Rubrica: PASSATO E PRESENTE

LA CONFERENZA DI YALTA CHE VERRA’

martedì 14 aprile 2020

Argomenti: Opinioni, riflessioni

I paragoni con la Storia, lo sappiamo, sono sempre azzardati. Eppure tra quanto sta producendo la pandemia da coronovirus, si registra anche la riproposizione di un linguaggio e di tutta una fraseologia tipica del tempo di guerra. Covid-19 è il comune nemico e l’appello all’unità patriotica per sconfiggerlo ne è la conseguenza. Peccato che nella riscoperta di questo lessico dei tempi bellici, ci siano anche le tristi e veritiere affermazioni di quando la guerra il nostro Paese la combatteva con le armi (mancanti) tradizionali.

I.

Ai soldati al fronte di ieri ci sono oggi altrettanto valorosi medici e infermieri di oggi nelle corsie degli ospedali. E proprio come ieri, anche oggi, la trasfigurazione dell’ 8^ Armata italiana in Russia (ARMIR) che ha preso le sembianze del personale sanitario nelle corsie, ci presenta la stessa situazione. Alle armi spuntate della fanteria italiana nella steppa siberiana, ad iniziare dalle scarpe di cartone, fanno da pendant odierno, le armi spuntate o addirittura assenti, con le quali sono chiamati a combattere al fronte i nostri sanitari. I resoconti e le testimonianze al riguardo sono impietosi. Ogni più elementare dispositivo di protezione personale per combattere è, o è stato, davanti all’emergenza, un puro arrangiarsi nella più classica delle arti italiche.

Nel frattempo le profezie sul domani e sugli assetti "post-bellici" del nostro Paese da parte di opinion-leader, politici, economisti e sociologi non si stanno facendo attendere. Qui se ne vorrebbe tracciare una tutta nostra, peraltro affatto inedita come la storia insegna all’indomani del 2°conflitto mondiale.

Il pauroso debito pubblico che ci afflige non consentirebbe all’Europa dei "grandi" di esprimere piena e concreta solidarietà, se non quella, almeno così sembra, di un’apertura di credito in termni di liquidità a fondo perduto sulla sola linea sanitaria. Per i Paesi del nord-europa, Germania e Olanda in testa, la linea di credito sull’emergenza economico-finanziaria dell’Italia invece, resta la stessa; il patto di stabilità è consentito sforarlo, salvo poi a dover ripianare lo scostamento del rapporto deficit/pil con il famigerato fondo salva Stati altrimenti noto con l’acronimo di MES. E con questo la prima poltrona nella futura conferenza di Pace appare prenotata da quella parte di Europa-speedy che anni di smentite sull’Europa a due velocità, non hanno mai convinto.

La seconda, terza e, questa volta, a differenza di Yalta, quarta poltrona alla Conferenza di Pace, a contendersela sono Stati Uniti, Russia e Cina. Il Presidente Donald Trump, che pure non ha ancora vinto la sua guerra interna al covid-19, con un tasso di contagi e di deceduti che ha superato quello della provincia di Hubei in Cina, ha firmato nei giorni scorsi un Decreto, meglio conosciuto come Memorandum, che stanzia ingenti aiuti per l’Italia e subito, giornalisticamente parlando, ribattezzato piano Marshall. E’ proprio in alcuni passaggi del documento che si annida la contesa a tre delle poltrone ancora vuote, laddove si legge: "Sebbene la responsabilità principale del governo degli Stati Uniti sia nei confronti del popolo americano, venire in aiuto dell’Italia aiuterà a combattere l’epidemia di Covid-19 e mitigherà l’impatto della crisi e allo stesso tempo dimostrerà la leadership degli Stati Uniti nei confronti delle campagne di disinformazione russa e cinese, ridurrà il rischio di nuove infezioni dall’Europa agli Stati Uniti e manterrà le catene di approvvigionamento".

Come volevasi dimostrare. Lo si è voluto evidenziare in neretto per dimostrare quanto ai tre, tra i più grandi mercati del mondo, stia a cuore consolidare la propria sfera d’influenza geo-strategica ed economico-finanziaria, sull’Italia. L’intervento dei giorni scorsi della Casa Bianca, al di là delle buone intenzioni che pure non s’intendono negare, è una risposta con gli interessi a quanto Cina prima e Russia poi, hanno messo insieme per aiutare l’Italia. La prima, che peraltro detiene l’esclusiva sull’ambita tecnologia 5G nella trasmissione dei dati, non vorrebbe proprio ora vedere vanificato quanto pattuito con l’Italia in termini di sperimentazione e acquisizione della citata tecnologia, con l’accordo commerciale noto come "via della seta". La seconda, come è nella tradizione storica, intravede per la prima volta la reale possibilità di porre le premesse diplomatico-commerciali per l’avvicinamento a quello storico "mare caldo" che geografia e guerre le hanno sempre negato.

Il nostro Paese farebbe bene a prendere coscienza, una volta per tutte, di quanto esso sia ambito dalla concorrenza internazionale. Anche una guerra sui generis, come quella in corso contro il covid-19, può essere l’occasione per valorizzare il nostro patrimonio e perchè no giocare al rialzo contro coloro che perpetuano politiche di sciacallaggio sulle altrui disgrazie. Ahinoi però, e per rimanere con un occhio sulla storia, non c’è al Governo uno statista come Alcide de Gasperi che sappia tutelare gli interessi dell’Italia ancorché malamente uscita sconfitta dall’ultimo conflitto mondiale; che almeno ci si risparmi però, il ridicolo e pusillanime conforto di sentirci soddisfatti per aver comunque portato a casa la pelle del Governo, poiché per tanti nostri connazionali così non è stato nella storia di ieri e non lo è nemmeno in quella di oggi.



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