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Rubrica: CULTURA


Omar Khayyam e il suo tempo

L’Iran nell’ XI secolo
lunedì 1 luglio 2013 di Luciano De Vita

Argomenti: Mondo
Argomenti: Storia
Argomenti: Poesia
Argomenti: Personaggi famosi/storici


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Qualche tempo fa su una bancarella di libri usati mi è capitato sott’occhio un bel libricino intonso dell’editore Boringhieri del 1960 dal titolo “Robā’iyyat” di Omar Khayyām, non so a quanti noto, che per pochi euro ho immediatamente comprato. Questo libro riporta le 400 brevi poesie, in una traduzione degli ultimi manoscritti ritrovati nel 1946, di epoca molto vicina alla morte dell’autore, e contiene un corposo apparato critico, nonché traduzioni di scritti di alcuni posteri sulla vita dell’autore.

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Questo “nuovo” libro mi ha rammentato il romanzo di Amin Maaluf del 1998 dall’evocativo titolo SAMARCANDA, città mitica che come appassionato di cultura islamica ho avuto occasione di visitare negli ultimi anni dell’URSS. Nel libro sono immaginate le peripezie del manoscritto originale e la vita dell’autore nell’XI secolo in quella parte di mondo che è il grande Iran, a contatto con le più importanti personalità dell’epoca.

È stata quindi una ottima occasione per rinfocolare la mia curiosità non solo sul personaggio, le sue opere, le leggende e le curiosità, e per riprendere lo studio della sua epoca in quella parte del mondo così lontana ed ad un tempo così vicina.

Con questa nota ho il piacere di partecipare a quei lettori della nostra rivista che possono essere interessati a queste cose, le idee che mi sono fatto su quel secolo, che ho qui cercato di sintetizzare, avendo come base questo personaggio, in una sorta di schede specifiche (Nota: Per semplicità di lettura ho riportato tutte le date secondo il calendario cristiano, per evitare troppi calcoli ai lettori).

Omar Khayyām è un saggio persiano, vissuto nel XI secolo dal multiforme ingegno; scienziato, eccelso matematico e astronomo, teologo, filosofo, nonché poeta, che in occidente era praticamente sconosciuto fino a metà del 1800. Della sua vita non si conosce molto, ma alcune sue opere matematiche e astronomiche molto importanti sono rimaste.

Tra i matematici europei risulta citato nel 1742 per i suoi lavori algebrici sulle equazioni di terzo grado, riguardo alle quali aveva trovato metodi di soluzione.

Invece la sua fama come poeta ha completamente sorpassato la sua reputazione di scienziato, quando nella seconda metà del ‘800 un ricco e “sfaccendato” letterato inglese ha pubblicato alcune traduzioni e la sua fama si è diffusa molto rapidamente in Europa e America. Sulla sua vita si sono trovate molti aneddoti e leggende, riportate da scrittori orientali a lui posteriori, in quanto nel mondo persiano era molto conosciuto ed il suo genere letterario in poesia è stato molto imitato.

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Quartina di Omar Khayyam

Le sue poesie in lingua neo-persiana sono composte da quattro versi (Robā’iyyat = quartine), un genere che sembra aver portato alla perfezione. In esso lo scienziato poeta tratta i più disparati soggetti, le sue fantasie, le sue tristezze, i suoi momenti lirici, i suoi sfoghi. Io personalmente non ho competenza per apprezzare la sua poesia, ma secondo il manuale di letteratura persiana (A. Pagliari e A. Bausani) c’è chi sostiene che Khayyam fosse un ateo scettico, altri che fosse un mistico esoterico, altri un filosofo che esprime l’ansia di conoscere la verità in bei versi, altri ancora il pessimismo razionalistico di uno scienziato, che non si prende mai troppo sul tragico e si rallegra con una vena di umorismo, apprezzando gli aspetti più dolci della vita in una coppa di vino e in compagnia di una bella donna. Alcune sue quartine le trovate qui riprodotte, ingrandendo le figure.

