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Ecco Berlussolini!!!

... la metamorfosi continua...
venerdì 1 febbraio 2013 di Christian Blasberg

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Ora l’ha detto: Mussolini ha fatto tante cose buone; ha sbagliato soltanto con le leggi razziali, ma solo perché ci stava la pressione della Germania nazista che sembrava vincente e il povero Mussolini aveva solo l’alternativa tra camminare col grande fratello o opporsi a lui ed essere travolto prima o poi. Le leggi razziali solo per salvare l’Italia dal peggio, per il resto questa dittatura è stata una cosa salutare per il paese... ah!?

Certo, se potesse ... sbarazzarsi finalmente dalle inchieste giudiziarie che sono soltanto una manovra politica dei magistrati rossi per prendere in mano il paese ed eliminare brava gente come lui ... sbarazzarsi dell’opposizione democratica e della continua necessità di tenere a bada un PD che già due volte nell’ultimo ventennio gli ha rovinato la festa ... sbarazzarsi dell’Unione Europea che, mandando un Monti con la frusta, non fa che bastonare la povera Italia con tutti i suoi simpatici difettini, come evasione fiscale, corruzione e mafia ... sbarazzarsi dell’immoralità gay di un Vendola, classico difetto del bolscevico, e che non sa nemmeno condividere la sua passione per le ragazze ...

Ecco la soluzione ideale nei più dolci sogni del signor B.: Boccassini al confino su Ventotene! Bersani in esilio da Chavez! Monti in montagna! Vendola al gulag dell’amico Putin! Sarebbe finalmente la libertà che tanto vagheggia ... se solo potesse!

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Berlussolini "in action"

Facciamo una comparazione tra governo democratico e governo dittatoriale: senza dubbio, un governo dittatoriale è molto più efficace rispetto ad uno democratico, perché può fare quello che vuole, senza dover fare i conti con molteplici interessi politici ed economici che si contrappongono sulla strada delle riforme. Non deve portare ogni legge attraverso un iter parlamentare lungo e faticoso, sul quale si modifica e snatura per forza dei molteplici emendamenti che vengono proposti. Non deve fermare la sua attività o renderla forzatamente popolare ogni qualche anno perché ci stanno elezioni in vista. Non deve temere che i suoi uomini sono sottoposti ad inchieste giudiziarie da parte di una magistratura indipendente, inchieste che insabbiano la macchina governativa e influenzano negativamente l’opinione pubblica nei suoi confronti. Non deve fare i conti con i media che ci mettono tutta la fantasia dei metodi della demagogia per screditare l’operato del governo.

No, tutti questi ostacoli democratici al buongoverno non esistono nella dittatura, e Mussolini l’ha dimostrato: ha governato per alcuni anni con i liberali soltanto per smorzare l’urto della transizione tra democrazia e dittatura, poi, calmato il paese con repressioni e squadrismo, li ha scaricati. Le opposizioni varie ha trattato secondo la loro pericolosità: il Giolitti ultra-ottantenne poteva pure lamentarsi nel parlamento; era una figura ormai bruciata e nessuno lo ascoltava; Croce pure poteva pubblicare incontestato; serviva come una specie di facciata per l’estero. Albertini e Einaudi andavano deposti e tenuti sotto controllo, Amendola invece si meritava botte squadriste per l’Aventino; che morì in seguito fu forse un incidente, ma almeno tolse di mezzo l’imbarazzo che potesse ancora agire dall’esilio; di Gramsci doveva essere spento il cervello, quindi spariva in carcere; morire li era una opzione per chi aveva la salute debole. La salute di Rossi invece ha retto, anche al confino, a prova che la morte del detenuto non era prevista. Matteotti, ahimé, l’aveva proprio esagerato: uno doveva infine essere la vittima per avvertire tutti gli altri che cosi non si fa. E se qualcuno continuò a fare cosi, come Carlo Rosselli, allora serviva qualche killer professionista.

All’opinione pubblica queste misure di chirurgia collaterale necessarie per rendere un governo più efficace non disturbavano affatto, tanto non era provato che il governo ne era davvero responsabile. E i vantaggi erano di gran lungo più numerosi rispetto agli svantaggi.

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...almeno lui ubbidiva all’Europa...

