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Ritratti romani

Nei Musei Capitolini i potenti di un tempo mostrano le loro facce
mercoledì 16 marzo 2011 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Omnis non moriar (non morrò del tutto). È questo forse il messaggio che giunge per primo osservando i volti di imperatori, condottieri, matrone, intellettuali, insieme ad altri personaggi ormai anonimi, nella grande mostra di arte antica “Ritratti. Le tante facce del Potere”, che si tiene dal 10 marzo al 25 settembre 2011 nei Musei Capitolini.

L’esposizione, a cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, offre l’occasione di riflettere su uno dei principali mezzi di comunicazione del mondo antico attraverso 150 pezzi tra teste, busti e statue a figura intera, provenienti dai maggiori musei europei. Sono ritratti realizzati in terracotta, bronzo e soprattutto marmo, lungo un arco di tempo che va dalla Roma repubblicana al tardo Impero, senza trascurare il confronto con i prototipi dell’Egitto (dove in effetti nasce il ritratto) e della Grecia.

Pensiamo per esempio al successo dell’immagine di Alessandro Magno, imitato a più riprese da privati, o degli intellettuali e filosofi greci, cui molti romani volevano essere assimilati. Un esempio su tutti è dato da Cicerone, il cui ritratto deriva da quello del commediografo Menandro.

10000000000000FA000000BC2538E771Seguendo il percorso della mostra, suddiviso in sei sezioni, ci rendiamo conto che Roma e le città romane erano letteralmente invase da una straordinaria quantità di immagini: gli edifici pubblici e privati, come pure i monumenti funerari conservavano i volti di personaggi onorati o degli antenati illustri, anche se l’intento non era semplicemente quello di trasmettere le reali fattezze fisionomiche, quanto quello di parlare dell’individuo attraverso la rappresentazione delle sue qualità morali. In effetti, anche se i ritratti vengono di norma suddivisi in maniera semplicistica in “idealizzati” e “realistici”, alcune caratteristiche dipendono sempre da modelli preesistenti, quindi non sono mai del tutto veritiere.

Le fattezze degli uomini illustri vengono interpretate per offrire un’immagine a volte eroica, a volte di uomo d’azione e ancora dell’uomo politico maturo e pacato. È questo un fenomeno comunicativo già presente in ambito greco, per esempio nelle raffigurazioni dei sovrani ellenistici, che vanno dai ritratti realistici che trasmettono un forte senso di energia a quelli che idealizzano l’immagine per renderla simile a quella di un dio o di un eroe.

Pensiamo a Mitridate VI (120-63 a.C.), raffigurato come Ercole in una testa proveniente dal Louvre, nella sezione “Principi e privati come dei”. La stessa assimilazione ad Ercole, con tanto di clava e pelle di leone, la troviamo a Roma in un ritratto di Traiano e in uno splendido busto (192 d.C.) di Commodo dei Capitolini. Una grande statua in marmo, il cosiddetto Decio, raffigura un uomo con gli attributi di Marte. Anche le donne non sono da meno. Livia Drusilla, moglie di Augusto, si è fatta raffigurare come Cerere, una matrona come Igea e un’altra ancora come Onfale. In un gruppo statuario di coniugi dalla necropoli dell’Isola Sacra presso Fiumicino troviamo invece la rappresentazione della coppia come Marte e Venere.

Gli imperatori sono stati raffigurati tutti secondo molteplici tipologie (per Adriano se ne contano addirittura 7), ma già prima con Giulio Cesare ne abbiamo due, una precedente alla morte e l’altra postuma che appare più idealizzata. Proveniente da Berlino, è in mostra il cosiddetto “Cesare verde”, probabile ritratto del condottiero realizzato in un materiale molto pregiato come la grovacca verde e con intarsi di materiale diverso negli occhi.

Altri celebri ritratti di età repubblicana sono il “Bruto capitolino” in bronzo, e i cosiddetti “Mario” e “Silla” in marmo provenienti dalla Glyptothek di Monaco. Di grande interesse è la statua del cosiddetto “Togato Barberini” (I secolo a.C.), dalla Centrale Montemartini, raffigurante un magistrato che mostra con orgoglio i ritratti di due antenati. Una vetrina iniziale spiega proprio il passaggio dalla maschera del defunto ai primi ritratti. Una testina in terracotta dal Louvre offre il raro esempio di una riproduzione miniaturistica di un progenitore, forse adoperata nel culto domestico.

Nella sezione “Lo schema delle immagini”, vediamo la raffigurazione del corpo del personaggio effigiato, ovvero le varie tipologie di ritratti onorari, dal togato, al loricato (cioè con corazza), alla nudità eroica.

Ne “Il volto dei potenti” viene evidenziata la tendenza da parte dei privati a imitare le acconciature e le caratteristiche fisionomiche di imperatori o altri membri della casa regnante.

L’ultima sezione, intitolata “Acconciature femminili”, è senz’altro quella più divertente. Se in età repubblicana le pettinature erano abbastanza semplici, non si può dire lo stesso per l’età imperiale, che vede sfoggiare da parte di principesse e imperatrici acconciature sempre più complesse e stravaganti, imitate ovviamente anche dalle altre donne. È proprio grazie all’acconciatura che si può datare un’opera. A volte il ritratto era accompagnato da una parrucca rimovibile, proprio come nella vita quotidiana, così da poter cambiare pettinatura a seconda della moda del momento.

A giudicare dai ritratti in mostra, molte donne di potere dovevano essere di una bellezza armoniosa. Anche se non manca qualche raffigurazione di donna matura, l’immagine immortalata ci trasmette per lo più un’idea di bellezza e giovinezza.

Non possiamo non incantarci davanti agli ovali lisci, ai grandi occhi dolci, alle labbra naturali, alle capigliature eleganti di queste donne e pensare che un tempo sono state umane e vitali, hanno sofferto, amato, a volte tramato per raggiungere i loro scopi.

P.S.

Orario: da martedì a domenica dalle ore 9 alle 20; lunedì chiuso.