Gli eventi politici nel corso dell’XI secolo nell’area del medio oriente e della Persia giocarono un importante ruolo nella vita di Omar Khayyām. Era un periodo di grande turbolenza, i califfi a Bagdad erano ufficialmente ancora gli Abbasidi arabi, ma questi si trovavano sotto la tutela di vari dominatori e invasori, prima dei persiani daylamiti Buwayhidie, poi dal 1055 dei turchi Selgiuchidi, i nuovi invasori che avevano appena conquistato l’impero.

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Omar Khayyam

Omar è nato a Nishapur nella regione del Khorasan circa nel 1048 d.C., alcuni studiosi anticipano questa data fino a circa 20 anni, ma quella indicata la ho trovata più spesso. Anche la data della sua morte è incerta e si colloca tra il 1123 e il 1130, ma è sicuramente morto nella sua città natale dove tuttora è visitabile la sua tomba.

Nishapur, oggi Neyshabur, si trova a circa 100 km a occidente di Mashad, capitale della attuale provincia del Khorasan nel nord dell’Iran e attualmente seconda città più popolata. Il nome Mashad in arabo significa “luogo del martirio”, infatti lì vicino è il santuario di Ali ar-Ridha l’ottavo Imam degli sciiti, martirizzato nel 818 dal califfo Abbaside Al-Ma’mun e inumato in un palazzo nei dintorni (Tūs), dove era stato seppellito anche il califfo Abbaside Harun al-Rashid, morto da quelle parti nel 808.

Il suo nome Khayyām (in persiano: costruttore di tende) deriva probabilmente dalla attività paterna. Ricevette una buona educazione nelle scienze e nella filosofia a Nishapur, a Balkh e forse a Bukhara. quindi approdò a Samarcanda (circa 1070). Qui sotto la protezione del cadì dei cadì della città, il giurista Abū Tāhir, completò un importante trattato sulla dimostrazione di problemi algebrici e aritmetici. Fra i suoi maestri Omar cita Avicenna (Ibn Sinna c.980 – 1037d.C. altro poliedrico saggio, filosofo, matematico e medico, autore tra l’altro di 40 opere di medicina che lo fanno considerare il padre della medicina moderna) il quale essendo morto nel 1037d.C. è improbabile che Omar abbia potuto frequentarlo personalmente, ma certamente conosceva i suoi scritti.

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Esempio di osservaturio astronomico
Osservatorio Ulugh Beg di epoca Timurride a Samarcanda

Nel 1073 fu invitato a trasferirsi a Isfahan, la capitale del regno selgiuchida dal sultano Malik-Shah I e dal suo grande visir Nizam al-Mulk per costruirvi un osservatorio astronomico ed assieme ad altri 8 scienziati riformare il calendario. Alla guida di questo gruppo compilò tavole astronomiche ed arrivò a definire la lunghezza dell’anno con ben 11 cifre decimali, una precisione incredibile molto superiore al calendario giuliano allora in vigore. Così nel 1079 iniziò la così detta era Jalili, dal vero nome del sovrano Jalal ad-Din (Malik-Shāh). Da notare che oggi si è scoperto che la lunghezza dell’anno varia nella sesta posizione decimale durante la vita di un uomo.

Nota:

  • Nel 1970 è stato dedicato a lui il cratere lunare Omar Khayyam.
  • Nel 1980 l’asteroide 3095 scoperto dall’astronoma sovietica Lyudmila Zhuravlyova è stato chiamato in suo onore Omarkhayyam.

Nel 1092 con la morte del visir Nizam al-Mulk ad opera di un qualche esponente della setta degli Hashishin e subito dopo del sultano Malik-Shah finisce il periodo di pace dell’impero. La reggente seconda moglie del sultano cercò di allontanare tutti i protetti del potente visir e tra questi Khayyam, il quale però riuscì a riguadagnare il favore della corte scrivendo un libro in cui esaltava le opere dei grandi sovrani selgiuchidi dell’Iran che avevano supportato i lavori pubblici, le scienze e l’insegnamento.

