Rubrica: QUADRIFOGLIO

Ori antichi della Romania prima e dopo Traiano

In mostra a Roma dal 17 dicembre 2010 al 3 aprile 2011
sabato 1 gennaio 2011

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.

Sei grandi statue frammentarie di Prigionieri Daci accolgono i visitatori dei Mercati di Traiano in occasione della mostra “Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano”, ospitata dal 17 dicembre 2010 al 3 aprile 2011. Le statue facevano parte della decorazione del Foro traianeo, in quanto simboleggianti la vittoria dell’imperatore sui Daci (106 d.C.). Dovevano essere tantissime, realizzate in diversi marmi (bianchi e colorati), a giudicare da quelle rimaste, sparse in vari musei e in parte riutilizzate nell’Arco di Costantino. Fu proprio grazie ai proventi delle guerre daciche che venne eretto il complesso del Foro di Traiano con la spettacolare Colonna coclide raffigurante le sue imprese belliche. La Dacia, attuale Romania, divenne una delle province romane più fedeli, tant’è che i Romeni si sentono discendenti dei Romani di allora, forse più che dei Daci.

L’importanza della Dacia, oltre che alla posizione strategica sul Mar Nero, era legata alla presenza di numerose saline e soprattutto di ricche miniere d’oro, che veniva lavorato già a partire dal XVII secolo a.C. con produzioni artistiche di altissimo livello. E ora viene esposto per la prima volta in Italia un nucleo consistente di questi antichi tesori romeni in un luogo scelto ad hoc per sancire il legame diretto tra Roma e la Romania.

L’esposizione raccoglie 140 oggetti provenienti in gran parte dal Tesoro Nazionale, conservato nella Sala degli Ori del Museo Nazionale di Storia di Bucarest. I reperti vanno dall’Età del Bronzo (XVII secolo a.C.) al periodo bizantino (V-VI secolo d.C.). Non si tratta solo di tipici gioielli antichi, come diademi, collane, fibbie, anelli, ma anche di piatti, elmi, finimenti per cavalli, ex-voto. A parte qualche oggetto in argento, metallo importato e usato dall’aristocrazia locale, in quanto l’oro era riservato alla famiglia reale, la mostra espone una quantità impressionante di manufatti d’oro, che venivano martellati a freddo come se si trattasse di ferro, per ottenere effetti scultorei straordinari.

Sembra quasi un’opera d’arte contemporanea la preziosissima collana di Hinova, proveniente in realtà dal più ricco tesoro protostorico della Romania e databile al XII secolo; straordinari per peso e fattura sono i famosi bracciali spiraliformi di Sarmizegetusa (la capitale della Dacia conquistata da Traiano), realizzati nel II-I secolo a.C. e decorati con palmette e draghi alati. Sono stati recuperati di recente dopo il loro trafugamento, e vengono prestati per la prima volta ad un museo estero dal governo romeno. Altri oggetti notevoli sono l’elmo di Poiana-Coţofeneşti, ascrivibile all’arte traco-getica del IV secolo a.C., decorato nella parte frontale con due occhi per proteggere il proprietario dal malocchio e allo stesso tempo spaventare il nemico; il rhyton d’argento dorato a testa bovina, un contenitore per liquidi che veniva utilizzato principalmente durante le cerimonie religiose, proveniente da Poroina Mare, del III-II secolo a.C.; le placchette votive di età romana, dedicate alla dea Salus (o Diana salvifica) e provenienti dalle terme di Germisara. Ma gli oggetti più preziosi in assoluto sono la patera (ampio piatto usato nei riti religiosi) raffigurante divinità funerarie greco-romane e la coppia di fibulae (spille) a forma di aquila del tesoro di Pietroasa del V secolo d.C., attribuito alla casa reale ostrogota o visigota e noto come la “Gallina con i pulcini d’oro” proprio per la presenza di queste fibulae. Questi oggetti, insieme ad altri cronologicamente affini, sono spettacolari per il cromatismo dovuto all’uso di pietre colorate, tra cui grandi granati.

Se si esclude qualche tomba principesca, la maggior parte di questi reperti sono stati ritrovati in “ripostigli”, ove evidentemente erano stati collocati per sottrarli a un possibile furto. Ritrovati a volte da contadini ignari del loro valore, alcuni di questi reperti sono stati utilizzati per scopi diversi, come è accaduto per un bracciale che è stato trasformato in un alambicco per distillare l’alcool dalle vinacce. Interessante dal punto di vista storico è la presenza di un lingotto d’oro del IV secolo (oggetto rarissimo perché se ne conservano 12 in tutto e di questi 11 vengono dalla Romania) e di 20 dei numerosi stateri rinvenuti nella capitale della Dacia, con il nome del re Koson scritto in lettere greche. Queste monete, datate alla metà del I secolo a.C., rappresentano l’unico caso in tutta la produzione numismatica dacica nel quale compare il nome dell’autorità emittente.

È difficile stimare la quantità d’oro estratto in Dacia durante la sua appartenenza all’impero romano, ma certo essa contribuì a risanare le dissestate finanze di Roma per almeno un secolo e mezzo. Quanto ai tesori dei Daci, non tutti sono stati portati a Roma al momento della conquista, come hanno dimostrato le numerose scoperte archeologiche degli ultimi due secoli. E c’è da sperare che nuovi scavi porteranno alla luce altri reperti aurei.

Al di là della bellezza degli ori, che, così come hanno affascinato i romani del II secolo, ammaliano i visitatori di oggi per la loro raffinata lavorazione, la mostra vuole colmare un vuoto sulle nostre conoscenze del patrimonio culturale dell’antica Dacia, quasi sconosciuto malgrado la recente immigrazione di moltissimi romeni nel nostro paese, e allo stesso tempo far scoprire agli stessi romeni che vivono nella capitale i loro prestigiosi tesori nazionali.

P.S.

Sede della mostra: Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, via IV Novembre 94 – Roma.
Info tel. 060608.
Orario: da martedì a domenica, dalla 9 alle 19 (chiuso il lunedì).



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