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Alberto da Giussano

Vulgus vult decipi !

Considerazioni sulla attuale stato del nostro paese, con una punta di amara ironia
venerdì 13 aprile 2012 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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E’ una vecchia massima latina (Il popolo vuole essere ingannato).
La prima volta che l’ho sentita citare da un vecchio frate ero giovane e non l’ho capita. Mi sono anche un po’ indignato perché mi è sembrata troppo cinica e glielo ho anche detto. Lui mi ha guardato, ha sorriso e mi ha risposto:

Sembra così, infatti, ma quando avrai vissuto ti accorgerai quanto sia vera’.

Mi torna in mente in questi giorni a proposito delle vicende della Lega Nord che occupano le cronache odierne. Come di consueto, per quanto mi riguarda, non è tanto sui fatti in sé che voglio focalizzare la mia attenzione quanto sugli uomini che li vivono e sul come li vivono, questi fatti, che del resto sono sempre quelli soliti di questo paese che rimastica in eterno gli stessi bocconi e non si decide mai né a inghiottirli né a sputarli. Brogli, corruzione, disonestà.

Una analisi lucidissima del problema etico posto dal finanziamento dell’attività politica in Italia è stata già fatta in Parlamento dall’ultimo statista italiano (Bettino Craxi) nel suo discorso alla Camera del 3 luglio 1992, e cominciava così: ‘C’è un problema di moralizzazione nella vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche…’

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Discorso di Bettino Craxi 3 luglio1992
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Non lo abbiamo voluto ascoltare, abbiamo scelto al contrario di zittire ad ogni costo quella voce molesta che gridava nel deserto delle coscienze e adesso, dopo venti anni, ci troviamo al punto di prima e forse qualche passo indietro. Sulla eventualità che alla “Milano da bere” dovesse seguire una Milano da spolpare personalmente non avevo dubbi, e quindi senza alcuna esitazione voglio sorvolare sul gossip delle intercettazioni e sui dettagli comportamentali dei vari personaggi della vicenda che la stampa illustra, sui quali pure avrei tanti motivi per ridere e per sorridere.

Ho avuto molte occasioni in passato di tornare in Lombardia e in particolare a Milano, anche perché la famiglia di mia madre si è trasferita a Milano fin dal 1914, in una delle prime ondate migratorie di pugliesi al nord. So bene perciò quanto antiche siano in quella area talune prevenzioni e quanto profondamente radicate siano talune altre convinzioni fondate sulla disinformazione e sul totale disinteresse dei locali a quanto accada al di fuori del proprio comune.

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Teatro della Scala (Milano)
Foto Giorgio Sommer (1834-1914)

Bossi e l’odontotecnico (Calderoni) non si sono inventato nulla, anche perché non ne sarebbero stati capaci. Hanno solo ripreso vecchi e ritriti motivetti popolari, noti e arcinoti. Sia i lombardi che i veneti hanno fatto buon viso a chi ha saputo carezzare le loro orecchie con le canzonette preferite, quelle che gradivano ascoltare. Un certo razzismo strisciante nel lombardo-veneto ce l’ho sempre trovato, c’era prima della Lega e ci sarà anche dopo. Quelle che spariranno forse saranno le scemenze celtiche e neopagane, assieme allo spadone di Alberto da Giussano che suppongo sarà collocato in congedo illimitato dalla compagnia del Carroccio.

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Angelo di Castel Sant\’Angelo

Propongo di far dono ai milanesi di una copia in gesso dell’Angelo di Castello che ripone la spada nel fodero, per consolarli della perdita e rassicurarli del nostro affetto. La guerriglia che ci fanno è sempre stata unilaterale, noi romani non ce l’abbiamo né con loro né con altri, gradiremmo solo essere lasciati in pace.

Ciò però che mi intriga e che seguo con interesse in questa occasione sono le reazioni popolari a queste rivelazioni che per gli addetti ai lavori non sono certo sconvolgenti, in quanto chi fa politica sa bene in quali acque si muove. Lo sono però per un numero notevole di persone che sembrano ancora vivere sospese tra questo mondo e il paradiso. Sono quelli che restano ancora e sempre disposti ad illudersi, magari contro ogni evidenza, e hanno bisogno di credere in qualcuno o in qualche cosa.

