INFORMAZIONE
CULTURALE
Dicembre 2018



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 4662
Articoli visitati
3977738
Connessi 15

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
10 dicembre 2018   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

VINCITORI E VINTI (Mondadori 2005)

L’ITALIA ANCORA DIVISA TRA ?

Il recente libro di Vespa
mercoledì 14 dicembre 2005 di Carlo Vallauri

Argomenti: Politica
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Bruno Vespa


Segnala l'articolo ad un amico

Puntuali come zampognari d’Abruzzo ai primi di dicembre arrivano i libri di Bruno Vespa. Già l’anno scorso il più noto conduttore televisivo specializzato nella politica aveva allargato il campo d’osservazione, non più ristretto a vicende di stretta attualità, ma risalendo all’esperienza fascista. Adesso già il titolo Vincitori e vinti (Mondadori) e ancor più il sottotitolo - che richiama le “stragi dell’odio” dalle leggi razziali del ’38 agli attuali protagonisti Prodi e Berlusconi - indicano la ricerca di antefatti e cronistoria degli eventi nei quali l’Italia si è lacerata, durante il regime mussoliniano, poi nella guerra civile, infine in quella contrapposizione tra comunisti e anti-comunisti che ha connotato la prima repubblica ed ancora viene sollevato da una parte, in termini ormai desueti, per le prossime elezioni.

L’esposizione è precisa ed accurata, per ogni argomento sono precisati i punti principali, senza sottacere diversità di opinioni. L’autore sa collocarsi nel terreno del “politicamente corretto” al fine di non dispiacere troppo né agli uni né agli altri su argomenti controversi. Denuncia quindi dei crimini nazisti ma anche delle violenze partigiane come dei massacri compiuti in Unione Sovietica. L’interesse maggiore del libro è nei particolari: perché anche i più informati non conoscono o non ricordano quei dettagli di incontri e scontri che hanno costellato le relazioni interpartitiche. Qui invece il lettore trova o ritrova quelle notizie più idonee a caratterizzare un personaggio, un evento, un momento delicato, senza sfuggire all’assunzione delle responsabilità per quel che dice, citando fonti, sulle quali poi chi vorrà potrà andare a cercare approfondimenti. Per le fasi più vicine la narrazione attrae specie per quanto riferito all’autore direttamente dai protagonisti, l’attuale presidente del consiglio, il candidato premier del centro-sinistra o Bertinotti, per il passato, da Andreotti a Cossiga, sino al referendum sulla fecondazione assistita e alle recenti variazioni costituzionali ed elettorali (per quest’ultima c’è una breve ma utile scheda esplicativa, essendo stati i giornali avari e spesso imprecisi nel riferire in merito).

Sui temi del terrorismo - quello nostrano delle brigate rosse e quello attuale degli islamici - vi sono puntualizzazioni interessanti, ma certo l’autore rifiuterebbe di parlare di “terrorismo di Stato”, espressione frequentemente usata non solo dagli avversari che lo combattono ma anche da eminenti studiosi americani, oppositori di Bush. Forse proprio su questo terreno malfermo appaiono evidenti alcune omissioni, preferendo l’A. un corso “correct” secondo la vulgata diffusa da Washington, che rischia di privare il lettore di considerazioni meritevoli a livello internazionale di maggiore attenzione. Vincitori e vinti difficilmente amalgamabili allora, nel ‘38-’40, come nel ‘39-’45, gli uni totalmente separati dagli altri e non c’è disponibilità alla comprensione che valga a sanare quelle rotture: la causa è nella impossibilità a rimuovere quali passati tristi, di quelle guerre civili combattute in Italia. Ma per intendere lo spirito di Vespa occorre rifarsi a quella umanità dei comportamenti popolari che si riscontrano proprio nell’Abruzzo, da cui egli proviene, regione nella quale non si verificarono negli anni degli eccidi quei tratti feroci di lotta dolorosamente rivelati nelle stragi dell’odio: forse ciò gli consente di esporre quei periodi così tormentati con imparzialità degna di lode.