Liszt), senza scrupolo alcuno e non solo negli anni dell’indigenza ma anche quando, ormai all’apice della fama e del successo grazie alla munificenza di Ludwig II di Baviera, idolatrato da intellettuali del calibro di Baudelaire, Nietzsche, Feuerbach, Proudhon, viveva nel lusso sfrenato e creava il mito della sua personalità e della sua vita . Non ricambiò mai le generosità di cui fu colmato da amici e ammiratori quando era povero, e il vecchio Liszt, il padre di sua moglie Cosima, il nonno dei suoi figli, in vecchiaia dovette più di una volta implorare per essere ammesso alla presenza sua e della figlia.

Richard Wagner e un musicista che viene spesso citato quale antagonista del teatro d’opera. Questo non è del tutto vero o non lo è sempre è stato. La sua idea di (opera totale), è la sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche; un’idea che cambierà totalmente la storia del teatro musicale nel mondo.

Secondo la poetica wagneriana per prima cosa il musicista deve scrivere i suoi libretti e la sceneggiatura e non servirsi di altri: deve quindi essere poeta e musicista insieme. Vengono definitivamente abbandonate le forme chiuse e la musica diventa “musica infinita”, in cui l’uso del cromatismo rende pieno di pathos il racconto, creando sconvolgenti emozioni sensuali, fino ad allora mai percepite (e che furono la causa dell’insuccesso de L’olandese volante e del Tannhäuser) che portano i protagonisti verso un amplesso musicale che cresce senza fermarsi mai, come nel ” Preludio e morte di Isotta” dal Tristano: qui, il crescere delle emozioni represse sfocia in quello che è stato definito un “orgasmo” in musica. (fig. 2 )

Il ricorso alla tecnica del leitmotiv produce un potentissimo potere evocativo che evoca sulla scena personaggi o sentimenti assenti. L’orchestrazione è gigantesca come anche la tessitura contrappuntistica. Tutto ciò richiedeva un teatro adeguato che Wagner farà costruire a Bayreuth (fig. 3 ), collocando l’orchestra sotto il palcoscenico (“il golfo mistico”), così da non doversi vedere, affinché il pubblico resti immerso in una oscurità totale che consente la massima concentrazione sulla scena. Niente applausi per non dileguare l’incanto.( fig. 4 e 5 )

Nella sua arte rivoluzionaria sono presenti, dal punto di vista dei libretti, influenze della tradizione mitologia norrena, germanica e dei poemi cavallereschi, nonché quelle della filosofia di Arthur Schopenhauer.

Essa scatenò reazioni contrastanti nel mondo artistico e divise critici e appassionati in “wagneriani’ e ’antiwagneriani’: fu anche per questo che il compositore conobbe il successo solo negli ultimi anni della sua vita. Il filosofo Friedrich Nietzsche, durante il periodo di amicizia con il compositore, considerò la musica delle sue opere fino alla Tetralogia “L’anello del Nibelungo” come la rinascita dell’arte tragica in Europa, rappresentando il massimo esempio dello spirito dionisiaco nella storia della musica stessa, cioè il suo aspetto istintuale.

Richard Wagner arriva alla musica già adulto avendo maturato già molti interessi (anche politici, fu amico di Bakunin) e questo lo porta a decidere relativamente tardi la strada da seguire nella vita. Solo quando, a sedici anni, ascolta il Fidelio, unica opera lirica di Beethowen, decide di diventare musicista. Figlio illegittimo dell’attore e poeta ebreo Ludwig Geyer sposato in seconde nozze dalla madre Johanna Rosine Wagner, il ragazzo non ebbe mai buoni rapporti col padre-patrigno, cosa a cui spesso è stata imputata la causa dell’odio contro gli ebrei.

I primi tentativi come compositore,si inseriscono nella tradizione operistica italiana e tedesca e del Grand-Opera francese di Meyerbeer e Halévy questo almeno fino al Rienzi rappresentato nel 1842 e che gli diede il primo successo. Nel 1835, mentre era direttore del piccolo teatro di Magdeburgo, conobbe la cantante Minna Planer sua prima moglie da cui non ebbe figli. Nel 1837 ottenne la direzione a Königsberg, la città di Kant, e poi a Riga, dove cominciò a lavorare al Rienzi. Assalito dai creditori, nel 1839 fu costretto a scappare con la moglie in Prussia e poi a Londra, ideando nel frattempo il suo primo lavoro ‘wagneriano’, “ L’olandese volante’.”

Dal 1839 al 1842 vive con Minna in condizioni di assoluta povertà arrangiando musiche per “banda’. Ed anche questa, oltre l’anno di nascita, è una circostanza che, seppur in mondi diversi, condivide con Giuseppe Verdi, che diresse la banda musicale di Busseto componendo anch’egli pezzi appositi.

Il successo del Rienzi nel 1842 gli consente di ottenere il posto di direttore d’orchestra a Dresda. Dell’anno successivo è “L’olandese volante”, che accenna ai grandi cambiamenti che di li a poco porterà nel teatro, come il “Tannhäuser”, ma entrambe le opere non ebbero il successo sperato proprio a causa delle clamorose innovazioni che il pubblico del tempo non comprese.

