Rubrica: COSTUME E SPETTACOLI

GRANDE SUCCESSO AL TEATRO CIAK DELLA CENA DELLE BELVE

di Alessandra Millefiorini
lunedì 11 novembre 2019

Argomenti: Teatro

Grande cast e regia sapiente regalano agli spettatori due ore di intense emozioni, riflessioni e humour . L’adattamento italiano di Vincenzo Cerami sposta l’ambientazione da Parigi a Roma.

Lo storia prende vita nel 1943 durante la seconda guerra mondiale.Un gruppo di sette amici invitati ad una cena di compleanno per una sera vogliono dimenticare gli orrori e le privazioni della guerra;la guerra, però, non si dimentica di loro e li trascina in una prova di sopravvivenza.

Sotto le finestre dell’appartamento della festeggiata Sofia ( Marianella Bargilli) vengono uccisi due ufficiali tedeschi e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento della palazzina. Dirige le operazioni di recupero degli ostaggi (prossimi deportati o fucilati) il comandante Kaubach un ufficiale appassionato di letteratura classica e, come tiene a precisare, ex professore di filosofia, prima di indossare l’uniforme. Kaubach riconosce nel padrone di casa il libraio da cui spesso acquista libri e per questo motivo decide di usargli un riguardo tutto particolare: avvisa il gruppo di ospiti che passerà dopo il dessert a pendere i due prigionieri che il gruppo stesso avrà scelto.

La volontà di sopravvivenza di ogni componente prende il sopravvento su ogni sentimento di amicizia ( vera o presunta) e smaschera clamorosamente la vera natura di ogni invitato.

Il volgare arricchito collaborazionista che cerca di arruffianarsi Kaubach e parlandogli in tedesco gli offre soldi e servigi in cambio della vita; il pavido dottore prono alla causa tedesca di pulizia sociale; il padrone di casa (Carlo Lizzani) che non trattiene la moglie Sofia dal concedersi a Kaubach; Sofia che tenta senza successo di sedurre Kaubach; Francesca (Silvia Siravo) giovane ed idealista vedova di un militare pronta a dedicarsi alla resistenza; un reduce di guerra che alla causa ha già sacrificato la vista ma non la voglia di vivere; un professore di filosofia omosessuale tanto lucido quanto cinico.

Il banco di prova offerto ai sette invitati farà saltare i più fragili e meschini dando una rappresentazione cruda ed a volte comica della natura umana. Senza spazio al compiacimento o ad operazioni di make up per abbellire i tipi umani in rassegna. Il finale è a sorpresa.

Degna di nota è certamente la scenografia in cui la storia che si svolge all’esterno entra in casa.

Lo spettatore condotto dalla storia e nella storia con ironia ed eleganza avrà sicuramente di cosa parlare alla prossima cena con gli amici.



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