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L’arte della Geisha

Quando gli dei si vendono l’anima
mercoledì 19 dicembre 2012 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Folclore e Tradizioni Popolari


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Partiamo da una situazione di base per mettere a fuoco la figura della geisha... Geisha è l’unione di due kanji che significano arte e persona: significa quindi persona esperta nelle belle arti, nelle belle maniere... In italiano potrebbe essere artista, o persona d’arte, che possiede abilità in un determinato campo o più campi.

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Fig. 1
La geisha da una antica stampa

Partiamo da una situazione di base per mettere a fuoco la figura della geisha [Fig. 1].

Parliamo della civiltà giapponese di questo millennio e facendo un’analisi, scopriamo delle cose interessanti.

Una cosa che si riscontra è l’abituale collegamento tra la prostituta e l’intrattenimento mondano. Cioè non esiste la figura della prostituta e basta, esiste la situazione di abbinare la prostituta come intrattenitrice per cena, ballo, teatro, ed è compreso tutto nel prezzo. Questa situazione parte dalla figura di attrice meretrice.

In Giappone nasce come attrice che fa lo spettacolo, e poi va a giacersi con lo spettatore. Con il passare dei secoli, il discorso è cambiato, e quindi l’attrice, dopo lo spettacolo, cenava, suonava, e poi andava a letto.

Solo in epoca recente si ha anche la presenza di meretrici a prestazione unica, come costume importato dall’America.

La prostituta nasce come schiava di proprietà di un mezzano, il quale trattava con il cliente. Queste schiave venivano vendute dai genitori da bambine ai mezzani, che le addestravano a cantare, danzare etc. Queste situazioni consentivano alla donna di mangiare, vestire, e quindi sopravvivere alla miseria. Nei confronti di tali genitori non c’era nessuna critica sociale, religiosa o politica.

Altro mezzo per salvarsi dalla miseria era diventare concubina di un potente. Mentre la meretrice veniva amministrata da un mezzano, la concubina veniva comprata direttamente dal nobile, ed era sua esclusiva proprietà. Il proprietario aveva la facoltà di vita e di morte su di essa. Addirittura (fino all’800), se era assente il padrone, e un domestico o un famigliare scopriva la concubina in colpa, lui stesso poteva ucciderla. I figli che questo padrone aveva con la moglie o le concubine non avevano nessun diritto.

La concubina risultava intrattenitrice del suo signore dove, all’interno di questo intrattenimento, c’era il rapporto sessuale. Una caratteristica era che la concubina doveva prevenire i desideri del suo signore. La moglie invece veniva fatta sposare per interesse dai genitori da bambina.

Queste tre figure di donna, per millenni si collocano nei seguenti termini. La donna, per struttura fisica, naturale, può solo fare figli ed avere rapporti sessuali, le altre cose non possono trovare spazio. Conseguentemente, la donna faceva sesso e maternità, senza avere alcun diritto su economia, cultura ecc. Ci troviamo in una rigida struttura maschilista.

Nella storia del Giappone le religioni imposte alla società sono il buddhismo, lo scintoismo, il taoismo, il settarismo. In nessuna di queste dimensioni ha albergato il concetto di sesso come male, e quindi ogni tecnica per il piacere era un vanto e non un peccato.

All’interno di questa situazione è sintomatico che, in una società dove il sesso non ha una colposità, esso è stato oggetto di raffinamento, però automaticamente si è mischiato al sadomasochismo, dove a farne le spese maggiori era la donna.

In questa situazione di intrattenitrici, notiamo alcune cose che possono sembrare solo curiosità, e che invece suonano come campanello d’allarme all’esoterista, come riflesso di una dottrina perduta. Quando la bambina veniva venduta al mezzano, essa cambiava nome, e in questo senso esisteva proprio una legge che lo consentiva. ma se la meretrice veniva sposata da un cliente, allora faceva la moglie e riprendeva il nome che aveva da bambina.

