Rubrica: SCIENZA E DINTORNI

Ricerca Scientifica

La superiorità biologica e psichica della donna scientificamente dimostrata.

Quale è il “sesso debole”?
giovedì 1 dicembre 2005

Argomenti: Scienza

In passato l’uomo costituiva il “sesso forte” rispetto la donna. Durante questi ultimi decenni però un buon numero di ricerche scientifiche, alcune evoluzioni sociali, e moltissime analisi statistiche in svariati campi... hanno ormai dimostrato come il maschio umano costituisca di fatto il “sesso debole” rispetto la donna. Vediamo perché.

Cominciamo con alcune (ma non tutte) acquisizioni scientifiche:

- a) le donne sono anatomicamente e fisiologicamente più longeve, e lo sono -sempre a livello di tendenza genetica- anche psicologicamente: in altre parole, il deterioramento caratteriale e l’indebolimento mentale risulta più precoce e pronunciato nei maschi, come peraltro le statistiche confermano.
- b) grazie ad una più sana e consapevole tendenza, le donne si espongono generalmente meno al rischio di traumi per eccesso di violenza (sports abnormi, delinquenza armata, guerra, etc).
- c) proporzionalmente alla struttura psicosomatica, risultano più robuste, e - sotto stress prolungato- molto più resistenti. In altre parole, a parità di peso, muscolatura, livello culturale e psicologico etc, la donna risulta più forte e più resistente del corrispettivo maschile.
- d) il sesso femminile risulta meno esposto alle patologie cardiovascolari, delle vie respiratorie, ed infettive in generale. Come struttura, il suo sistema immunitario è più efficiente.
- e) in base a quanto sopra detto - sia pure molto succintamente - consegue che la donna è senza equivoci più reattiva all’attacco ecosistemico globalmente inteso (e per ecosistema s’intende quello che va dalla casa alla città, dalla regione in cui si vive all’aumento degli ultravioletti per il rarefarsi dell’ozono etc.). In pratica, la donna si adatta meglio, e resiste di più alle contrarietà ambientali di vario tipo (miseria, lutti, inquinamento etc.). Le prove di questa maggiore reattività femminile sono molteplici, storiche, sociali, mediche, e così via... ma tanto per citarne una: l’incremento della precocità dell’andropausa, e la sterilità maschile in continuo aumento, a seguito dell’effetto serra e di altre concause. In sintesi, sotto l’attacco ecosistemico, gli uomini tendono a diventare impotenti e sterili, le donne no (con tutto ciò che questo significa, geneticamente e psichicamente).

Vediamo ora alcune valutazioni in campi diversi, ma che concorrono tutte profondamente alla situazione di fatto:

- a) storicamente e socialmente risulta, al di là delle apparenze, che gli uomini governano il mondo... ma le donne governano gli uomini, più spesso di quanto non sembri. Questo accade in tutti gli strati sociali. In altre parole, il potere diretto (da quello familiare a quello statale) è quasi sempre maschile, quello indiretto è femminile, in passato come ora.
- b) storicamente e statisticamente risulta che le donne possiedono beni mobiliari, immobiliari e finanziari in misura maggiore, anche se il mondo dell’economia e della finanza è preponderantemente in mano agli uomini. Stante la maggiore reattività all’attacco ambientale, una congenita prudenza e tendenza a difendere l’acquisito, e la maggiore longevità... la proprietà dei beni tende ad accumularsi nelle mani delle donne.

Infine, due fattori di estrema importanza, che vanno a toccare anch’essi la sostanza della realtà:

Il primo fattore è che la donna gode di un’esperienza fondamentale, profonda, intensa, in sintesi essenziale, che l’uomo non può avere: la gravidanza in particolare, e la maternità in generale. Ancorché possa costituire un’esperienza importante per il maschio, la paternità resta un fatto “superficiale” rispetto quello sostanziale di letteralmente “fare un figlio”... dimensione fisica, psichica, e presumibilmente spirituale, che solamente la donna può vivere e capire, con tutto ciò che questo significa.

Il secondo fattore emerge da recenti acquisizioni scientifiche. In sintesi si tratta di questo: i due emisferi cerebrali hanno una serie di connessioni, laddove più esse sono numerose ed efficienti, più l’individuo ha un rapporto qualificato nei confronti dell’ambiente e di se stesso. A questo punto però, col progredire della neurologia, embrionologia e attinenti, è risultato: quando nel feto s’innesca la sessualizzazione al maschile, ciò accade a seguito di una serie delicata e complessa di secrezioni ormonali, che hanno fra l’altro anche il triste effetto di inibire e ridurre le suddette connessioni. Ne consegue che, quando il feto rimane femminile, esso non viene penalizzato dalle suddette secrezioni, perché non perde connessioni fra gli emisferi cerebrali: in pratica il cervello della donna resta intatto e più efficiente (vedasi l’idolatrato quanto temuto “intuito” femminile). Nascendo maschio invece, si subisce comunque la suddetta penalizzazione, vero e proprio handicap encefalico, donde un meno qualificato rapporto all’interno e all’esterno di se stesso. Questo handicap pregiudiziale può essere corretto e compensato a livello di singolo individuo: resta il fatto però che in partenza sussiste sempre, e bisognerebbe spiegare a parte come e perché eventualmente i maschi si riscattino da tale pregiudiziale, ammesso che se ne riscattino.

Per concludere questa veloce panoramica su un problema molto complesso e delicato, si potrebbe dire che -approfondendo adeguatamente e specialisticamente tutti i fattori storici, statistici, psicosomatici, neurologici etc.- emerge evidente la naturale e pregiudiziale superiorità biologica e psichica della donna, anche se le cose sembrano essere andate alquanto diversamente, a livello di storia del genere umano.

La morale della favola è molto antica: una è la Regina, tanti sono i pretendenti.



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