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Per una buona ragione (Edizioni Laterza, 2011)

ECCO IL NUOVO LEADER DEI "DEMOCRATICI"


martedì 30 agosto 2011 di Carlo Vallauri

Argomenti: Politica
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : a cura di Miguel Gotor e Claudio Sardo


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Per tutti gli italiani che hanno visto il lungo percorso della creazione del “partito democratico” la lettura dell’intervista – a cura di Miguel Gotor e di Claudio Sardo – a Pier Luigi Bersani può essere un utile chiarimento, giacché le segreterie Veltroni e Franceschini hanno dato l’impressione di un movimento politico costituito principalmente dalla presenzialità mediatiche mentre il nuovo segretario nazionale, nelle risposte fornite agli interlocutori, offre un quadro chiaro ed esauriente non solo sulla sua personalità ma sulle “ragioni” più sostanziali e profonde della recente formazione politica della sinistra, nata dal congiungimento tra ex comunisti della nota tradizione storica con una parte di democristiani, con prevalente provenienza di esponenti che “guardavano a sinistra”. E quindi non a caso il libro ha il sobrio titolo Per una buona ragione (Edizioni Laterza, 2011) e si apre con un richiamo al “futuro del Paese” e alle innovazioni proprie delle nuove generazioni.

“Andare oltre Berlusconi” diviene allora fatalmente il punto di riferimento di questo “emiliano pragmatico” chiamato a guidare il partito. Ed egli si rende perfettamente conto della necessità di affrontare il terreno dell’azione politica sul terreno di una “missione” trasformatrice, senza pensare a nuovi schemi ideologici, bensì ad una “democrazia del lavoro”, fondata nella concretezza di una battaglia da condurre sul terreno classico dei principi di libertà ed eguaglianza, nel quadro della situazione politica esistente. Sul piano personale Bersani espone “quel tanto di anarchico che è in lui”, e nonché il suo atteggiamento giovanile di fronte al fenomeno del ’68, visto non come “contestazione” bensì quale “partecipazione collettiva”, al contrario di quanto indicato dalle espressioni che gli intervistatori gli offrono. Ecco allora si spiega il suo ruolo attivo nelle formazioni di “Avanguardia operaia”, un movimento che contestava il PCI da sinistra, proponendo progetti innovatori.

La scelta per laurearsi in filosofia con una tesi su Gregorio Magno e la visione della grazia e dell’ “autonomia umana”, rivelano il carattere di una predisposizione che guardava sin da allora all’ “umanità” dell’uomo, oltre ogni forma di condizionamento. Poi c’è il passaggio al PCI, di cui diviene presto militante e quindi dirigente a Piacenza.

“Rigore morale” ed “umiltà”, come precisa delineando un percorso personale. L’elezione al Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna consente di chiarire la modernità di una concezione che non guardava certo a modelli dell’Est europeo. Il “trauma”, della Bolognina, vissuta come qualcosa di “sperato” eppure imbarazzante, con la scelta “visionaria” di Occhetto, accettata e dimostratasi positiva. Cade la “gabbia populista”: la condanna è netta, come il riconoscimento delle responsabilità delle forze progressiste per quanto avvenuto negli anni ’90. Per l’Europa vengono auspicate “istituzioni più forti” che sappiano colmare il “deficit di politica”.

Interessante è la osservazione che “uno sguardo retrospettivo” può aiutare a recuperare l’intera cultura politica della sinistra, con il riconoscimento del “contributo attivo” dei socialisti, quello laico radicale e della cultura nazionale”. E, da studioso qual è, Bersani precisa di non condividere una visione strettamente storicistica della cultura politica del PCI e richiama i motivi della “modernizzazione” da attuare nel campo sociale del paese esprimendo un giudizio complessivamente positivo sulla prima Repubblica sino agli anni ’60.

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Pier Luigi Bersani

L’attività poi svolta al governo in delicati compiti concernenti l’industria lo inducono a valutazioni sull’attuale stato del capitalismo italiano con le difficoltà evidenti a reperire i capitali necessari per la ripresa. Riconosce l’esito non soddisfacente della privatizzazione della Telecom da parte del governo D’Alema. A proposito delle polemiche recenti nel mondo sindacale il segretario del PD afferma che la contrattazione nazionale non può scomparire: abbiamo bisogno – precisa – del decentramento delle relazioni non di soluzioni che porterebbero alla disarticolazione. Valida è anche la precisazione che “il partito non è un’autorità morale” ma che il suo compito è di suscitare risorse etiche e civiche, indirizzandole su un programma di riforme.

E la continuità ed individualità del pensiero formativo di Bersani risulta anche nelle risposte alle domande sulla “confluenza” cattolica nel partito, tanto più che egli tiene a ricordare l’esperienza riformista di tutto il centrosinistra europeo, costituito dal contributo di tradizioni diverse. La “sfida riformista” approfondisce l’essenza principale che egli tiene a sottolineare per l’avvenire del partito. Vogliamo infine notare come la finezza e l’essenzialità dei validi interlocutori abbia contribuito alla chiarezza espositiva dell’intervistato.