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Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980) (Longanesi 2012)

LA STORIA DEL P.C.I. ATTRAVERSO LA DESCRIZIONE DEI SERVIZI DI POLIZIA

In un bel libro di Mirella Serri
giovedì 22 marzo 2012 di Carlo Vallauri

Argomenti: Politica
Argomenti: Storia
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Mirella Serri


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La storia del partito comunista italiano dal 1943-44 (rimpatrio di Togliatti) alla sua dissoluzione, oltre al significato politico della incidenza su tutta la vita nazionale, ha contenuti umani e culturali che non sono stati analizzati nella loro vera natura, giacché la scomposizione di quel forte insediamento sociale ha finito per privilegiare, nel ricordo e nelle conseguenze di fatto, elementi secondari e personali giacché i protagonisti hanno per lo più rinunciato ad ammettere la vera natura di quel crollo. Nell’89 la sua caduta era già sopravvenuta, rovesciando il senso alla grande avanzata del ’75 e la stessa portata dell’azione esercitata tanto a lungo, promuovendo una impostazione innovatrice e organica della lotta politica per l’affermazione di una sinistra capace di dare senso alla presenza e all’impegno di milioni di persone di differenti ceti sociali, e non solo del tradizionale mondo operaio..

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Mirella Serri

Da Napolitano a Bertinotti non sono mancate rievocazioni suggestive ma l’immedesimazione tra esistenza di gruppo e sviluppo civile in tanti campi è stata in effetti molto più profonda di quanto sia stato sinora sottolineato. Ebbene adesso giunge un singolare studio di Mirella Serri, che dopo aver messo alla sbarra i “redenti”, gli intellettuali cioè che, attivi nel fascismo, si sono poi ripresentati quali campioni dell’antifascismo (un libro che ha provocato non pochi traumi personali), indaga adesso la serie dei rapporti che intercorrevano tra la militanza comunista e il più vasto ambito sociale, popolare e culturale, sul quale il partito stesso incideva.

10000000000000C8000001171572FAFDMa la specifica peculiarità di questa opera Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980) (Longanesi, Milano) risiede nel fatto che la minuta ricostruzione delle vicende di quel partito, soprattutto delle sue illusioni e divisioni, e del progressivo distacco di frange intellettuali, dai grossi professori ai pretesi rivoluzionari, avviene attraverso la lettura che attraverso 35 anni ne hanno dato non i partecipi a quell’esperienza bensì (ecco la novità) i “gendarmi” o meglio gli addetti agli organi stabili preposti alla osservazione e al controllo degli eventi politici (ministero dell’interno, con la famosa direzione degli “affari riservati”, nella quale agivano numerosi “redenti” delle forze dell’ “ordine”).

Così, giorno per giorno, mese per mese, i solerti funzionari, raccoglievano notizie di prima mano, segnalavano movimento dopo movimento dei più significativi dirigenti politici ma soprattutto degli intellettuali di rilievo locale e nazionale al fine di rendersi conto di quanto il partito contasse realmente, sorvegliandone ogni “atto” che potesse essere “pericoloso” per l’ordine costituito. Così dai quadri politici più noti ai minori organizzatori nei piccoli centri la struttura statale veniva a conoscenza di quel che ribolliva nei diversi livelli e nei diversi settori sociali.

Ma la maggiore sorpresa per il lettore è il grado di percezione che solerti poliziotti avvertono circa la mentalità degli appartenenti dei diversi ceti (dagli operai ai contadini sino agli esponenti dell’arte e della cultura) in rapporto agli eventi politici in corso. Essi infatti sono informatissimi di tutto quel che avveniva nell’area comunista e sono capaci di darne una interpretazione esatta, quanto organica, circa gli effetti determinanti di quel che si pensava nelle strutture politiche del PCI, con tutte le implicazioni pratiche che ne derivavano.

