Rubrica: QUADRIFOGLIO

Mito ed arte sul tema della Bella e della Bestia (2°puntata)

giovedì 1 ottobre 2009

Argomenti: Arte, artisti

La prima puntata si può leggere cliccando qui

Per secoli l’unicorno, animale leggendario dotato di grandi poteri, è stato considerato inavvicinabile, ma con un solo punto debole: essere attirato dall’aroma della castità, per cui a volte si rifugiava mansueto sul grembo di una vergine e si lasciava coccolare come il più tranquillo dei gatti. La pittura ha perciò spesso raffigurato una fanciulla con il fantastico cavallo bianco per sottolineare lo stato di illibatezza della giovane, come possiamo ammirare nel celebre ritratto (fig. 1) di Raffaello conservato nella Galleria Borghese, mentre in passato sulla stessa allegoria erano state tessuti due stupendi cicli di arazzi tardogotici conosciuti come la serie rossa (fig. 2) e la serie blu. In seguito l’unicorno è entrato nell’iconografia cristiana a simboleggiare l’inviolabilità della Madonna ed in alcuni dipinti quattrocenteschi di scuola tedesca o fiamminga compare nella scena dell’Annunciazione.

Anche in altri famosi dipinti eleganti dame vengono rappresentate con un piccolo animale tra spalla e seno, in genere si tratta di un mustelide, che vuole sottolineare il contrasto tra la sua nervosa instabilità e la calma serafica della donna, come nella Dama con l’ermellino di Leonardo (fig. 3), il quale del tema ci offre pure un altro famoso esempio con una voluttuosa Leda ed il cigno (fig. 4), purtroppo non pervenutaci, che vediamo in una copia di elevata qualità eseguita da un seguace. Pure la fascinosa Antea (fig. 5) eseguita dal Parmigianino e conservata nel museo di Capodimonte presenta un animale dai denti aguzzi, che scivola malizioso sulla veste preziosa della cortigiana.

A partire dal Rinascimento una serie di cagnolini scodinzolanti allieterà quadri con belle fanciulle, da quello peloso che dorme placidamente nello stesso letto della padrona: la sensuale Venere di Urbino, al più fortunato di tutti, che può godere di uno spettacolare panorama, tenuto sulle ginocchia di una ridente ragazzina immortalata da Fragonard (fig. 6), mentre vezzoso e compiacente è quello che si appresta a baciare la seducente fanciulla ignuda fissata sulla tela da Courbet nel 1861 (fig. 7).

Ispirato alla penna di Victor Hugo l’episodio della fin troppo affettuosa amicizia tra Esmeralda, la fascinosa zingara protagonista della vicenda di Quasimodo, il gobbo campanaro di Notre Dame e la sua affettuosa capretta (fig. 8), che la lecca con insolito trasporto.

Giovanbattista Tiepolo riproporrà in pieno rococò una rivisitazione del quadro di Leonardo, con alcune pregnanti variazioni per via dei costumi mutati, per cui all’impeccabile vestito di Cecilia Gallerani si contrappone una scollatura abissale, che poco lascia all’immaginazione (fig. 9), mentre il tranquillo pelo dell’ermellino si è trasformato nelle fiammeggianti penne del pappagallo dal volto corrucciato.

Gustave Courbet ritornerà sul tema della bella con l’animale mettendo distesa una procace fanciulla (fig. 10) dall’epidermide alabastrina con la folta chioma debordante su un candido lenzuolo, mentre su di essa svolazza spavaldo un temibile rapace, che addenta le sue dita facendole provare l’emozione di uno spasmo orgasmico.

Nel XX secolo spetterà poi al genio di Picasso rivisitare il mito del minotauro in una serie di disegni e litografie di grande impatto emotivo, a dimostrazione che i miti vivono in eterno al di fuori del tempo e dello spazio (fig. 11 - 12)



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