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Alla Mia Sinistra - Lettera aperta a tutti coloro che vogliono sognare insieme a me (Mondatori ottobre 2011)

FEDERICO RAMPINI E LA SINISTRA

Una lettera aperta rivolta agli ottimisti
giovedì 16 febbraio 2012 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Politica
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Federico Rampini


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Federico Rampini, corrispondente della “Repubblica a New York, già vicedirettore del “Sole 24 ore”, inviato a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino, docente universitario a Berkeley e Shanghai, da 30 anni osservatore e testimone privilegiato della globalizzazione nei grandi vertici internazionali (Trilaterale, G8, G20, World Economic Forum ecc.), ha scritto diversi libri, come “Il Secolo Cinese”, “l’Impero di Cindia”, “Slow Economy”, “Occidente Estremo”.

Nel suo saggio “Alla Mia Sinistra - Lettera aperta a tutti coloro che vogliono sognare insieme a me” edito da Mondadori, afferma che ha sentito il dovere di scriverlo per i suoi figli e i loro coetanei penalizzati dall’attuale difficile mercato del lavoro, nonché per rispondere delle sue responsabilità. “Appartengo a una certa generazione della sinistra occidentale che ha creduto di poter migliorare la società usando il mercato e la globalizzazione. Oggi so che la sinistra ha commesso errori fatali di cui sono stato partecipe” egli afferma.

1000000000000118000000B410CED8ABDopo la Caduta del Muro di Berlino e l’avvento di due leader progressisti, come Clinton e Blair, in effetti il liberismo sembrò anche alle sinistre un sistema meno ingessato ed oligarchico, capace di offrire maggiori opportunità a tutti, insomma “l’Eden del cittadino-consumatore, finalmente sovrano”. Nessuno si accorse allora delle sottili trame delle destre già in atto (ad esempio in California, paradiso della beat generation, quando già nel ‘79 la produzione veniva spostata dalla Rust Coast allaWest Coast meno sindacalizzata, oppure in Messico), trame sottovalutate dai progressisti affascinati dalle opportunità occupazionali offerte dalle nuove tecnologie, mentre le destre e i grandi centri del potere capitalistico elaboravano gradualmente nel tempo strategie per attuare un grande disegno egemonico e raggiungere così gli attuali obiettivi: incremento dei profitti con deregulation, privatizzazioni e sfrenato free trade, smantellando senza pietà Welfare, middle class, sindacati, diritti e tutele dei lavoratori, con ricatti e minacce di delocalizzazioni in Cina, India, Brasile, Europa dell’Est e altri paesi emergenti (Marchionne ne sa qualcosa).

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Federico Rampini

Il libro include 6 capitoli dai titoli molto significativi: 1) Dove abbiamo sbagliato; 2) La mia Asia e le illusioni perdute della globalizzazione; 3) In cerca di speranza nei mari del Sud; 4) La mia Italia volgare e gaudente; 5) Il grande cantiere della destra; 6) Prove generali di un mondo che verrà. 100000000000010B000000BDB0574E47 Plutocrazia, tecnocrazia, populismo, corruzione sono i pericoli da combattere in tutto il mondo, non solo in Italia “piccolo laboratorio mostruoso di queste patologie”, soprattutto con il berlusconismo, ma non solo con esso se si esamina in modo critico il nostro passato, patologie che hanno compromesso la nostra immagine a livello internazionale a scapito di tante “eccellenze” ancora esistenti. Criticando i politici italiani in ambito europeo, egli esprime qualche elogio soltanto per Emma Bonino e per Mario Monti di cui è stato allievo. Oggi è vero che tanti italiani sono contenti di essere usciti dal berlusconismo, ma se estendiamo la visione oltre i confini nazionali ai mali del mondo globalizzato, ci sentiamo sufficientemente protetti?

Lo stesso Rampini afferma che democrazia e libertà sono messe ora in pericolo dal superamento del concetto di Stato-Nazione a vantaggio di politiche globalizzate: esse quindi vanno difese elaborando con coraggio strategie alternative al dominio di Spread e agenzie di rating, da considerarsi tutt’al più come termometri per misurare la febbre di un’economia “realmente” malata, non certo come mezzi usati da speculatori finanziari, veri avvoltoi che piombano sui moribondi per divorarli e derubarli dei “gioielli di famiglia” con la scusa del “DEBITO”, un vergognoso circolo vizioso che colpisce individui e paesi in difficoltà per paurosi sprechi di governi composti da “Yes Men” pronti a sottomettersi pur di godere di privilegi e vantaggi.

1000000000000097000000E1CBC88FD8Negli anni’30 per Roosevelt fu più facile imporre regole e austerità ai potenti e corrotti ricchi dell’epoca con il New Deal poiché comunque egli agiva entro i confini di uno Stato-Nazione e il conflitto distributivo tra Caste e poveri fu risolto poiché alla fine tutti si sentirono “nella stessa barca”, ma oggi la GRANDE CONTRAZIONE, come egli definisce l’attuale terremoto economico-finanziario e sociale, porta tale conflitto ad un livello planetario per la ripartizione di risorse naturali, redditi e capitali.

Pur evidenziando i gravi problemi epocali che ci affliggono, con continui flash back per ricercarne le cause in un periodo che va dalla Grande Depressione del ’29 ad oggi, Rampini non è pessimista e cerca sempre di bilanciare gli aspetti negativi con quelli positivi, poiché secondo lui l’attuale crisi si può superare aprendo una pagina nuova basata su onestà, equità, giustizia e solidarietà.