10000000000000C8000000E813C0F677Ecco allora le “guardie” che frugano nei “quadri” e scorgono le discrasie, gli sforzi, la misura della partecipazione, le contraddizioni degli operatori politici nei vari settori. Tra i primi capitoli colpisce la rapida “politicizzazione” del settore artistico, inoltre la diffusa azione, nei diversi quartieri delle grandi città, come nei piccoli borghi, per dare un senso più ampio alla propria attività attraverso battaglie che andavano ben oltre l’evenienza momentanea. Ne esce, nella visione dei fautori dell’ordine che potevano essere, in una certa guisa, anche i potenziali avversari di quella grande operazione politica comunista, una serie di linee molto chiare dalle quali emergono chiaramente i punti di forza (il proselitismo spartano) e di debolezza (le rivalità interne) e, in misura ancora maggiore, le distanze tra quel che si diceva e si faceva credere e quel che effettivamente accadeva innanzi tutto nella super Unione Sovietica ma anche nelle minori attività di politica spicciola, attraverso le molteplici iniziative dirette a raccogliere consensi nei vari ambiti della società italiana.

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Attentato a Togliatti

I piccoli burocrati del Viminale avvertivano – con più acume di quanto non mostrassero gli intellettuali proni di Via delle Botteghe Oscure – come in qualche tenace fedeltà alle bugie raccontate vi fossero molte falsità e tanti stravolgimenti di dati reali.

Pagina per pagina si ripercorrono nome ed eventi di quegli anni, ma la crisi si rivelerà nella sua realtà anche se molti fatti sono restati avvolti nel silenzio complice tra rotture sincere, critiche fondate e la ricerca di strade più “comprensibili”. Il Sessantotto sopraggiunge come una sorpresa che travolge tante “false verità” in un bagno di giovanilismo tentatore eppure ricco di sogni.

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Tessera del partito 1981 con immagine della prima tessera emessa

Giungiamo infine all’estremismo “infantile” tanto deprecato e denunciato dal grande padre Lenin: Feltrinelli e Negri tra i maggiori “cantori” di una rivoluzione che non avverrà mai perché disegnata su una Italia esistente solo nei loro vaneggiamenti. L’ “autonomia operaia” svapora tra speranze rivoluzionarie e la scelta terrorista. Giornale per giornale, gruppo per gruppo, piccoli leader uno dopo l’altro assurti alla rapida notorietà per poi mollare di fronte alle continue trasformazioni con lo spettacolo ampiamente del successivo passaggio dall’altra parte del fronte politico.

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La minaccia ROSSA

E Mirella Serri sa descrivere, di scena in scena, tutti questi piccoli e grandi “eventi” tra il richiamo pertinente e la satira che fa da graduale contorno musicale all’intero libro: un riepilogo del “sogno infranto”, presentato con tono gradevole e una documentazione ineccepibile. Vi sono pagine di autentico godimento per il gusto sottile e la chiave dissacrante che l’autrice mette in atto per colpire quel gigantesco tentativo di “inganno” che ha colpito più generazioni.

Ma resta una domanda da porre alla scrittrice: non scorge, al fondo, delle sue impeccabili “rivelazioni”, uno sforzo costante e tenace di tanti “piccoli” compagni attivi, spesso posti di fronte a problemi più vasti dei loro personali orizzonti, per impegnarsi a realizzare una “grande speranza”? Il PCI non è stato soltanto quel quadro deludente presentato nel libro con tanta intelligente irriverenza, ma è stato anche un tentativo di compiere uno sforzo comune per influire in positivo nella società italiana.

Noi oggi possiamo sorridere su tante affermazioni esagerate ed apodittiche, su quelle bugie diffuse con profusione, ma dietro di esse vi era la vita vera, semplice dei militanti non intellettuali. I “gendarmi” erano in grado di raccogliere informazioni ghiotte quanto potevano essere le dichiarazioni e le parole grottesche di tanti intellettuali, maschi e femmine. Eppure c’era al fondo una “sincera volontà”, da parte di queste ultime, di contribuire con maggior vigore alla “liberazione della donna”: così si aprivano pagine concrete di sofferenza e di vita. Infine da notare come non numerose siano le testimonianze di critica al potere sovietico: tra le poche emergono gli esempi anticipatori di Mara, come di Carlo Muscetta, oltre a Voltolina Pertini.