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Lega nord e Alberto da Giussano

Ascoltando le interviste televisive fatte a tanti elettori della Lega ne ho ricavato qualche considerazione. Io credo che tolti coloro che in palese malafede se la vogliono cavare con le formule dubitative d’uso, del tipo “sono tutte calunnie di Roma ladrona che vuole distruggere il nord, sopprimere l’unica opposizione reale nel paese… le cose bisogna provarle… gli accertamenti sono ancora in corso…ecc. ecc.”, restino due categorie di persone.
- La prima, composta in gran parte di donne è quella dei fideisti a oltranza, di quelli che dicono che a loro di queste novità non importa nulla. Si dica tutto quello che si vuole ma per loro non è cambiato niente, il Bossi non si tocca… Sono le fedeli del Santo, della stessa pasta di quelle di Padre Pio. Nulla può scalfire la loro fede, quindi lasciamole stare dove sono.

- Poi c’è anche un’altra categoria di gente, che è numerosa ed è quella che mi piace di più, cui mi sento più vicino. Quella col pianto nella voce, che esprime delusione cocente, dolore vero. Quelli che ai loro capi ci credevano veramente, e ora si sentono traditi, abbandonati.

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ABBIATEGRASSO, UNIONE PADANA IN PIAZZA CONTRO FS

Sono dunque costoro, in entrambi i casi e sia pure in modo diverso, comunque, tutti degli sciocchi? Assolutamente no! Non è questo ciò che ritengo. Chi crede in buona fede merita sempre rispetto. Anche se ha creduto nella opportunità di chiedere l’annessione di Abbiategrasso alla Svizzera non merita di essere truffato.

Avviene per costoro più o meno ciò che accade a tante altre persone che, tuttora, idolatrano campioni sportivi che magari indossano oggi i colori da loro amati solo in attesa di trovare qualcuno che li paghi un milione in più. Non me lo sarei mai immaginato ma ora quando vado al cimitero vedo su molte tombe sventolare la bandierina di una squadra di calcio, e mi chiedo cosa abbia rappresentato per costoro lo sport nella loro vita.

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La maglia-10 di Maradona

Mi chiedo ancora se, quando compriamo ai nostri figli la maglietta di Maradona, di Chinaglia, di Balotelli, davvero ci piacerebbe che i nostri figli divenissero persone simili a quelle, se sono quelli i modelli da proporre loro per una qualsivoglia altra considerazione che sia diversa dall’entità dei loro guadagni.

Quando si scinde il gesto sportivo da una motivazione ideale che sospinga l’atleta a ottimizzare il risultato del suo lavoro, a spingere in alto l’asticella della sua prestazione per il desiderio di migliorare se stesso, per l’affermazione sua e della comunità cui appartiene, senza stare a misurare lo sforzo, senza quantificare il sudore e la fatica per fatturarli, quale è la discriminante che diversifica queste prestazioni e le nobilita nei confronti di altre prestazioni personali, retribuite altrettanto lautamente, che non sto a nominare?

Non si tratta dunque di un fatto razionale se l’uomo comune tende alla assunzione di modelli da ammirare, da amare, in cui identificarsi e riporre una fiducia totalmente acritica. Avviene in base a un meccanismo nel quale è la stessa nostra volontà che facendo leva su un unico elemento che per una ragione qualsiasi ponga in evidenza taluni soggetti, per la bravura in uno sport in un caso, o la facilità di chiacchiera nell’altro, finisce per attribuire loro anche tutte le virtù che quelli non hanno ma che noi vorremmo che avessero, per cui generosamente glie le attribuiamo per farne dei miti.

A questo punto possiamo tornare al mio fraticello e al suo sorrisetto un po’ beffardo. Ahimè, oggi credo proprio che avesse ragione lui. Il popolo viene ingannato cento volte al giorno, è verissimo, ma in questo gioco il suo ruolo non è sempre quello di vittima passiva, ci mette tanto di suo, ed è vero in definitiva che “vult decipi”. Quanto meno, se non lo vuole lo consente consapevolmente, e non perché sia masochista, non perché sia formato da una congrega di deficienti ma per un’altra ragione, credo io.

L’uomo del nostro tempo è quello che è, ma è solo per autodifesa che tira fuori il peggio di sé, in realtà se ne intravedesse la possibilità gli piacerebbe poter essere migliore, vivere in una realtà meno schifosa di quella che lo circonda ogni giorno. Ha un bisogno insopprimibile di credere che il bene, la lealtà, l’onestà da qualche parte possano esistere davvero, anche se a lui non è capitato di incontrarli.

Mi vengono i brividi quando penso a qual punto di disperazione debba essere precipitata la gente se è giunta a riconoscere i simboli di questi valori in soggetti come Calderoli o Rosy Mauro!