La prima rappresentazione del Lohengrin si tenne a Weimar nel 1850 e fu curata da Franz Liszt, suo amico e sostenitore; a quel tempo Wagner era in esilio perché coinvolto nella rivoluzione del 1849. Tuttavia potè stringere amicizia con due suoi ferventi ammiratori, il già citato Ferenc Liszt e Hans von Bülow, e scrivere il trattato “L’arte e la rivoluzione” in cui condanna il lusso, causa di tutte le ingiustizie sociali, inneggiando all’arte come nemesi umana.

Fu al fianco di Michail Bakunin nel combattere contro la restaurazione, in quella che è definita la “Primavera dei popoli”; quando poi il leader anarchico verrà arrestato, Wagner fugge a Weimar per evitare la cattura, aiutato da Ferenc Liszt il quale lo stimolò con queste parole: ”Basta con la politica e con le chiacchiere socialiste. Occorre rimettersi al lavoro con ardore, il che non sarà difficile, col vulcano che Ella ha nel cervello.’

Proprio Ferenc Liszt, ma anche altri amici e varie signore, affascinate dal suo genio, lo sostennero con prestiti di denaro, che non restituirà mai; senza contare i problemi con la polizia per causa di donne, cui sfuggirà mettendosi in salvo a Zurigo, come sempre aiutato dal futuro suocero. E un grande aiutò come si è detto, ebbe anche da Franz Liszt, allora ben più famoso di lui, che, per dargli notorietà, diresse il Lohengrin a Weimar.

Da questo momento Wagner comincerà a lavorare alla Tetralogia mettendo in atto tutte le sue rivoluzionarie idee sul teatro, maturando peraltro una storia d’amore appassionata con la moglie del suo amico Otto Wesendonck, Matilde, per la quale compone i “Wesendonck-lieder”, e lavorando a “L’ anello del nibelungo”(la Tetralogia) uno dei massimi capolavori della storia della musica, un ciclo di quattro drammi musicali, concepito come un continuum narrativo che si svolge nell’arco di un prologo e tre ’giornate’: L’oro del Reno (prologo), La Valchiria (prima giornata) (fig. 6 e 7), Sigfrido (seconda giornata), Il crepuscolo degli dei (terza giornata) (fig. 8 ).

L’acquisto dei diritti dell’Anello del Nibelungo, da parte dell’industriale Otto Wesendonck per la favolosa somma di 24.000 franchi, cambia letteralmente la sua esistenza. L’artista i trasferisce a Parigi per la rappresentare del Tannhäuser; la città è considerata il covo di tutti i vizi, ed infatti il denaro di Wesendonck svanisce presto nel pagamento anticipato di tre anni di pigione per un appartamento di gran lusso.

Tuttavia, Napoleone III concede le rappresentazioni e il genio dell’artista, esuberante, invasato e senza scrupoli, finisce con lo stravolgere il gusto francese per la musica tutta arie e balletti, sostituendola con una concezione assolutamente nuova.

Il successo ora si misura nei numerosi e dispendiosi viaggi per tutta Europa, sempre chiedendo e ottenendo somme favolose di denaro. Nel 1864 sale al trono Ludwig II di Baviera (il cui sodalizio con l’artista è stato superbamente descritto nel film Ludwig di Luchino Visconti del 1972). Il giovane sovrano è così perdutamente innamorato delle opere di Wagner, al punto da far affrescare uno dei suoi castelli, quello di Neuschwanstein, con le immagini del ’Tannhäuser’ del ’Lohengrin’ del ’Tristano e Isotta’, de ’I maestri cantori di Norimberga’ e del ’Parsifal’, un inno –quest’ultimo- al romanticismo e alle antiche leggende germaniche (fig. 9 e 10).

I problemi finanziari del Maestro sono ormai un lontano ricordo: d’ora in poi spolperà letteralmente il giovane re che non sa resistere alle continue richieste di denaro. Sotto la protezione del sovrano, ebbe finalmente luogo a Monaco la rappresentazione del Tristano (1865) e de I maestri cantori di Norimberga, l’unica commedia composta da Wagner, rappresentata nel 1868 sotto la direzione dell’amico Hans von Bülow, della cui moglie, Cosima Liszt, Wagner si innamora senza però che questi smetta mai di adorare il suo Maestro continuando a frequentarlo .

Grazie a Ludwig inaugura il Festival di Bayreuth dove farà rappresentare le sue opere. Durante un viaggio sulla costiera amalfitana, a Ravello, nasce l’ispirazione per Parsifal, che gli costerà il celebre litigio con Nietzsche che gli rimprovererà per sempre di aver abbandonato il paganesimo dionisiaco per il cristianesimo.

E’ il suo ultimo capolavoro; trasferitosi nel 1882 a Venezia, con la moglie e i figli Isotta (fig. 11), Eva e Sigfrido, Wagner muore nella sua casa Ca’ Vendramin Calergi appena l’anno dopo, dopo aver suonato per tutta la sera precedente il Lamento delle ondine dalla scena IV dell’”Oro del Reno”.

Si racconta che Anton Bruckner incontrandolo pochi anni prima lo avesse implorato per due cose: inginocchiarsi ai suoi piedi e dedicargli la 3° Sinfonia. Wagner acconsentì alla prima richiesta e all’altra rispose:” vedremo…” (fig. 12)