Da un capitolo all’altro del libro, egli ci conduce per mano con la sua lunga esperienza di “nomade della globalizzazione” in un’attenta analisi comparata tra Asia, America, Europa, attraverso gli acronimi di “CINDIA” (Cina e India) e “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). A chi provocatoriamente gli domanda “Perché non esportiamo la CGIL in Cina?”, risponde che in effetti là già si registrano episodi di reazioni e ribellioni al regime, ma il cammino verso rivendicazioni sindacali è lungo come ben sappiamo noi occidentali che l’abbiamo già percorso e stiamo combattendo per preservarlo. Pur non celando gli effetti distruttivi del free trade con politiche repressive verso libertà e diritti umani, sfruttamento, devastazioni ambientali e quant’altro, egli non può far a meno di riconoscere le antiche capacità del popolo cinese fatte di laboriosità, talento commerciale e spirito di sacrificio, come non può non prendere atto dei progressi della democratica India che tuttavia dovrebbe riempire di maggiori contenuti i suoi programmi politici, seguendo magari l’esempio del Brasile dove le disuguaglianze sociali non sono così accentuate.

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Dilma Rousseff

La nuova Costituzione brasiliana, infatti, applicata dal socialista Lula e poi dalla presidente attuale, Dilma Rousseff, ha “incorporato” nell’economia le masse dei poveri, senza penalizzare eccessivamente i ricchi. Rampini elogia la guerra ai narcos che ha migliorato le condizioni delle favelas dove si apprezza l’azione congiunta di volontariato e governo, l’introduzione della “bolsa familia”, premio alle madri che combattono l’evasione scolastica, le oculate politiche protezioniste che impongono alle lobby l’assunzione di manodopera locale o l’uso di macchinari made in Brazil, l’impulso alla ricerca per l’uso di mono-cellulose ricavate da bucce di banane e ananas, o di bioetanolo “buono”, cioè non ricavato dal mais affamando la gente, ma dalla canna da zucchero la cui produzione è sovrabbondante in Brasile.

Si arriva così in fretta agli ultimi capitoli dove viene messo a fuoco il nuovo Verbo della destra che in USA si prepara alle prossime elezioni contro un Obama “ingrigito” e invecchiato da preoccupazioni e attacchi velenosi di repubblicani e democratici delusi. La novità per le prossime elezioni sarà il crescente consenso verso il “Tea Party Movement” che si schiera contro oppressione fiscale, statalismo e Stato sociale senza comprendere che distruggendo il potere d’acquisto di lavoratori e classi medie in occidente lo si consegna nelle mani del Global Village altrove. 10000000000000B7000001148A4B83F9

Intanto negli USA molti combattono contro le speculazioni finanziarie (Occupy Wall Street), oppure si organizzano per affrontare la recessione con prodotti a basso costo e yard sales (vendite di oggetti inutili sul marciapiede di casa), evitando acquisti compulsivi sostituiti ora con baratto, scambio, affitto, prestito non solo di oggetti, ma perfino di danaro pur di evitare le banche. Il manuale “La Sfida delle 100 Cose” di D. Bruno, una nuova aritmetica della vita che punta a vivere con 100 cose essenziali, oppure il saggio di Botsman e Rogers “What’s Mine is Yours” (Quel che è Mio è Tuo), o “The Economics of Enough” (l’Economia dell’Abbastanza) di D. Coyle, mostrano la tendenza verso un consumismo collaborativo che punta a rivalutare le relazioni umane in una ricerca di fiducia reciproca e ottimismo, scossi dai tragici eventi che hanno distrutto il sogno americano. L’economia della condivisione insomma dilaga tra i giovani, mentre ”The Big Shift” (Il grande Spostamento) di M. Freedman incoraggia i nuovi pensionati, ex baby-boomers, a donare un “encore stage”, cioè un bis nel gergo teatrale, mettendo ancora a disposizione della società le loro competenze, esperienze, nonché tutte le attitudini creative talvolta compresse in lavori di routine.

Secondo gli esperti R. Johnson, A. Cramer e D. O’ Rourke, l’unica via d’uscita in futuro per i giovani sarà il settore “della sostenibilità ambientale e sociale”, cioè salute, ambiente, istruzione e servizi alla persona, campi meno esposti alla concorrenza internazionale. 10000000000000F4000000CFC75F0019

“E l’Italia cosa farà da grande? ” si chiede Rampini mentre con questo libro offre suggerimenti ai giovani, invitandoli a non scoraggiarsi e ad essere ottimisti, nella sua ottica di uomo di sinistra convinto che in fondo “la storia siamo noi” se ci facciamo parte attiva per influenzarne gli eventi e se siamo pronti a fare esperienze all’estero, magari in Brasile, per poi far circolare nuove idee in patria e combattere sistema clientelare e nepotismo, pagando le tasse per avere servizi migliori, cominciando anche da piccoli gesti quotidiani per rispettare gli altri, come pagare il biglietto sul bus.

Personalmente penso che ogni essere umano debba essere libero di restare in patria o di andar via, ma senza essere costretto ad emigrare. Non tutti sono bamboccioni, sfigati o figli di papà col posto fisso già pronto dalla nascita.

Nel libro di Rampini ho apprezzato soprattutto l’idea di voltare pagina per trovare una narrazione comune, non legata a questa o quella categoria oppure a una nazione piuttosto che a un’altra, una narrazione comune che coinvolga tutto il genere umano e lo traghetti verso un futuro migliore.