Tutto sommato, si viveva bene se si stava zitti sotto il fascismo. C’era lavoro, si vedeva l’infrastruttura e l’economia crescere, la crisi economica degli anni trenta passava quasi inosservata, mentre le democrazie, Germania, Francia, Inghilterra soffrivano. E l’anestesia per chi cominciò ad annoiarsi fu somministrata con l’eccitante prospettiva di prendere la rivincita per Adua: la conquista dell’Etiopia. L’Italia finalmente grande, in tempi in cui contava solo chi aveva un impero. Che ci furono stermini di indigeni dimostrò soltanto la supremazia dell’uomo italico. Mussolini si fece mediatore di conflitti internazionali, stando ne nell’uno ne nell’altro campo, e l’Italia aveva proprio un bel ruolo in Europa.

Si, il consenso c’era, fino al 1938, quando cominciava a farsi pressante l’egemonia tedesca e infine Mussolini dovette cedere e fare le leggi razziali, la sua “unica colpa”, come dice il signor B. Da allora il tragico epilogo del declino in guerra di un’Italia che si era finalmente ripresa dopo decenni di malgoverno, trasformismo, democrazia e umanesimo, clericalismo politico, mafia e corruzione, ed era stata minacciata infine persino dal bolscevismo. E il bolscevismo, come anche tante delle altre piaghe di allora, erano tornati nell’Italia postfascista e ci sono rimasti per altri decenni. Tipica situazione nella quale ad un certo punto serve l’uomo provvidenziale, tanto difficile a trovare in Italia. Ma quando il paese stava davanti all’abisso, travolto da tangentopoli, si è trovato quest’uomo, appunto il signor B.

Certo, era alquanto più difficile per lui rispetto al signor M. riformare il tutto, perché i vizi erano ormai molto più radicati dentro la società rispetto a ottant’anni prima. Si imponevano rispetto delle regole democratiche e compromessi con tante delle forze di prima, dandogli l’illusione di poter risorgere nel nuovo governo, un po’ come aveva fatto Mussolini con i liberali, con la monarchia e con la chiesa cattolica di allora. La legge elettorale non si poteva semplicemente modificare acerbamente nel senso di dare 2/3 dei seggi parlamentari ad un partito con solo 25%. E il bolscevismo, crollato in apparenza, era invece più minaccioso che mai e andava cercato nelle strutture dello stato stesso, nella magistratura, nei partiti trasformatisi di facciata, nei giornalisti critici e nei sindacati che osano continuare ad impegnarsi per i diritti dei lavoratori.

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...va bene, chi di noi non stava mai con le braccia incrociate? ... però ...

Ma più tempo rimase al governo o, grazie ai suoi media, nel focus dell’attenzione pubblica, più poteva diffondere il populismo e proporsi come lo storico riformatore, più seminò la pubblica sfiducia nel sistema instaurato dalla Costituzione del 1948. E il signor B. ha sempre lasciato nel vago fin dove è disposto di andare, per non farsi mai dire che avrebbe un piano predisposto di sovvertire la democrazia. Ma quando le opportunità si sono aperte non ha esitato a coglierle e ha distorto in continuazione i valori democratici della società e della cultura pluralistica-liberale sulla quale si basa, trovando tanti volonterosi seguaci.

Certo, la storia non si ripeterà semplicemente, sarebbe troppo banale. Son passati ottant’anni dall’ultima dittatura e il mondo è un altro. Ma questo non significa che non ci trovassimo in un momento in cui quella democrazia, tanto celebrata nei paesi occidentali filo-americani nel segno della guerra fredda nei decenni dopo la guerra calda, è oggi in crisi e si cercano nuove forme di sistema governativo. E le vaghe proposte del signor B. vanno nel senso di un bonapartismo, termine che suona antico, ma che ha trovato una sua reincarnazione moderna nella quinta repubblica francese, nel gaullismo che è infine democrazia, anche se da al presidente, se vuole, poteri quasi autoritari. Ma bonapartismo nella sua forma originaria è soprattutto dittatura plebiscitaria, cioè basata sul finto consenso organizzato del popolo, come fu sotto Napoleone III e come fu praticato da Vittorio Emanuele II per unire i principati del centro-nord all’Italia nascente; e anche il fascismo era una mutazione, adattata ai tempi, del bonapartismo.

