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Il capitale finanziario (Mimesis Milano)

RILEGGIAMO HILFERDING LE TRASFORMAZIONI DEL CAPITALE FINANZIARIO CENTO ANNI DOPO

Economia e politica
mercoledì 2 gennaio 2013 di Carlo Vallauri

Argomenti: Economia e Finanza
Autore del Libro : Rudolf Hilferding


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Hilferding Rudolf

E’ stato ripubblicato dall’editrice Mimesis (Milano) il classico studio di Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, un testo che cento anni or sono suscitò scompenso negli studi economici internazionali perché l’autore “rivelava gli arcani del potere della finanza sulla totalità dei processi sociali”, come si legge oggi nella copertina del libro.

Ma l’interesse specifico alla rilettura viene dalla constatazione – come osservano Emiliano Brancaccio e Luigi Cavallaro nella premessa alla nuova edizione – dal ruolo della “grande costruzione” iniziata nel 2008 che ha rovesciato l’interpretazione di modelli circa il funzionamento del capitalismo.

Le contraddizioni del mondo finanziario sembrano spesso mettere in dubbio la validità di una teoria economica, eppure essa “è ancora lì, ferma sul suo trono”.

Tecnologia della produzione, distruzione delle risorse, preferenza degli individui, sono i dati esogeni che caratterizzano oggi l’economia. La massimizzazione della “utilità personale” quale logica delle azioni individuali al centro dunque degli scambi nel mercato, al fine – secondo la teoria “marginalista” – di condurre le domande in equilibrio con le offerte date dalle risorse. Attorno a questo incontro tra esigenze contrapposte si gioca l’intera procedura che spiega il capitalismo nella sua meccanica “naturale”. Chi non ricorda il tempo impiegato da tutti noi studenti di economia politica per afferrare quel nodo fondamentale?

100000000000012C00000124071F38AALe imperfezioni dei mercati, le asimmetrie informative quali punti determinanti della dialettica, ieri come oggi. Una interpretazione della recente crisi mondiale alla luce di quei ragionamenti che il grande studioso sollevò in altra epoca. Oggi sono a risollevare numerosi dubbi sulla analisi delle cause provocatrici della crisi. La sperequazione del reddito, la caduta della domanda al centro delle osservazioni critiche rivolte ad interpretare il perché del sopravvenire di una crisi che ha sconvolto l’economia mondiale. La produzione capitalistica può essere intesa come un “processo lineare”? I curatore della ristampa di uno studio tanto significativo non esitano tuttavia a tentare di ripartire dal paradigma mancante, muovendo quindi dai nodi della produzione globale.

L’economista viennese, socialdemocratico, oppositore di Lenin, ministro della repubblica di Weimar, e infine vittima del nazismo, si trovò – siamo sempre alla “introduzione” – ad indagare sulle condizioni di produzione del sistema tendente alla “centralizzazione” del capitale. La sua riflessione tende a ridefinire la teoria del valore – lavoro come inteso da Marx. Il valore della moneta è determinato dalla quantità di lavoro necessario a produrre il metallo che la compone? Ma l’esperienza insegna che il valore del denaro è soggetto a continue oscillazioni a causa dei conflitti che intervengono negli assetti del capitale finanziario.

Va nuovamente misurata la conseguenza dello sganciamento della moneta dal suo contenuto aureo. La caduta del denaro creditizio – affermava Hilferding – crea un vuoto nella circolazione: ed egli pertanto delineava i caratteri principali della “politica economica del capitale finanziario”: l’insieme delle misure che il capitale “deve imporre agli organi dello Stato per garantire le condizioni della propria riproduzione”. Egli cioè sottolineava il rapporto tra accumulazione, crisi, sostenibilità del sistema ed emergenza della moneta, spiegazione – proseguono i curatori del libro – ante litteram del comportamento della Federal Reserve sotto Greespin durante il boom del credito e della domanda e poi sotto Bernanke, nel pieno della “grande contrazione”, come viene definito il fenomeno verificatosi negli anni recenti.

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Stigltz e Fitoussi

Vi sarebbe dunque attualmente la ripetizione di un fenomeno che riconduce allo studioso austriaco. Non possiamo seguire ulteriormente l’analisi acuta condotta nell’Introduzione, tuttavia emerge come sia indispensabile tener presente la differenza tra l’antico internazionalismo dei lavoratori, in chiave marxiana, e la progressiva internazionalizzazione dei capitali come uno dei fattori che ha maggiormente contribuito a indebolire il lavoro e le sue rappresentanze sociali. Perché questo è dunque il nodo centrale cui siamo chiamati, anche in rapporto alla nascita dell’Unione monetaria europea e della Banca centrale europea. In effetti la costituzione dell’Unione è apparsa sbilanciata a favore dei paesi in surplus commerciale. Ciò ha provocato la scomparsa dei capitali più deboli o la loro acquisizione da parte dei più forti.

Ecco allora la centralizzazione forzata dei capitali, conseguita a colpi di politiche restrittive e di deflazioni consentibili, un fenomeno non messo in discussione dalla recessione. Siamo così giunti ad una dinamica del capitale, le cui tendenze vanno riconsiderate sul piano della concretezza. Attorno a questi nodi, ancora una volta, si gioca la possibilità o meno di creare un’alternativa al modello del mercato capitalistico. Secondo gli autori del testo introduttivo alla riedizione di Hilferding, una nuova e praticabile evoluzione potrà emergere solo dall’abbandono della visione secondo cui il ruolo dello Stato sarebbe relegato ad una funzione ancillare rispetto ai dominanti mercati finanziari, cioè come prestatore di ultima istanza per il capitale privato, onde vanificare le pretese del capitale finanziario sulla moneta al fine di disinnescare il meccanismo di produzione della crisi che esso porta con sé, mentre si pretende di instaurare un nuovo regime con il controllo pubblico della circolazione monetaria al fine di creare “nuova occupazione”.

Teniamo qui a ricordare come nel 1928 Buozzi, esule già da tempo in Francia, chiese in una lettera a Saragat (appena giunto dall’Austria ove si era confrontato con le tesi degli austro-marxisti), come i lavoratori dovessero valutare le trasformazioni economiche alla luce di quanto avvenuto nelle scelte istituzionali e finanziarie dell’Unione Sovietica e dell’Italia fascista rispetto all’andamento del capitalismo occidentale. E Saragat rispose di tener presenti le valutazioni emerse nelle opere di Hilferding e di Schumpter – che, ministro delle finanze in Austria, andava esponendo le sue analisi sullo sviluppo del capitale – quali interpreti delle trasformazioni in corso. Era, da parte dell’esponente socialdemocratico, un richiamo allo studio dei problemi finanziari per comprendere meglio il corso degli eventi, quegli eventi che da lì a qualche mese sarebbero sfociati nella crisi di Wall Street. Una riconferma di come tutto riconduca all’osservazione del comportamento concreto del capitale finanziario, dal quale dipendono le scelte motrici per le sorti del processo economico-politico ad ampio respiro. Tutto si tiene nella logica del capitalismo: ieri come oggi.