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BISOGNA o NON BISOGNA?

Disquisizione di politica
martedì 9 ottobre 2012 di Odino Grubessi

Argomenti: Politica


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BISOGNARE, da cui BISOGNA: verbo che denota una necessità.......

BISOGNARE, da cui BISOGNA: verbo che denota da un punto di vista oggettivo o soggettivo, una necessità, una convenienza, riscontrata ad un certo punto di una qualsiasi attività o stato. v. Dizionario della lingua italiana - Devoto-Oli.

Leggendo un bellissima rivista – CasAntica - 3ntini editore –

JPEG - 29.6 Kb
Rivista CasAntica
Settembre-Ottobre 2012

non molto diffusa, ma molto importante nel campo, ho avuto modo di leggere questo editoriale di Stefano Trentini.

Mi ha particolarmente colpito perché sono poche le persone pubbliche che hanno il coraggio di dire pane al pane e vino al vino.

Ormai la disaffezione per la politica in generale e per i nostri politici in particolare è molto evidente, ma in queste poche parole è riassunta tutta la nostra storia attuale.

Ho pensato di riportarvi l’articolo integrale senza alcun taglio per rispettare l’estensore, che spero apprezzerà, e per aumentarne la visibilità.


L’editoriale di Stefano Trentini

C’è un termine che è fra i preferiti e più usati dai nostri politici:

BISOGNA

E’ bello vederli in televisione con quegli sguardi quasi interlocutori come se fossero coinvolti personalmente, imbronciati come se fossero realmente preoccupati e ispirati nell’esprimere quelle frasi:

"Bisogna diminuire le tasse..-"; "Bisogna evitare i licenziamenti..."; "Bisogna riportare l’economia alla crescita..." e via, via con altri mille BISOGNA.

È una parola subdola. Chi ascolta è portato a pensare: è giusto, bisogna proprio farlo!"; "Sì, è vero bisogna. BISOGNA!’.

E in effetti: chi non è d’accordo?! Il problema è che manca sempre la domanda successiva: in che modo? Gli imprenditori più esperti sanno benissimo che in azienda ci sono alcune parole da lasciare fuori dalla porta e una di queste è proprio BISOGNA.

Vi immaginate se il dirigente di una azienda facesse le riunioni con i suoi collaboratori e dicesse: "... perché bisogna aumentare il fatturato, Bisogna migliorare la produzione"?

E i collaboratori: "È vero: bisogna, bisogna!".

Poi finita la riunione, nessuno ha avuto istruzioni e tutto prosegue come prima: verso il fallimento!

Raramente mi permetto di entrare in argomenti politici ma questa sfacciataggine che i nostri governanti hanno ormai raggiunto mi porta a fare almeno una riflessione sulle nostre pagine.

Queste cose i politici possono permettersele perché ai loro errori non segue nessuna conseguenza.

Non parlo degli illeciti ma semplicemente delle negligenze, del lavoro non fatto, dell’incapacità di gestire, di amministrare, di guidare, di aggiornarsi, di immaginare il futuro.

Una delle frasi più ripetute ultimamente da tutti gli schieramenti, oltre ai vari "bisogna" e "dobbiamo", è:

Non possiamo chiedere agli italiani ulteriori nuovi sacrifici.

Questa invece, che è una frase ipocrita, pronunciata per ingraziarsi l’ascoltatore, contiene una verità che sfugge allo stesso politico: lui, infatti, non rientra nella categoria ITALIANI, si tiene fuori.

I sacrifici vengono chiesti - imposti! a tutti gli italiani (operai, commercianti, imprenditori, pensionati, neodiplomati, neolaureati) ma non ai deputati o parlamentari.

E questa la dice lunga su questa categoria.

Ormai l’enorme quantità di falsità, illegalità, incompetenza, sfruttamenti e ruberie mi hanno portato a generalizzare su questa classe. Nella mia personale classifica della stima sociale, l’immagine del politico ha raggiunto un livello talmente basso che, un gradino prima di questo, c’è il ladro comune: almeno ha la dignità di dichiararsi tale.

Buona lettura con l’amarezza di chi è innamorato delle bellezze del nostro Paese, così in contrasto con questa gente.

Stefano Trentini, editore