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Presentazione della Lista Monti

La salita di Monti in politica, una delusione

Dopo diversi giorni di titubanza il professore ha deciso di cimentarsi con la sfida del voto.
domenica 13 gennaio 2013 di Pietro Rasulo

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Ha presentato il proprio simbolo ed ha spiegato che al senato, sotto questo simbolo, verranno aggregati :UDC di Casini, FLI di Fini e la sua lista civica in cui confluiranno esponenti della società civile. Alla camera invece ci saranno tre simboli e quindi tre partiti consorziati: gli stessi che al senato marciano uniti, alla camera vanno ciascuno per conto loro, per dare la possibilità ad ogni capo bastone di nominarsi i suoi fedelissimi. Non dimentichiamo che, votandosi con il Porcellum, ogni segretario di partito ha potere di vita e di morte sulle liste da presentare.

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I 3 Moschettieri

Già questo fatto, a me personalmente, suona di vecchia politica.
Monti ha cercato di spiegare questa strategia dicendo che, conoscendo poco questa legge elettorale ed essendo poco esperto di campagne elettorali si è lasciato consigliare dai suoi alleati.
E che alleati! Tutti e due politici di vecchio corso.

Praticamente sono nati, cresciuti e pasciuti in parlamento, entrambi hanno ricoperto la carica di presidenti della camera e quindi potete immaginare quanto politichese masticano in più di Monti.

Anche questo non depone molto bene a favore del professore che ha perso una buona occasione per inserire sia nella lista del senato che in quella della camera persone più capaci e non immischiate con la vecchia politica che ha portato il paese ad avere duemila miliardi di debito. Io avevo scritto su questa rivista due articoli a favore del governo Monti sottolineando il merito che lui aveva avuto nel salvare l’Italia dalla bancarotta e nel restituirle quel prestigio internazionale che aveva abbondantemente perduto con il governo di Berlusconi. Quindi, non potendo essere accusato di anti montismo a prescindere, ho tutto il diritto di criticare la sua salita in politica.

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Il montibus
Da Quaderni Socialisti on-line

Le mie critiche sono sostanzialmente due.
- La prima riguarda la scelta di aver abbandonato il ruolo di “extra partes”, come lui amava definirsi al posto di quello di “super partes” attribuitogli dalla stampa.
A mio parere avrebbe fatto molto meglio a rimanere fuori dalla mischia per cercare, dopo le lezioni, di andare al Quirinale e garantire l’affidabilità dell’Italia sia ai famosi mercati che a tutta l’Europa.
E non mi venite a dire che il Presidente della Repubblica non ha un ruolo attivo nella determinazione delle scelte politiche del paese; se si analizza attentamente l’operato di Napolitano concorderete con me che è sempre stato determinante per il destino dell’Italia e fortissimo garante nei confonti di Germania e Francia.
Non dimentichiamo inoltre che Monti l’ha designato lui, dopo averlo nominato senatore a vita.
Questa non è fantapolitica: lui al Quirinale ci sarebbe andato sicuramente con l’appoggio determinate del PD, dell’UDC, di FLI e di tanti altri deputati e senatori del PDL.

- La mia seconda critica alla sua scelta di partecipare alle elezioni riguarda il quadro politico che, a mio parere, invece di semplificarsi si è complicato.
Con questa legge elettorale la frammentazione non paga ed avere tante liste potrebbe determinare l’impossibilità al Senato di avere una maggioranza stabile.
A meno che, e questo è ancora più grave, la scelta di partecipare alla elezioni sia stata determinata da un calcolo politico più sottile: non consentire al PD di avere una maggioranza al Senato.

A questo punto scatterebbe un ricatto al PD per costringerlo ad allearsi con il Partito di Monti e anche per cedere a lui la presidenza del consiglio. I segnali che rendono quasi palese questo progetto si traggono dalle interviste di Casini e dallo stesso Monti.

Casini ha dichiarato più volte che se il PD non prende la maggioranza al Senato Bersani non farà il presidente del consiglio e Monti a sua volta si è detto indisponibile a ricoprire un ruolo di ministro dell’economia in un governo guidato dal PD.

Bene, se questo è il loro progetto a me non piace affatto, perché si vuole impedire al centro sinistra, nell’ipotesi che vinca le elezioni ma non abbia la maggioranza al senato, di governare il paese.
In Francia nessuno si è scandalizzato per il fatto che Hollande è andato al potere.
In Italia invece mi pare che i cosiddetti conservatori ce la mettano tutta per conservare il loro potere.

Io sono consapevole, l’ho scritto in varie occasioni, che la situazione italiana richiede la collaborazione fra forze progressiste del centro sinistra e forze moderate del centro, infatti i problemi sono tanti e molti riguardano modifiche costituzionali come la riduzione del numero dei parlamentari, l’eliminazione del doppio passagio di una legge fra camera e senato attraverso l’assegnazione a quest’ultimo di un ruolo di coordinamento delle politiche regionali. E’ noto infatti che per queste ed altre modifiche su assetti delle provincie e regioni occorrono maggioranze ampie.

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Monti e Napolitano

Ma questo non presuppone che a dare le carte siano sempre gli stessi vale a dire i moderati.
Inoltre ho considerato un atto di presunzione la dichiarazione di non essere disponibile ad un incarico diverso da quello di presidente del consiglio. In passato abbiamo avuto casi di ex presidenti del consiglio come Ciampi e Amato che hanno accettato il ruolo di ministri dell’eonomia, senza per questo ritenersi sminuiti.

In conclusione devo ammettere la mia grossa delusione per il comportamento di Monti e mi dispiace molto perché lo consideravo una persona immune dalla sete di potere e capace di ritornare ad un ruolo equidistante in occasione di queste elezioni.

Devo ammettere di essermi sbagliato sul suo conto, voglio ancora sperare che se, dopo le elezioni, il PD avrà un buona affermazione, egli stesso sarà disposto a dare un contributo per far decollare le riforme di cui il paese ha una estremo bisigno.

Egli ha già cambiato idea una volta: si è candidato dopo aver detto che non lo avrebbe fatto.
Potrebbe cambiare idea di nuovo ed accettare un ruolo di super ministro dell’economia in un governo Bersani.

Un’ultima considerazione va fatta sui numerosi simboli presentati per le elezioni, alcuni anche ridicoli, questo era il momento meno propizio per confondere gli elettori, tutti ora si ergono a salvatori della Patria, anche coloro che hanno contribuito ad affossarla.

Anche questa è un chiara dimostrazione di mancanza di senso civico di molti Italiani.
In un momento in cui ci sarebbe bisogno di una forte coesione per portare il paese fuori da questa situazione disatrosa, alcuni irresponsabili lavorano per una frammentazione esasperata con il chiaro intento di rendere il paese ingovernabile.

Auspico comunque un parlamento migliore del precedente ma, per questo, non ci vuole molto.

 



  • La salita di Monti in politica, una delusione
    13 gennaio 2013, di Luciano De Vita

    Sono perfettamente d’accordo con le critiche espresse nell’articolo.
    Per una trattazione più complessa vorrei segnalare l’articolo di Scalfari sullo stesso tono di Repubblica di domenica 6 gennaio scoeso