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Furio Jesi - Mito, violenza, memoria (Carocci Editore)

STORIA MITOLOGICA E CULTURA MODERNA

Nelle analisi di Furio Jesi, scrittore di frontiera
mercoledì 1 maggio 2013 di Carlo Vallauri

Argomenti: Storia
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Ennio Manera


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Il nome di Furio Jesi non è noto al vasto pubblico dei lettori eppure ora che Ennio Manera gli ha dedicato un interessante libro (sottotitolo Mito, violenza, memoria, i suoi scritti possono contare su una più larga conoscenza, come meritano. Le sue ricerche sono infatti, per il breve arco di tempo in cui ha elaborato argomenti di filosofia e storia insegnando anche in un liceo di Torino, centrati su argomenti di particolare rilievo.

L’autore delinea l’arco degli studi compiuti da Jesi dai miti del mondo antico alla letteratura moderna, e colgono soprattutto i nodi delle connessioni “archetipo” nell’approfondimento della conoscenza umana arcaica innanzitutto e poi sulle ideologia religiose dei popoli nomadi. La teologia politica lo ha indotto ad approfondire basi e contesti di antiche civilizzazioni, rintracciando “immagini affini” e “luoghi comuni” attraverso cui si è sviluppato un patrimonio religioso popolare imperniato sulla sensibilità individuale evolutiva, sino a seguire l’andamento di sensazioni ed emozioni premesse di leggende, favole, sogni simbolici, sui quali peraltro si è soffermato David Bidussa. La giovanile prova di Jesi intrisa di poesia segna le strade di un richiamo letterario (Pound, Mann) ricco di ricordi nostalgici come di orientamenti verso l’antropologia sociale. I primi si riconnettono con la nostalgia propria di chi in gioventù ha subito un forte trauma, come nel suo caso a seguito della morte del padre, valoroso ufficiale di cavalleria. Né manca l’apertura all’utopia.

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Ed in tali ambiti l’approccio sistematico è rigoglioso, muovendo sempre dalle profondità della psiche come riflesso di quello “stato di veglia” tratto da un frammento di Eraclito studiato da Martin Buber. Esperienze quindi che tengono conto del rapporto tra inconscio e coscienza, in una limpida individuazione dei valori umanistici insiti negli studi che Jesi ha perseguito. In particolare un richiamo ai “grandi pensatori e maestri della cultura tedesca”, ai quali ha dedicato saggi e monografie in varie pubblicazioni nel Castrrto della “nuova Italia”. Il “dolore umano” quale punto di riferimento per età diverse, attentamente studiate, come risulta dall’ampia bibliografia.

Idealizzazione del mito – come scrive Manera – riscontrabile nelle sue poesie, prima di esporsi a più ardue prove in romanzi e saggi con l’attenzione verso la simbologia non solo mitologica ma più propriamente storica. Le sue letture attestano la ricchezza della sua formazione che riconduce a radici razionali quanto irrazionali della cultura moderna, specie in Germania. Ne escono quindi, come conseguenze dell’impegno intellettuale, modelli originali, nei quali lo studioso propone il suo pensiero maturo. Si potrebbe dire, rileggendo i suoi testi, che egli cerca di dare un senso compiuto all’irrazionale quando quest’ultimo può condurre a immagini che egli scorge come “forza”.

Si guardi in particolare a “La gesta e la macchia mitologica”, opera nella quale confluiscono elementi complessi, grazie alla comprensione che egli ha ricavato dalla sua “fame” di sapere e di intendere, affrontando tanti temi carichi di sgomento attraverso i quali la logica prevale paradossalmente sul momento dell’introito e dell’evoluzione.

Ed ancora la sua opera è vibrante di echi filosofici, incontrati nei suoi studi e rispecchiati in un linguaggio che talvolta può sembrare spostarsi verso una riflessione che dalla violenza sa ricavare il senso di realtà destinata altrimenti a restare inconsapevole, come emerge nelle pagine dedicate a Benjamin e a Wittengstein. L’esoterismo come limite impone una sobrietà affinché possa risultare il “rovescio della caducità”. Dal tempo del segreto al tempo della storia, per usare le sue stesse espressioni per comprendere meglio la pienezza delle aspirazioni personali, come si avverte anche nella sua lettura di Rilke. Ma la “verità” del male conduce a rileggere le credenze in un significato multiforme. Così è dal linguaggio che Jesi ha ritratto quei segreti di universalità rappresentata dalla esperienza filosofica e linguistica. Al di là di ogni approssimazione, Elias Canetti gli suggeriva quell’attenzione nel rapporto tra potere e morte che egli ha posto, non per scelta ma come risultato delle sue capacità di analisi. Infine la “decostruzione” delle mitologie offre la possibilità di guardare alla “cultura di destra” allo scopo di liberarla delle sue sembianze strettamente politiche per rivendicarle in un più alto assetto di cultura profonda: ecco come va letta anche se la sua attenzione verso “gli ideali di virtù eroico-nazionale e di modelli di rispettabilità sociale, sono correttamente connotati nella cornice studiata attentamente da Manera.