Rubrica: EDITORIALI

EDITORIALE 10/2006

mercoledì 11 ottobre 2006

Nessuna finanziaria potrà mai soddisfare i cittadini, comprensibilmente restii a pagare nuove tasse e nuovi rincari, in un momento in cui la vita è diventata difficile e troppo costosa per poter “sopravvivere” decorosamente. Il governo, d’altra parte, deve recuperare denaro per il risanamento economico e per far fronte agli impegni con l’Europa. E allora, come fare?

Nessuno di noi è disposto a fare ulteriori sacrifici, dopo il lungo periodo di crisi iniziato con l’arrivo dell’euro, il cui mercato non controllato da nessuno, ha portato povertà e ristrettezze soprattutto nelle persone a reddito fisso che si sono viste raddoppiare e in alcuni casi, triplicare i costi dei prodotti più necessari.

Il voler favorire i redditi più bassi è certamente un fatto positivo e chi si trova al di sopra dei 40.000 euro dichiarati dovrebbe ricordare che la gran parte della popolazione italiana si trova al di sotto, molto al di sotto di questa cifra e considerare che nella loro fascia, confluiscono anche tutti coloro che contraffanno il loro reale guadagno. Ci sono, come in ogni situazione, lati positivi e negativi da valutare e ponderare con grande spirito di equità e chi, da sempre, per dirla con il Ministro Di Pietro fa “il furbetto di quartiere” dovrebbe rendersi conto che pagare le tasse non è un dovere civile riservato soltanto ai cittadini che percepiscono uno stipendio mensile, ma di tutti, specie di chi ha avuto la capacità e la fortuna di appartenere ad una classe sociale privilegiata.

SILVANA CARLETTI



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