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Salotto De Troy

Sui Salotti del passato

Nascita e declino dell’arte della conversazione
sabato 14 settembre 2013 di Elvira Brunetti

Argomenti: Società


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L’esigenza di costruire e di difendere una certa immagine nella società é ancora attuale, ma vede le sue origini e in modo differente in un tempo lontano. Nasce alla corte del Re Sole in Francia nel XVII secolo. Come i pianeti ruotano intorno alla nostra stella, così Luigi XIV elargiva i suoi favori solo a quelli che apparivano in un certo modo, seguendo pedissequamente “L’art de paraitre” . Essere assenti da quel microcosmo significava non esistere.

Sorgono in tale periodo le Accademie e si formano i primi Salotti. Il secolo d’oro é chiamato dai Francesi ’Le grand siécle’. E’ l’età classica della scrittura, un momento particolarmente brillante per la lingua nazionale, che vede l’apogeo dell’arte oratoria con Bossuet, la tragedia con Corneille e Racine, la commedia moderna con Molière, la moltiplicazione dei generi letterari dalle Favole di La Fontaine alle Massime di La Rochefoucauld, ai Pensieri di Pascal.

Nasce l’arte epistolare dal parlare bene allo scrivere bene con una eleganza di stile che mira al privilegio della onestà dei modi, termine particolare per indicare un comportamento intelligente e colto non disgiunto da una certa grazia naturale. Famose sono le ’Lettere di Mme de Sévigné’ (Fig.01), una corrispondenza preziosa tra madre e figlia che risulta essere anche una panoramica dei costumi e dei fatti della corte di Versailles, soprattutto degli intrighi tra le favorite del Re come per esempio il trionfo di Mme de Maintenon su Mme de Montespan. Il servizio postale era fondamentale in un’epoca in cui i giornali erano ancora rari. La ’Gazette de France’ nasce nel 1631.

Il primo Salotto importante dove si pratica l’arte della conversazione è quello dell’Hotel de Rambouillet (Fig.02), presieduto da Catherine de Vivonne, donna di grande cultura. Durante trent’anni, attirati dalla personalità eccezionale della padrona di casa, la migliore aristocrazia si riuniva per discussioni letterarie, recite di madrigali galanti, alle quali si alternavano concerti, rappresentazioni di generi teatrali in particolare le commedie. Uomini di ampio spirito, Corneille, Racine, La Fontaine, Bossuet, Boileau frequentavano i salotti dell’epoca; politici come Fouquet e principi come il Grand Condé, la stessa Mme de Sévigné con sua figlia Mme de Grignan. Fu proprio la temibile Fronda a disperdere la nobile attività intellettuale del primo cenacolo, ma la via era aperta per quelli successivi.

Il ruolo delle donne belle, intelligenti e colte fu predominante in quella società e contribuì alla formazione di una preziosità linguistica, rimasta in auge per molto tempo. Le duc de La Rochefoucauld, frequentando il salotto di Mme de Sablé, si appassionò talmente al gioco delle ’sentenze morali’, da scrivere il suo capolavoro ’Les maximes’.

In un dizionario furono recensiti duecento salotti per la maggior parte letterari, ma non mancavano quelli politici o filosofici o francamente più mondani. Ogni sabato per cinquant’anni Mme de Scudery (Fig.03) accolse nel suo pur modesto alloggio gli uomini di lettere più importanti dell’epoca. Si discuteva di rivendicazioni femminili e di superiorità della mente sul rango sociale. Si stabilirono le regole dell’arte della conversazione, espresse poi brillantemente nelle commedie di Marivaux. Sulla libertà della donna ebbe molta influenza il romanzo ’La princesse de Cléves’(Fig.04) di Mme de La Fayette (Fig.05), pubblicato in un primo momento anonimo.

I salotti del Seicento, poiché nascevano dall’esigenza dell’ apparire, erano meno votati al culto della ragione e della conoscenza rispetto a quelli del Settecento. Hanno il merito tuttavia di aver dato inizio a quella ricerca del linguaggio che ha caratterizzato lo spirito delle bonnes manières tipicamente francese.

Nel secolo dei Lumi lo spessore delle donne che troneggiano nei salotti é più robusto. C’é una competitività maggiore, legata anche al progresso delle scoperte scientifiche. Aumentano quelli guidati da uomini illustri nei vari campi, come quello del finanziere Crozat, immortalato in un dipinto di Watteau (Fig.06).

Emilie du Chatelet (Fig.07) era una donna veramente al di fuori del comune. Grande esperta di matematica, é stata tra l’altro la prima traduttrice dell’opera di Newton. Fu subito oggetto d’invidia e di gelosia da parte di Mme du Deffand (Fig.08), altra salonnière importante. Trovò in Voltaire (Fig.09) l’amico e l’amante. Lei 28 anni, lui 40 nel 1733 in una lettera a Sade il famoso illuminista afferma: ’Per farle la corte bisogna parlarle di metafisica mentre si vorrebbe parlare d’amore’. Al castello di Cirey, culla del loro idillio e luogo d’incontro di menti eccelse, Mme du Chatelet si divertiva con gli ospiti anche a rappresentare le opere di Voltaire. E curiosamente conosceva bene l’italiano oltre alle lingue classiche come d’altra parte Mme de Sévigné e Mme de La Fayette.

I salotti settecenteschi per la varietà e la profondità degli argomenti di cui si trattava costituirono la fonte, il luogo d’origine della celebre Enciclopedia. Diderot, D’Alembert, Rousseau frequentavano ad esempio il salotto del barone d’Holbach. In quello di Mme Geoffrin (Fig.10) e (Fig.11) si leggevano e si commentavano le opere dei massimi scrittori dell’epoca. E chissà che in qualcuno di quei laboratori delle idee non si preparò la teoria della Rivoluzione Francese, il cui avvento sconvolse l’intera storia del mondo.

Nel XIX secolo il significato del salotto subisce un declino. Le varie repubbliche, proclamate dopo lotte e insurrezioni, l’abolizione dei privilegi di casta, la maggiore diffusione della stampa, la rivoluzione industriale con l’emergenza di nuove classi sociali inducono cambiamenti significativi. La stessa parola ’Salon’ viene usata per indicare tra l’altro sale di esposizione diverse. Con Napoleone III al potere si affermano qua e là salotti aristocratici, patrimonio di una élite nostalgica del passato (Fig.12). Dopo la terza repubblica basta leggere Proust per cogliere l’esclusiva mondanità di tali incontri. Anche se vigevano cenacoli privati del tipo “Les mardis chez Mallarmé”, dove Gauguin, per esempio, di ritorno da Tahiti illustrò il suo “Noa” tra lo scetticismo generale.

Si diffondono come una nuova moda i Cafés, come il “Guerbois”, il ’Nouvelles Ahénes’, luoghi di meeting di artisti, soprattutto pittori. L’accesso è pubblico, non c’è più bisogno di un invito. E nella prima metà del Novecento il ’Flore’, il ’Deux magots’ e altri caffé letterari diventano punti di riferimento importanti.

Nell’era contemporanea, che è quella della telecomunicazione, si sorride forse di fronte all’idea del salotto, pensando anche semplicemente alla pluralità di programmi televisivi o a internet. Ciò nonostante oggi e più che mai in un mondo in cui la bellezza della lingua parlata si sta perdendo insieme al confronto individuale tra opinioni diverse sui molteplici argomenti, ben vengano i salotti privati dove la gente è sollecitata ad esprimersi e non a guardare un monitor o ad ascoltare passivamente una voce.