Nel 1118 Khayyam lasciò Isfahan, chiamato dal nuovo sovrano Sanjar (il terzo dei figli di Malik-Shah), che aveva creato un grande centro di cultura islamica nella nuova capitale Merv (non lontano dalla attuale Mery, Turkmenistan, poco a nord del Khorasan) e che aveva ricostituito l’integrità dell’impero.

Omar concluse quindi la sua vita nella natia Nishapur intorno all’anno 1126 dove secondo i racconti di un suo allievo, aveva immaginato che la sua tomba sarebbe stata in un posto dove ad ogni primavera il vento del settentrione avrebbe fatto piovere fiori sulla terra del suo corpo, fatto che lo stesso allievo avrebbe costatato di persona in seguito, visitando la sua tomba.

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La tomba di Omar Khayyam a Nishapur

Queste in estrema sintesi i fatti noti essenziali della vita di Omar, ma nulla ho ancora riferito su tutte le leggende che contornano la sua vita, che risultano da storie antiche dei suoi estimatori postumi che riguardano principalmente i rapporti con il citato visir Nizam al-Mulk e con Hassan-i-Sabbah, il fondatore della setta teocratica ed esoterica degli Hashshashin (da cui deriva la parola assassini), suo contemporaneo.

La leggenda più famosa, anche se poco credibile a causa delle possibili differenze di età e di origine, racconta che Omar e i due su citati personaggi storici era studenti insieme a Bahlkh (oggi in Afganistan), presso insegnanti molto famosi del Khorasan, lo Sheik Muhammad Mansuri e Imam Mowaffaq Nishapuri. Si racconta che da studenti avessero stretto un patto fra loro: chi avesse acquisito per primo potere, avrebbe condiviso la sua fortuna con gli altri due.

Quando Nizam al-Mulk divenne il potente visir prima con il sultano Alp-Arslan e poi di suo figlio Malik-Shah, Hassan-i-Sabbah e Omar Khayyam vennero da lui a reclamare la condivisione della fortuna.

Hassan-i-Sabbah domandò di entrare nel governo ed ottenne un posto altolocato, ma essendo molto ambizioso fu probabilmente estromesso dal potere, avendo cercato senza riuscirci di scavalcare il visir suo benefattore.

Omar invece rifiutò incarichi di potere e nella sua modestia chiese ed ottenne una pensione a vita per potersi dedicare ai suoi studi scientifici senza impegni di governo. Sembra che ottenne una pensione annua di 1200 mithkals (?) d’oro dal tesoro regio.

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SAMARCA­NDA di Amin Maaluf

La grande diffusione e popolarità di questa legenda è probabilmente dovuta al fatto che questi tre personaggi erano le più eminenti figure persiane del loro tempo ed hanno rappresentato tre diversi approcci nel riformare e cambiare la società contemporanea. Le scoperte scientifiche rappresentate da Khayyam, la ribellione armata rappresentata da Hassan-i-Sabbah, il rafforzamento del potere e del ruolo della legge e dell’ordine, rappresentato da Nizam-al-Mulk.

Nel romanzo di Amin Maaluf, SAMARCANDA, si possono seguire questi tre personaggi in molte avventure della loro vita con grande godimento del lettore.

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Quartina
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Quartina
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Quartina

Qui di seguito ho raccolto in alcune schede alcuni approfondimenti.

  • Come la fama di Omar poeta si è diffusa in occidente
  • Inquadramento geografico e storico del periodo
  • Hassan-i-Sabbah, l’ismailita fondatore della setta degli Hashshashin
  • Sette dell’Islam

Come la fama di Omar poeta si è diffusa in occidente

Il ricco poeta inglese Edward FitzGerald (1809-1883) ad un certo punto della sua vita si era dedicato agli studi orientali ad Oxford.

