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IL TESTIMONE IDEALE DI TRE PRESIDENTI: LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Da Scalfaro a Ciampi a Napolitano
venerdì 10 febbraio 2012 di Rodolfo Carelli

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica

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La morte di Oscar Luigi Scalfaro (93 anni) ci dà l’occasione per una riflessione sul passaggio del testimone ideale da lui ai suoi successori, Ciampi e Napolitano. Il testimone ideale che li accomuna è la difesa della Costituzione scritta, contro i tentativi ricorrenti di accreditare come necessità prevalente una sua modifica che prescinda dalle garanzie costituzionali a presidio dell’autonomia dei poteri e tra i poteri.

L’addebito più grave ed ostinato rivolto a Scalfaro nella sua gestione presidenziale è stato quello di non aver fatto subito seguire lo scioglimento delle Camere appena cadde il primo governo Berlusconi per la rottura con la Lega, nella convinzione che solo il voto popolare avrebbe potuto legittimare un nuovo governo.

La deriva populista veniva a sostituirsi alla centralità del Parlamento che costituisce il cuore della vita democratica del Paese. E’ stato per primo Scalfaro col suo famoso “Non ci sto!”a mettere un punto fermo contro lo stravolgimento dei principi costituzionali.

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Oscar-Luigi-Scalfaro

Nelle reazioni e commenti alla morte di Scalfaro ne spiccano due su tutti gli altri: il prudente silenzio di Berlusconi e le oneste considerazioni di Alemanno che sollecita una revisione critica della dura posizione presa a suo tempo contro Scalfaro.

Sia pure non esplicitato, è evidente il riferimento alla posizione assunta da Napolitano, in sintonia con quella precedentemente assunta da Scalfaro, quando considerò legittima la permanenza di Berlusconi al governo nel momento in cui, dopo la rottura di Fini, trovò tra i transfughi del centrosinistra il sostegno parlamentare necessario per restare legittimamente al comando del Paese.

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Carlo Azeglio Ciampi

Ho parlato di testimone ideale tra i tre Presidenti che si sono succeduti, includendo anche Ciampi, poiché, mentre le analogie delle due situazioni richiamate di Scalfaro e Napolitano si commentano da sole, non meno coerente nella difesa della Costituzione fu l’operato di Ciampi non solo durante il settennato, ma anche in chiusura dello stesso.

Non è stato messo in evidenza il fatto che ripetutamente fu offerta a Ciampi la conferma al Quirinale, ma la fermezza del suo rifiuto fu motivata (oltre che per ragioni di età) dalla volontà di avere le mani libere nell’opporsi alla riforma costituzionale votata dalla destra e soggetta al prossimo referendum confermativo.

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Giorgio Napolitano

Delle due l’una: restando al Quirinale avrebbe dovuto tradire i suoi convincimenti ideali per evitare un pericolosissimo cortocircuito istituzionale o, come poi ha fatto, sfilarsi appena in tempo alla scadenza del mandato e prendere posizione contro le modifiche introdotte dal centrodestra.

Varrà la pena ricordare che la stessa Costituzione veniva modificata ad personam, prevedendo un Premier che tiene sotto scacco il Parlamento con la minaccia di scioglimento e relega il Capo dello Stato da massimo garante dell’equilibrio tra i poteri a notaio dei suoi voleri.