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Rubrica: CULTURA


La giustizia per tutti (Claudiana, Torino)

IL DISCORSO DELLA MONTAGNA NEGLI ANNI DELLA CRISI DELL’OCCIDENTE


mercoledì 1 agosto 2012 di Carlo Vallauri

Argomenti: Religione
Argomenti: Storia
Autore del Libro : Ernesto Borghi


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Il “discorso della montagna” ritorna perennemente alla coscienza degli onesti che – come scrive F. S. Borrelli nella prefazione a Ernesto Borghi, La giustizia per tutti (Claudiana, Torino) – sono aperti alla “proclamazione della legge dell’amore e del perdono”. Il libro del noto studioso delle religioni si rivolge a quanti sono “poveri di spirito”, disposti a “porgere l’altra guancia”, e contiene una sistematica analisi dei testi di Matteo.

“Beati i poveri” nello spirito perché ad essi si prepara un “processo di rigenerazione”. Si tratta infatti di “aprire il cuore”, un cuore retto, fatto di coraggio, fedeltà, disponibilità e buone maniere: è l’azione dell’uomo che risponde “alla fame e sete di giustizia”: “beati coloro che realizzano pace”.

Ma – osserva l’autore – la pace, secondo la Bibbia, non è solo esclusione di conflitti, astensione da essi: gli attori della pace sono coloro che promuovono bene”, “quiete” dell’anima e armonia sociale, operando attraverso una serie di azioni di giustizia. Il cristiano di oggi – si legge – sa che “il nuovo nome della pace è lo sviluppo” (Paolo VI). I perseguitati, per cause di giustizia, non alzeranno la spada e non si eserciteranno più nell’arte della guerra, ma perseguiranno la giustizia “più abbondante di quelle degli scribi e dei farisei”.

Un richiamo quindi a realizzare “opere belle e buone”, senza alcuna reazione violenta di fronte all’ingiustizia. Contro ogni menzogna occorre andare oltre “la sfiducia reciproca” ed in favore invece della “tattica della non violenza” non secondo una logica retribuzionista, ossia una giustizia preoccupata esclusivamente di “riequilibrare le situazioni”, con “un onore fattivo e quotidiano”: “l’amore per il nemico è un altro nome per dire Dio”.

Ecco un rapporto d’amore vivificante che – nella esposizione di Borghi – non riproduce la perfezione di matrice greca, cioè virtù e felicità, ma è “ricerca di perfezione” nella dedizione raggiungibile attraverso l’accoglimento di sofferenze e persecuzioni e che ha un ulteriore prova nella “preghiera per i propri persecutori”: non solo non uccidere ma non insultare e non tradire, testimonianza umana manifestata nel “fare (silenziosamente) l’elemosina e non suonare la tromba. Ecco il segno di una “fraternità” che nel mondo di oggi – secondo quanto scritto dai saggi neo-testamentari – si esplica nello svuotamento delle “altre sovranità” oggi opprimenti: il consumo, la crescita economica, gli armamenti nel’interesse dei potenti, come le diverse forme di potere nell’ambito privato, nella famiglia, nella scuola, nel posto di lavoro.

Gli uccelli non seminano, non mietono, né ammassano nei granai mentre troppi esseri umani cercano di accumulare tesori sulla terra. Contro la tesaurizzazione terrena, soggetta alla rovina di agenti materiali e corrosivi, occorre optare per valori non soggetti al deperimento materiale. Nessuno può essere servo di due padroni: Dio e mammone.

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Ernesto Borghi

Quindi non idolatrie, né vacuità. Nei confronti dell’ingiustizia e dell’oppressione – così diffusi nel mondo globalizzato – occorre ricercare “quella giustizia portata da Gesù”, non immediatamente disponibile perché richiede impegno in un agire incessante e quotidiano. Ed inoltre “non dare ciò che è prezioso a chi non sa apprezzare”.

Occorre essere veramente liberi, non essere assoggettati ad una logica retributiva”. Come al diaframma, regolatore del ritmo e della forza del respiro, l’esigenza dello spirito umano conduce – seguendo Borghi – al “discorso del pianoro”, una predicazione rivolta a quanti si trovano nella sofferenza e vanno aiutati. Proprio la provenienza dei nostri simili da tanti luoghi, diversi e lontani, richiede una “dinamica universale” che supera ogni forma di ostilità, mette al bando l’odio e l’insulto affinché si possa “gioire” insieme.

Così da Matteo, seguendo la lettura di Borghi, abbiamo ben appreso: voi che siete sazi, voi che ridete ora, sarete afflitti e piangenti. Non credere quindi ai falsi profeti, nella convinzione della “solidità del bene” e della “fragilità del male”. “Benevoli” allora verso gli ingrati e i malvagi, per essere invece “misericordiosi” in una “comunità” che non ha paura di affrontare il mondo, ed in favore di una società diversa in una “nuova reciprocità ideale”. Il filosofo cinico “deve lasciarsi bastonare” e “mentre viene colpito amare coloro che lo percuotono”. Se non vedi la pagliuzza nell’occhio del fratello resti estraneo all’interiorità dell’anima.

Sulla base della più aggiornata bibliografia cristiana, la pratica dei valori del Discorso della montagna – conclude Borghi – parla agli uomini del Duemila. Non è pace quella stabilita dal potere: ecco perché la vittoria americana in Iraq – è una citazione d’attualità in rapporto alle conseguenze della guerra in quel paese – non ha coinciso con una pace autentica perché la pace non può nascere dalla menzogna. Un ammonimento, un timore, una speranza. Il sogno dei nostri tempi, una acuta “interpretazione biblica”, come ha osservato Luigi Bettazzi, nella situazione dell’Occidente, oggi quando vita e cultura sono soggette a tante esplosioni di violenza. Ma era necessario impegnare l’occidente nelle recenti guerre, dal Kossovo all’Afghanistan, all’Iraq? (Noi abbiamo cercato di rispondere all’argomento con la ricerca condotta nel libro “L’arco della pace”).