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Edward FitzGerald

Venuto a conoscenza di un gruppo di quartine persiane trovate nella biblioteca dell’Asian Society di Calcutta, pubblicò nel 1859 in un piccolo pamphlet anonimo una sua traduzione molto libera di queste. Questo libricino The Rubaiyat of Omar Khayyam (75 quartine) non destò alcun interesse finché nel 1861 non capitò nelle mani del famoso poeta e pittore inglese Dante Gabriel Rossetti, uno dei fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti, il quale se ne innamorò e tramite la sua cerchia di amici lo fece diventare famoso stimolando una seconda edizione nel 1868 con 110 quartine. La poesia di Omar Khayyām suscitò rapidamente il più vivo interesse e diede luogo ad una vasta fioritura di interpretazioni critiche e poetiche in tutto il mondo occidentale, Italia compresa, dove la prima traduzione di Mario Chini fu pubblicata a Lanciano dall’editore Carabba ai primi del 1900 con 101 quartine ed in appendice anche “Dodici quartine di Omar Khayyam tradotte dal persiano da Vittorio Rugarli, (Bologna, 1895, per nozze) che utilizza l’edizione francese di J.B. NICOLAS (Les Quatrains de Khèyam, Parigi 1867).

Nel file pdf scaricabile qui inserito c’è la versione integrale di questo libro, che ho trovato digitalizzata: Mario Chini “Rubâiyât di Omar Khayyâm secondo la lezione di Edoardo FitzGerald”, (Lanciano 1919, prima ed. 1907)

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Khayyam Rubaiyat_Fitz­gerald-Chini
Cliccare per scaricare il libro (15MBytes)
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Astarte Syriaca
di Dante Gabriel Rossetti

Gli studi su Omar Khayyam si sono moltiplicati e sono stati ritrovati (intorno al 1946) anche molti manoscritti di epoca molto vicina alla sua morte, sicché è stato possibile discriminare tra il migliaio di quartine inizialmente attribuite a Khayyam, quelle sicuramente attribuite alla sua penna. Infatti questo stile espressivo era stato molto imitato e gli imitatori si firmavano come il maestro.

Molte le traduzioni anche in italiano tra cui quelle direttamente dal persiano di Alessandro Zazzaretta 170 quartine (“Rubaiyyat di Omar Khayyam” traduzione di A. Zazzaretta e prefazione di Olindo Giacobbe, Angelo signorelli, Roma 1960), di cui posseggo una elegante copia con le quartine incorniciate da delicati ornamenti, alcune delle quali ho riportato nelle figure, dove cliccandoci ed ingrandendo si possono leggere.

Non ultima quella documentata e critica del libro trovato sulla bancarella (“Rubaiyyat di Omar Khayyam”, traduzione di Pierre Pascal con la collaborazione di G. degli Alberti, Boringhieri, Torino 1960) con 400 quartine, completa delle varianti trovate in altri manoscritti, un apparato critico delle note e tabelle di concordanze, un saggio di bibliografia generale con l’elenco dei manoscritti e delle edizioni tipografiche.

Nota: Esiste una varietà di Rosa Damascena intitolata ad Omar Khayyam, che è stata piantata sulla tomba di Edward Fitzgerald, il traduttore di Khayyam, da semi ricavati dalla tomba del poeta a Nishapur.


Inquadramento geografico e storico del periodo di Omar Khayyam

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I Grande Iran

Nell’XI secolo l’area conosciuta come persiana o di influenza persiana, era molto più estesa dell’attuale Iran, derivando dallo storico impero Sassanide che era esistito fino dalla metà del VII sec.. La mappa qui accanto rappresentata, mostra l’area geografica del Grande IRAN di allora, porta di comunicazione verso l’oriente delle via della seta, da dove nei secoli seguenti si sono succedute molte ondate di invasioni.

