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I partiti politici milanesi nel secolo XIX (Mursia Editore, 2011)

DA MILANO LA SPINTA ALL’UNITA’ NAZIONALE IN UN LIBRO DI SALVEMINI


martedì 1 novembre 2011 di Carlo Vallauri

Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Gaetano Salvemini


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Il testo di Gaetano Salvemini (ora riedito da Mursia con accurata presentazione di Arturo Colombo), al quale sono molto affezionato perché, letto all’inizio delle mie ricerche storiografiche, mi ha affascinato e soprattutto indicato alcune linee di fondo dalle quali ho tratto motivazione per la pubblicazione di un volume sui movimenti politici italiani di quel secolo, edito da Bulzoni nel 1972.

E sono proprio le prime pagine sull’università di Padova come quelle successive sui giovani impegnati nelle prime lotte risorgimentali a far riflettere sulle condizioni morali e sociali della generazione che avrebbe pagato con il suo sangue la sua volontà di riscatto nazionale. Nella disparità delle tendenze politiche del tempo affiora quella larga parte della popolazione che guarderà presto a soluzioni repubblicane di fronte allo spirito conservatore dell’aristocrazie fondiaria. Il settembre-ottobre 1847 emerge con i suoi fermenti mentre Cattaneo guarda ancora a una soluzione moderata nell’ambito delle libertà federali. La partecipazione al cambiamento è altrettanto espressione dei ceti borghesi.

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Le cinque giornate sono descritte con grande precisione e – in quest’anno di rievocazione – sono pagine sulle quali riflettere sul comportamento dei “democratici”, e sulle cause dei loro timori. Sul punto nodale del rapporto tra governo provvisorio milanese e Carlo Alberto, Salvemini tiene a mettere in evidenza sulle “incertezze del re”. La presenza sul campo di battaglia di persone appartenenti a ceti diversi è significativa mentre saliva la tendenza a puntare sulle garanzie offerte dalla monarchia costituzionale. La scelta per la “fusione” è condivisa dai ceti aristocratici, borghesi, artigiani e popolari, a conferma del diffuso spirito animatore unitario. Le manifestazioni e le iniziative sono prova della molteplicità delle origini sociali dei partecipanti al movimento: le interne discrasie ravvivano la suggestiva narrazione del grande storico, il quale poi prosegue la sua spiegazione degli eventi degli anni cinquanta per affrontare infine le ulteriori vicende con gli animi sempre accesi dalle varie parti sino al tragico maggio del ’98.

E le ultime pagine offrono un affresco illuminante sulle origini della “reazione” conservatrice, con osservazioni valide non solo in quello specifico contesto. Sono tutte ragioni che inducono alla lettura di questo “formidabile volumetto”.