La democrazia in crisi che slitta in una forma dittatoriale è un disegno che si è ripetuto di nuovo e di nuovo ovunque in Europa e nel mondo nel corso degli ultimi 200 e più anni. Ha bisogna di una degenerazione populistica che demonizza fondamentali elementi della democrazia stessa e de-demonizza precedenti forme dittatoriali, per creare il sostegno popolare e sempre più plebiscitario per graduali mutamenti del sistema governativo. E se il fascismo ha fatto tante cose buone (detto senza considerare il quadro completo di violenze, persecuzioni e repressioni che erano parte indispensabile per il funzionamento del sistema), allora vuol dire che i primi 16 dei 23 anni del regime fascista fanno parte del patrimonio storico pienamente legittimato dell’Italia. Solo gli ultimi 7 erano sbagliati, non per causa inerente al sistema, s’intende, ma per l’oppressione esterna. Il fascismo dopo la candeggina del signor B.

Certo, il fascismo non è piombato sull’Italia dal cielo azzurro, ma era frutto di una lunga incapacità di trasformare i successi del risorgimento in evoluzione democratica, era quindi un esito quasi naturale dell’Italia liberale. Ma, premesso che la democrazia ancora la vogliamo, seppur riconoscendo la necessità di doverla riformare e rendere più efficace e meno corrotta, allora non possiamo prenderci l’esempio proprio li dove meno che mai questa aspirazione democratica trovò applicazione, anche se alcuni aspetti della vita pubblica ed economica miglioravano. Dire che il fascismo ha fatto tante cose buone è una pericolosa semplificazione populistica che trasmette all’uomo della strada il messaggio: “allora è quello che ci serve, la dittatura, non la democrazia, che ci tira i soldi dalle tasche”.

La democrazia pluralistica è una forma di governo estremamente sofisticata, perché è l’unica che consente al suo interno il dissenso, anzi vive dalla dialettica della contrapposizione di opinioni, idee e dottrine. Quindi richiede una educazione molto estesa di civiltà e tolleranza sociale. È faticoso praticare e sviluppare coscientemente questa educazione ogni giorno e accettare la società nelle sue innumerevoli naturali sfumature di colori tra il bianco e il nero; non è certo fatta per chi è impaziente e preferisce le chiare distinzioni. È molto più facile - e non richiede affatto dell’educazione o della pazienza - dividere la società in solo bianco e nero: o con me o contro di me! Ed io sono tutto, lo stato, il popolo e destra e sinistra in una persona!

Ecco il signor B. che sogna un po’ del potere che aveva il signor M., per poter fare tante cose buone che la democrazia non gli consente di fare…

 



  • Ecco Berlussolini!!!
    2 febbraio 2013

    Gent.mo Professore, sono d’accordo pienamente con lei!!!
    Unica piccolissima differenza che, dati i tempi, Mussolini non poteva disporre di un impero mediatico ove poter o voler fare teatrino, cabaret e raccontare barzellette...
    Povera Italia!!
    Mi auguro che gli Italiani si sveglino da un torpore durato 20 anni (cosa che ultimamente sembra difficile a Berlusconi) e che giudichino obiettivamente fatti e misfatti.
    S.Carletti

    • Ecco Berlussolini!!!
      5 febbraio 2013

      Gentile sig.ra Carletti,

      La ringrazio del suo commento. Certo, le possibilità mediatiche a disposizione del signor B. sono spaventose, e si vede in questi giorni come riesce per l’ennesima volta a lavare i cervelli della gente con la memoria corta; ma anche un Mussolini, ai tempi suoi, era ben cosciente del potere dei mezzi di informazione dell’epoca. Era un periodo in cui il cinema diventava sempre più importante e attirava le masse. La propaganda attraverso questo mezzo si è molto sviluppato nel ventennio; si veda la storia dell’istituto Luce, ma anche la manipolazione dei media classici, i quotidiani: deporre un Luigi Albertini dal Corriere della Sera e dargli una vasta tenuta agricola in compensazione, se solo non pubblica più cose critiche al regime, mi sembra un metodo che anche il signor B. potrebbe ben utilizzare, e mi pare che ne ha già dato prova nel passato. È lo stato di spirito che li unisce, seppur attraverso un arco di tempo di ottant’anni. C.Blasberg