A est si estendeva fino al fiume Indo. A sud il golfo Persico e il mare di Oman, nonché la Mesopotamia, terra dei califfi di Bagdad, riferimento per la fede islamica, che si era già diffusa tra le popolazioni che arrivavano dall’Asia in successive invasioni. A Ovest fino al Caucaso, confinando con l’impero bizantino.

Nella parte nord oltre il deserto Kavir-e Namak o Grande Deserto di Sale (Kavir-e Namak) si estende la vasta regione del Khorasan (solo parte della quale oggi appartiene all’attuale Iran) che arrivava come provincia persiana fino a parte dell’Afghanistan a Est, e a Nord parte dei moderni stati dell’Asia centrale Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan, in particolare la regione Trans-Oxiana al di là del fiume Oxus immissario principale del lago Aral, oggi Amu Darya, dove si trovano Samarcanda e Bukhara.

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Iran 962-1186

Il Khorasan è stato definito il Parnaso dell’oriente per i tanti poeti e saggi persiani a cui ha dato i natali; uno per tutti: Firdūsī il maggior poeta epico della Persia medievale, detto ’il paradisiaco’. (Firdūsī nato a Tūs, Khorasan, 940 - ivi 1020d.C. circa, autore dello Shāhnāme, ’Libro dei re’, con il quale ha gettato le basi di un genere nuovo per la letteratura musulmana in genere, e persiana in particolare: l’epica. Tradotto dall’orientalista italiano Italo Pizzi (vedi ).

Anche il citato Avicenna era nato nella regione in un villaggio presso Bukhara.

IRAN abbreviazione di AIRANIA VAEDJA = Terra degli Ariani, fino al 651d.C. era stata governata dall’impero Sassanide, di religione zoroastriana. Fu poi conquistata dalle tribù arabe e incorporata nella società islamica. Quindi fu soggetta per secoli a successive ondate di invasioni dall’Asia.

È interessante notare il rapporto tra i “rozzi” conquistatori, prima arabi, poi turchi e poi mongoli, i quali conservavano le loro culture e usanze tribali, molto spesso in contrasto e guerra fra loro e la grande tradizione culturale persiana. Per secoli molti iraniani colti furono al servizio dei conquistatori, che man mano si sono succeduti in quella parte del mondo, operando come ministri, scienziati, filosofi, teologi, medici, ovviamente sempre al servizio dei sovrani, senza il cui appoggio non si poteva sopravvivere.

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Tsumami

Durante il X sec. le migrazione delle tribù nomadi turche dall’Asia centrale guidate da un capo di nome Seljuq si erano attestate nel basso corso del fiume Syr Darya (un altro immissario del lago di Aral, in antico Jaxartes) più a est del fiume Oxus, dove si convertirono all’islam sunnita. Agli inizi del XI sec. si mossero alla conquista del grande Iran, e regnarono fino alla Mesopotamia, Siria e Palestina sotto la guida del nipote di Seljuq, Toghrïl Beg, soprannominato Alp-Arslan (L’eroico leone 1029-1072) secondo sultano selgiuchide, il quale nel 1071 sconfisse i Bizantini, aprendo la frontiera verso l’Anatolia ad alcune tribù turche selgiuchide che vi si insediarono.

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Alp Arslan (L’eroico leone)
Primo Sultano Selgiuchide

Alla sua morte nel 1072 prese il potere il figlio Jalal ad-Din sotto il nome di Malik-Shāh, (1055-nov.1092), il terzo più famoso sultano selgiuchide, sotto la tutela del grande visir persiano Nisām al-Mulk, così detto “Ordine del regno”, che era il reale gestore dell’impero già con suo padre, fino al suo assassinio. Abū Alī Hasan ibn Alī ibn Ishāq al-Tūsī, detto Nizām al-Mulk (nato a Tus 1018/1019 – assassinato ott.1092) era un colto persiano di nobile famiglia che per 30 anni ha gestito il potere sotto i due sultani selgiuchidi. Ha scritto un trattato sulla regalità “Il libro del governare”, spesso paragonato al “Principe” di Macchiavelli.