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Fig. 2
Geisha con Obi
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Fig. 3
Geisha - Acconciatura e trucco

Altro elemento è la vestizione dell’Obi [Fig. 2-3] , che dalla meretrice veniva indossato al contrario, come un camice. Come mai? Forse si ricordava che la sua collocazione era diversa, il contrario di quella corrente?

Altra curiosità era una cerimonia che si teneva una volta l’anno, a cui partecipavano solo le meretrici, e consisteva nel far sfilare nel villaggio il corteo. Non sfilavano però regolari, ma con i piedi nudi, portando dei sandali con tacchi altissimi, al punto da dover procedere lentissimamente, un passo al minuto.

Per non perdere l’equilibrio, dovevano mettere i piedi così λ, come il lambda greco, che in giapponese è uguale a 8. numero dell’infinito. Un numero sacro per il Giappone che rappresenta la quantità innumerevole, immensa quantunque non indefinibile.

Quindi, una volta l’anno la donna schiava aveva la sua giornata di gloria dove affermava un suo valore a monte, il contenuto di matrice infinita. Nell’ambito di questo corteo c’erano donne che si vestivano da uomini, e viceversa, uomini che si vestivano da donne, a testimoniare che la cerimonia si svolgeva al contrario delle usanze. Possiamo quindi dire che forse esisteva un esoterismo alle spalle della prostituzione.

Mettiamo a fuoco la figura della geisha.

Punto primo, cosa significa in giapponese la parola geisha. Geisha è l’unione di due kanji che significano arte e persona: significa quindi persona esperta nelle belle arti, nelle belle maniere. In italiano potrebbe essere artista, o persona d’arte, che possiede abilità in un determinato campo o più campi.

Cos’è un falegname ? un geisha.

Anticamente il termine geisha era attribuito a uomini, erano i collaboratori del principe, del ricco. C’era un geisha per i cavalli, uno per gli affari etc. Solo in epoca moderna questo termine è passato ad indicare una categoria di donne.

Donne nelle quali è insita la padronanza della canzone, della musica, del ballo, dell’abbigliamento, della raffinata presenza in qualunque occasione le si presenti. In questo troviamo un anello di congiunzione tra la geisha vera e propria e l’attrice meretrice. Essa costituisce l’evoluzione coscienziale dell’attrice meretrice. [Fig. 4-5]

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Fig. 4
Geisha con ombrellino
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Fig. 5
Profilo di geisha

Vediamo alcune peculiarità di queste donne che le caratterizzano, e troviamo il corrispettivo in Occidente in una donna che paga alti prezzi con la vita.

Nella situazione della geisha si nota che il rapporto con l’uomo è ribaltato, ed è l’elemento chiave: era lei che sceglieva l’uomo. Era l’unica figura politica che aveva questa situazione, dove poteva scegliere o rifiutare il rapporto sessuale.

La conseguenza è che le geishe erano le uniche donne che si amministravano da sole, o venivano amministrate da un’altra donna, detta okasan. La okasan era più anziana, viveva con la geisha, e la amministrava. Spesso era una ex geisha.

Altra caratteristica era il fatto che risultava normale che la geisha fosse intrattenitrice di un cliente da solo, o con un cliente e la sua concubina, o un gruppo di clienti. Normalmente si verificava che il padrone stesse con la sua concubina, ma per stare meglio, faceva venire una geisha che li intrattenesse cantando.

Verrebbe da domandarsi quale fonte di esperienza psicologica veniva alle geishe, che potevano osservare gli umani in tutti i loro comportamenti? Quale maturità potevano avere potendo specchiarsi così?

E ancora, quali donne potevano diventare geishe ?

Naturalmente c’era una graduatoria in tutti sensi, da quella fisica a quella culturale e psicologica. .

