Rubrica: PASSATO E PRESENTE

DON LUIGI STURZO

Ritorno al popolarismo
domenica 13 dicembre 2009

Argomenti: Politica
Argomenti: Storia

Ho potuto partecipare solo giovedì mattina ad un convegno su Sturzo e mi resta il rammarico di non aver potuto ossigenarmi, in tempi di asfissia, con tutte le altre relazioni. Ho avuto però la fortuna di ascoltare tra le pregevoli relazioni di quella mattinata una sorta di compendio spirituale dell’ispirazione di Sturzo attraverso lo scandaglio che ne ha fatto il Professor Francesco Traniello.

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Francesco Traniello

Nella sua relazione ho ritrovato la passione argomentativa di uno Scoppola dallo sguardo rivolto oltre ogni barriera e confine, ma ancor di più, perfino nella postura, la mansueta fermezza di un altro indimenticabile amico, Leopoldo Elia, che mi ha fatto dono, fino a pochi mesi prima della sua dipartita, di preziose indicazioni nel tentativo di individuare il bandolo della matassa, specie in materia istituzionale, per fuoriuscire dalla transizione infinita che sta collassando il Paese.

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Antonio Rosmini

Citerò direttamente la parte conclusiva e riassuntiva della relazione: “Sturzo partiva da un’esigenza di democraticità su tutti i fronti, esattamente il contrario di quanto accade oggi, a partire dallo scippo perpetrato a danno degli elettori perfino del diritto di scegliersi i propri rappresentanti. Come Rosmini, avvertiva la necessità di una marcata delimitazione, formale e sostanziale, del potere politico espresso” (aggiungerei per non cadere, come oggi accade, nell’abuso, nel giocare a bowling con le istituzioni, da abbattere come birilli quando non sono allineate ai propri voleri).

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Leopoldo Elia

In quella direzione Sturzo recuperava il valore delle libertà moderne costituzionalmente garantite, della separazione dei poteri, della pluralità dei partiti, delle autonomie locali, come condizioni non perfette né sufficienti, ma in un certo senso preliminari ed irrinunciabili, di controllo, di ricambio, di non concentrazione dei poteri (come si sta tentando di fare) ed eventualmente di contestazione del potere( che invece oggi è demonizzata secondo la formula autoritaria “Non disturbare il manovratore!”).

Sicchè qualunque sistema politico fondato sul metodo della libertà era preferibile, perché lontano dal tasso totalizzante della politica (ancor peggio se infeudata ad un privato in forza di un conflitto di interessi devastante, un autentico virus per qualunque sistema democratico) in qualunque sistema autoritario, dittatoriale, a partito unico e via discorrendo.

Nel contempo, l’essenziale componente etica della politica finiva per coincidere per Sturzo con la limitazione del potere (mentre oggi assistiamo al tentativo di legittimare lo straripamento in tutte le direzioni). Solo una coscienza sociale attrezzata eticamente avrebbe potuto opporre una resistenza invalicabile alle pulsioni monistiche e monopolistiche del potere.

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Rosy Bindi
”Quel che è di Cesare…”

Per pura coincidenza, ho partecipato giovedì pomeriggio alla presentazione del libro-intervista su Rosy Bindi , ”Quel che è di Cesare…”. Un titolo che non soltanto rivendica l’autonomia della politica, dalle commistioni o peggio dalla subordinazione strumentale a fini di consenso alle gerarchie ecclesiastiche, ma mette l’accento proprio sul punto prima riassunto da Traniello. Sul quarto di copertina infatti la considerazione ricavata dalla massima evangelica è che “in fondo la critica più radicale al potere assoluto e al cesarismo si trova nel Vangelo, perché a Cesare si restituisce la moneta e non si consegna mai la persona, la sua libertà e la sua dignità”.

Il seme della lezione di Sturzo dà ancora frutti e Dio sa quanto ne abbiamo urgente bisogno.



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