Sotto la sovranità di Malik-Shāh l’impero fu esteso notevolmente soprattutto con molta diplomazia, oltre che per la litigiosità tra loro dei suoi nemici, ed andava dai territori della Trans-Oxiana al controllo di Medina e La Mecca, fino allo Yemen, da una parte e al mediterraneo orientale dall’altra.

Malik-Shāh aveva grandi interessi per la letteratura, le scienze e le arti. Insediò la sua capitale ad Isfahan dove costruì splendide moschee e promosse la riforma del calendario e gli studi astronomici. Morì malato (o forse avvelenato) nel 1092 pochi mesi dopo il suo visir.

La dinastia dei selgiuchidi finì quindi nel caos politico per le beghe della successione. La prima crociata che arrivò nel 1098/99 riuscì a conquistare parte della Siria e della Palestina con relativa facilità, anche a causa di tale confusione politica del regno selgiuchide.

Solo nel 1118 dopo una serie di successioni dei figli che si erano divisi l’impero in provincie, il terzo figlio di Malik-Shāh, Sanjar, da governatore del Khorasan riuscì a riconquistare sotto il suo dominio tutto l’impero e trasferì la sua capitale a Merv (oggi Mary in Turkmenistan). Fu l’ultimo dei grandi selgiuchidi ad esercitare la sovranità sull’impero, che dopo la sua morte nel 1155 fu diviso di nuovo in tanti principati alcuni dei quali governati da selgiuchidi, altri da ufficiali che si impadronirono in seguito del potere.

In sintesi queste la successione delle invasioni:

  • VII-X secolo gli arabi
  • XI-XII sec. Turchi Selgiuchidi
  • XIII-XIV sec. Mongoli di Gengis Khan
  • XIV-XV sec. Turchi Timurridi (Tamerlano che ha ricostruito la Samarcanda come la conosciamo oggi) Solo dal XVI sec. si è instaurato l’Impero nazionale persiano Safawide.

Hassan-i-Sabbah, l’ismailita fondatore della setta degli Hashshashin

Al di là delle relazioni personali con Omar Khayyam, in parte leggendarie, è storicamente molto importante quest’altro citato illustre personaggio persiano Hassan-i-Sabbah (conosciuto come “Il vecchio della montagna”, sembra dai Crociati) nato in Iran a Qom tra il 1034 e il 1050 da nobile famiglia. Istruito da ragazzo in tutte le scienze dell’epoca, tra cui matematica, astronomia, filosofia, chiromanzia e lingue.

Come risulta da una sua possibile autobiografia Sargudhasht-i Sayyidnā, utilizzata ed estesa da storici posteriori, era entrato in contatto con missionari Ismailiti, quando la famiglia si era trasferita a Rayy (villaggio da cui si è poi sviluppata la moderna Teheran).

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Hassan al Sabbah

Dal periodo Ommayyade, l’Iran era diventato il centro dello Sciismo che era diviso in due principali rami, gli Imamiti e gli Ismailiti.).

Gli Ismailiti avevano la base principale in Africa, dove dal X secolo la dinastia dei Fatimidi (dal nome di Fatima, figlia del Profeta, e sposa di Alì primo Imam sciita), che fondò il Cairo, si definirono come califfi in contrapposizione con gli Abbassidi di Bagdad. Nell’XI secolo gli Ismailiti erano molto attivi nel cercare proseliti in Persia e proponevano una visione religiosa con molti elementi esoterici, ossia una religione con più gradi di conoscenza, fatto che attirava molto gli intellettuali, quali l’ambizioso e colto Hassan, il quale si converti e andò ad istruirsi in Egitto un paio d’anni per diventare lui stesso missionario.

Lì ebbe varie avventure; finito imprigionato riuscì a scappare grazie al crollo del minareto della prigione, si imbarcò e la nave naufragò. Ripescato in Siria, arrivò a Bagdad e poi finalmente ad Isfahan, capitale dell’impero selgiuchide.