Ma ci sarebbe da chiedersi cosa poteva significare per il cliente il fatto di comportarsi liberamente, però sotto gli occhi della geisha. E inoltre, che differenza fa fare una cosa senza essere osservati o fare la stessa cosa con uno spettatore qualificato? E ancora: che cosa, consciamente o meno, rappresenta la geisha nell’ambito di una struttura mentale? Ipotesi. Consciamente o meno, la geisha veniva vista come la corporizzazione di una entità esoterica, sottile.

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Fig. 6
Kisaeng coreana

Forse la geisha rappresenta quella parte femminile dell’essere umano super qualificata davanti alla quale non c’è niente da nascondere, un’anima bianca. Un discorso così lo troviamo di fronte una linea che può essere definita come linea iniziatica femminile

La geisha non è monopolio di un popolo. La ritroviamo in Corea col nome di kisaeng [Fig. 6], in India col nome di ganika - anche se con il significato di prostituta di alto rango - in Ellade etera [Fig 7]. Il recupero da fare è quello della differenza tra concubina degli dèi e concubina divina.

Il termine concubina generalmente ha una connotazione dispregiativa, in altre società ha una connotazione restrittiva, religiosamente è negativa. Esisterebbe una lettura esoterica.

Che significa il termine concubina? colei che si giace con….

Concubina degli dèi si leggerebbe “colei che si giace con gli dèi”; concubina divina, esotericamente sarà “colei che si giace, essendo divina, con qualcuno”.

Nel primo caso viene conosciuta, posseduta, invasa da un dio, ad esempio le Sibille, la Madonna etc.

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Fig. 7
Frine davanti all’aeropago – La più celebre Etera dell’Ellade in un quadro di J.L. Jérôme

Focalizziamo due cose. Prima cosa, se una donna progressivamente, attraverso una crescita spirituale impara ad ascoltarsi sempre meglio, si accorge che in uno dei suoi tanti recessi profondi cova il desiderio di essere posseduta da un alieno, da qualcuno superiore, deifico. Il corrispettivo lo cerca nell’uomo.

La seconda cosa da mettere a fuoco è il fatto di interiorizzare che questo sacro amplesso ha come polo una entità esterna alla donna stessa.

Se prendiamo la concubina divina, troviamo il corrispettivo di questa situazione, scopriamo un desiderio profondo di essere divina, superiore, e nutriamo in noi il desiderio di sacrificarci giacendo con un essere inferiore.

Quindi due sono i desideri, uno di essere inferiore, e uno di essere superiore. Mitologicamente, le donne possedute dagli dèi, quindi inferiori, dignificate, cercavano un essere superiore, mentre un’altra serie di donne superiori scendevano a giacersi con esseri inferiori, qualitativamente diversi.

La seconda cosa che notiamo è la mutazione di atteggiamento a rapporto inoltrato. Il terzo fenomeno è che quando un individuo ha un comportamento preponderante di un certo tipo, poi esplode in un comportamento opposto. L’esoterista è una concubina divina.

Cerchiamo di comprendere una struttura di fondo dell’essere umano. La donna, con un minimo gesto può allontanare, sminuire un uomo. Ciò che l’uomo non sa è qualcosa che la donna percepisce, come dovrebbe essere e non è, quali spazi affettivi e mentali andrebbero vissuti insieme, e che ciò non accade.

Le due dita della donna che allontana il maschio sono forse un atto cosmico, forse questo universo, due dita di fanciulla, che gettano un essere inferiore.

Questo atto ci fa constatare una differenza tremenda tra la prostituta e la geisha, fra la confidenza e la cordialità, fra il soggiacimento e la disponibilità, fra la perdizione e la dedizione.

Perdizione inteso nel senso di perdere se stesso, quel qualcosa per cui non si è più un individuo; perdere il proprio deserto interiore, la condizione per cui l’autocoscienza non può sussistere su stessa.

Dedizione invece, nel senso di dedizione a qualcosa per cui uno è un essere umano. Obiettivo dell’amore esoterico è qualificare tutti i livelli precedenti, affinché si resti soli.