Rubrica: COSTUME E SPETTACOLI

RICATTO GENETICO

di Andrea Forte e Vivi Lombroso
domenica 2 febbraio 2020

Argomenti: Opinioni, riflessioni

Partendo da una serie di constatazioni, acquisizioni scientifiche, notiamo la tensione fondamentale della dimensione biologica alla sopravvivenza e alla riproduzione. A quanto pare, dalla cellula all’elefante, tutto ciò che è biologicamente attivo tende, in forma più o meno evidente, a sopravvivere e a riprodursi.

A queste condizioni, sotto questa esigenza di fondo di cercare a qualsiasi costo di sopravvivere e riprodursi, anche negli aspetti negativi, si stabilisce la lotta per l’evoluzione. E’ merito della sociologia aver individuato la collaborazione di alcuni meccanismi, apparentemente contraddittori, laddove, per esempio, l’organismo vivente che si uccide sembrerebbe contraddire questa spinta alla sopravvivenza, come pure la madre che partorisce 4 cuccioli e ne uccide 3.

Approfondendo invece, risulterebbe che la madre in questione non contraddice la regola di fondo in quanto, proprio perché protesa ad una riproduzione al meglio, fa una certa selezione. Così il comportamento di quelli che si fanno male procurandosi certi tipi di lavoro che li danneggiano, oppure cacciandosi in situazioni che li alienano, o cibandosi di cibi che li fanno ammalare. Sembrerebbe contraddire la regola di fondo, ma ad una attenta analisi non è così, perché costoro in qualche modo provano a ridurre la durata della loro vita, l’efficienza delle loro azioni, innescando la corsa all’auto massacro, sacrificandosi alla regola di fondo di lasciare più spazio a ciò che in qualche modo favorisca il perdurare della specie.

Giunti a questo punto, ci si accorge che questa spinta induce le generazioni all’adattamento, al mutare forma, non in funzione di un qualche criterio estetico, etico o ideologico, ma in base a un criterio genetico. Bisognerebbe fare un attimo di riflessione perché, se è vero che a noi delle giraffe non ci importa, è anche vero che la cosa potrebbe interessarci se “le giraffe siamo noi”. Attenzione che il fenomeno spesso avviene all’interno di una stessa vicenda biografica, alle volte all’interno di uno stesso periodo, di una stessa giornata. Allora, vado in ufficio e viene fuori la proboscide perché l’ambiente mi induce a fare l’elefante (chiaramente posso essere anche topo, coniglio… tante cose). Poi esco dall’ufficio e si vede proprio “Proteo”. Se ci mettiamo all’uscita di un ministero, di un ufficio, vedremmo i mostri come escono, dall’ultimo direttore generale al primo usciere. Li vedete trasformarsi: quello che è elefante, esce e ad esempio si trasforma in tartaruga, perché sta andando a casa dove chissà quale situazione trova.

Attenzione che l’ecosistema ci sta in qualche modo gestendo, ci vuole sfruttare ed eliminare in base alla nostra maggiore o minore idoneità per la sopravvivenza della specie.

Se la spinta viene in qualche modo sospesa o, se preferite, se viene sospesa la confermazione della forma, che cosa succede ? Potremmo dire che l’esigenza della specie impiegatizia mi induce ad assumere sempre più la forma dell’impiegato, sempre più, sempre meglio. Che succede se io sospendo questa spinta di fondo, oppure sospendo la gratificazione delle forme impiegatizie, e quindi agisco sull’effetto ?

Probabilmente accadono due cose: o sostituisco questa mutazione con un’altra, ad esempio da impiegato mi metto a fare il commerciante e divento sempre più bravo. Oppure mi destrutturo, cioè ripercorro il cammino a ritroso, divento sempre più amorfo. Se noi fermiamo questa confermazione, vediamo che questo processo morfologico sempre più definito, a ritroso sempre più si destruttura, e allora non sono più il capoarchivista, poi non sono più un dipendente del ministero, non sono più un impiegato, non sono più un individuo alla ricerca di una sistemazione, e così via.

È chiaro che, siccome non possiamo presentare le dimissioni domani, questo processo un essere umano se lo gestisce a casa interiormente per arrivare a recuperare i due percorsi: da un indistinto potenziale ad un distinto attuale.

È avvenuto un processo intimo che potrebbe essere anche un’alchimia interiore per cui, invece di subire idiotamente una spinta genetica impiegatizia, recupero i due vettori dove uno ci spinge sempre più verso la formalizzazione, l’altro che è quello opposto. Lo vogliamo chiamare recupero di un’interiorità ?



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