A Isfahan egli ebbe sicuramente contatti con il governo del visir di Malik-Shah e ricevette incarichi importanti, ma poi, come più sopra accennato, si trovò in contrasto con Nizam al-Mulk e quindi dovette fuggire come ricercato. Anche con le sue intelligenti discussione come propugnatore della fede ismailita, contornato dai suoi discepoli, dava molto fastidio al clero tradizionale e molti erano i suoi nemici che hanno poi inventato tante false storie su di lui.

Nelle sue peregrinazioni per l’Iran trovò, nella montagnosa zona a sud del Caspio, le montagne di Alborz, appoggio presso delle popolazioni che erano sempre riuscite a non essere del tutto soggiogate e di orientamento sciita. Qui incontrò un certo Daylam, della tribù Mahmoudian, che era diventato cristiano, ma che divenne il più fidato discepolo e capo dei missionari di Hassan. La ricerca per una base da dove guidare la sua missione finì intorno al 1088 quando trovo il castello di Alamut collocato in cima ad una scoscesa montagna a 865 metri d’altezza, che dominava una verde vallata. La leggenda vuole che acquistasse la proprietà a buon prezzo, con il vecchio trucco usato da Didone per la fondazione di Cartagine, raccontata da Virgilio, della famosa pelle di bue tagliata in sottili striscioline.

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Alamut

Dal 1090 Hassan si stabilì su questo inespugnabile nido d’aquila che era stato preparato di tutto punto e si diede allo studio di tutte le scienze, alle traduzioni, alla preghiera e alla formazione e guida della sua setta, si dice che conoscesse il Corano a memoria e tanti altri testi sacri.

Nella cittadella di Alamut, Hassan stabilì una comunità dai costumi rigidissimi e severissimi, dove aveva potere di vita e di morte su tutti i suoi sudditi, tutta dedicata allo studio, alla preghiera, all’esercizio dell’autodisciplina, dove formava e temprava i suoi adepti e discepoli. Si racconta che fece condannare a morte entrambi i suoi due figli per aver gozzovigliato.

La comunità degli Hashshashin ebbe la reputazione di essere abile ad avere agenti ovunque, perfettamente addestrati a comportarsi in maniera da mimetizzarsi perfettamente con qualsiasi ambiente in cui si erano inseriti, anche per lungo tempo, fino a quando arrivava l’ordine di agire e colpire.

Come su accennato sia il visir che il sultano selgiuchide Malik-Shah sono stati probabilmente vittime di vendetta da parte di Hassan, il quale si sentiva molto persiano e contrario agli invasori e ai loro collaboratori persiani, come il visir, considerati traditori.

L’attività della setta durò fino al 1256 d.C., quando Hulagu Khan, nipote di Genghis Khan, riuscì a conquistare Alamut, ben oltre la morte di Hassan (1124).

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Le rovine di Alamut

Questa setta degli Ismailiti detti Nazari, tenne sotto scacco gli invasori della Persia e si dice che fu conosciuta anche dai Crociati, in particolari dai Templari i quali appresero da loro come si organizza e si gestisce una società segreta.

È interessante ricordare che l’attuale Aga Khan, Karim (nato nel 1936), famoso per i suoi investimenti in Sardegna, è il 49° Imam degli ismailiti Nazari, quindi in qualche modo erede di Hassan-i-Sabbah.

Naturalmente sulla setta di Hassan, ricordata come Hashashin, ci sono molte leggende che la consideravano una setta dedita all’uso di hashish, con riti iniziatici orgiastici, ma ciò sembra trattarsi di propaganda dei detrattori timorosi della potenza che questa rappresentava.


Sette dell’Islam

Fin dai primi tempi dopo la morte del Profeta, l’Islam si frazionò in numerose sette, molte delle quali oggi non esistono più. Qui riporterò le tre principali legate a queste storie, ma dobbiamo partire dall’inizio, dopo la morte del Profeta.

I primi tre Califfi erano tutti legati a Maometto da vincoli di parentela.

  • Abū Bakr (632 - 634)
  • Omar ibn al-Khattāb (634 - 644)
  • Othmān ibn ‘Affān (644 - 656)

Othmān era della potente famiglia degli Omayyadi, nota per la sua opposizione al Profeta da prima che questi giungesse al potere. Quando Othman venne ucciso, Mu’āwiya suo parente, allora governatore della Siria e già uno dei segretari di Maometto, fu il vendicatore naturale della sua morte ed entrò in conflitto con il nuovo califfo ‘Alī ibn Abī Tālib, cugino e genero di Maometto in quanto sposo della figlia Fatima.

Nonostante un arbitrato avesse dato torto ad Alì, questi venne ucciso a tradimento nel 661 a Kufa in Iraq ed in seguito venne assassinato anche suo figlio al-Hussayn nel 680 d.C. a Kerbala (Iraq).

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Simbolo di Alì come Tigre di Dio
in calligrafia Sciita

Con Mu’āwiya iniziò la dinastia dei Califfi Omayadi (11 califfi dal 661 al 750 d.C.), che avevano spostato la capitale da Mecca a Damasco.

I seguaci di Alì considerarono Mu’āwiya e i suoi successori usurpatori del titolo di Califfi e di Imam (guide spirituali). Essi costituivano il partito di Alì, in arabo detto Schihat‘Ali, in breve Schī’ā, da qui il nome di Sciiti. Imam in arabo viene da una radice che indica colui che sta davanti, quello che guida la preghiera, per estensione la guida spirituale della Umma, la comunità dei fedeli.

Mentre per i Sunniti l’Imam è per definizione il Califfo, responsabile dell’amministrazione della giustizia e della difesa dell’impero designato dal suo predecessore o scelto dalla comunità, per gli Sciiti l’Imam in ogni epoca è unico e in qualche modo designato da Dio che gli affida la guida dei fedeli, i quali devono credere in lui e affidarsi alla sua guida.

Per gli Sciiti ci sono i primi Imam legittimi, legati alla dinastia del Profeta, discendenti diretti di Maometto e di Alì, l’ultimo dei quali non è morto, ma si è occultato e un giorno si manifesterà di nuovo come Mahdi (’il guidato’, che restaurerà la giustizia e la rettitudine nel mondo). Gli Imam seguenti sono coloro che lo sono diventati per aver essere stati in qualche modo scelti tra pochi eletti da Dio, per la conoscenza religiosa e meriti umani.

Altre differenze dottrinali tra Sunniti e Sciiti sono relative a differenti interpretazioni di quanto i profeti siano esenti da peccati e quanto siano infallibili. In altre parole la differenza tra Islam sunnita e Islam sciita è che il primo è una Chiesa fondata sul consenso, l’altra è una Chiesa autoritaria (Goldziher, Vorlesungen über den Islam, Heidelberg, 1910).

Gli Sciiti a loro volta si differenziano in due sette, secondo il numero degli Imam ritenuti legittimi.

Gli Imaniti o Dodecimani (il gruppo ad oggi più numeroso in Iran, come allora) contano 12 Imam legittimi. I primi 3 califfi, Alì il 4°, suo figlio Husayn il 5°. Dopo il 6° Imam, Ja’far al-Sadiq (morto 769), viene il suo secondogenito Musa e i suoi eredi fino al 12° Muhammed ibn al-Hasan, occultatosi nel 874.

Gli Sciiti Ismailiti o Settimani invece ritengono che l’ultimo erede del Profeta legittimo sia il 7° Imam: Isma’il ibn Ja’far, figlio primogenito di Ja’far, che era morto prima del padre, ossia che si era occultato nel 763 d.C. circa.

Naturalmente ci sono poi tante altre differenze dottrinali e rivendicazioni fra i diversi gruppi, ma queste sopra esposte sono le basi.