Rubrica: TERZA PAGINA

I love Rome

Una passeggiata al mercato con occhi curiosi e ben aperti a cogliere gli aspetti più curiosi di questa città
giovedì 1 dicembre 2016

Argomenti: Racconti, Romanzi

Al mercato c’è un tizio che vende porchetta. A volte, quando al mattino passo di qui, mi reco presso il chiosco-bar, situato al centro dei vari banchi, al quale il porchettaro si “appoggia” con un tavolo per vendere la sua merce. Sono animata dal desiderio di un cappuccino ma forse ancor di più dalla voglia di assistere, poiché conosco il luogo che non mi delude mai, a qualcosa di teatrale. Potrei percorrere altre strade e infilarmi in qualche vero bar, magari elegante, asettico e igienicamente più rassicurante, invece mi “accomodo” su una delle sedie tutte sgangherate e anche sporchine che corredano questo chiosco e che ingombrano la strada-marciapiede su cui vengono, diciamo, collocate; in realtà sono tirate alla meglio insieme a due tavolini traballanti anch’essi pericolosi in quanto ad igiene e stabilità. E assisto allo spettacolo!

Intorno c’è un brulichio di persone che vanno e vengono con piccole e grandi borse e carrelli della spesa e, a dispetto, o meglio, a favore di quanti si rammaricano per le tante facce e le tante lingue non più nostrane, il dialetto romanesco ingloba e vince su tutto il resto. Siamo nel mercato di un rione popolare, storico e rinomato e su ogni volto e andatura di quelle persone puoi leggere un po’ della loro storia, storie diversissime eppure tutte accomunate, almeno per il breve tempo degli acquisti alimentari, da questa piazza che vende e investe sul bisogno primario per eccellenza: il cibo.

Mi sono sempre piaciuti i mercati: per il colore, per il movimento, per l’antidoto alla tristezza che sanno produrre, ma soprattutto per quell’autenticità che quasi sempre sanno esprimere; di fronte ad un banchetto di frutta e verdura esposta in bella mostra, o altri articoli mangerecci, si è indifesi e rapiti, si vorrebbe entrarci dentro a quei banchetti, e l’urlo del venditore che quasi ti impone l’acquisto, è uno schock vivifico e stimolante.

JPEG - 37.3 Kb

Intanto che due miei vicini di tavolo, terza età avanzata e piglio della serie: “a me nun me freghi!” - sono immersi in una conversazione filosofico-alimentare e un’anziana signora, felicemente variopinta con giacca, stivali e cappello leopardati, mi sbuffa in faccia il fumo di un sigaro chiedendomi se mi dà fastidio e se sono femminista dato che non ho nulla da ridire sul fatto che lei, donna, fumi un sigaro - il mio venditore di riferimento ammicca verso di me - avendo certamente capito che sto molto apprezzando lo spettacolo e mi sto divertendo trasformando le lodi sulla porchetta in una vera e propria poesia.

JPEG - 19.8 Kb

La signora è inarrestabile nel suo poema, il suo eloquio è fluido e corretto, usa termini appropriati, inserisce aforismi e proverbi, si inoltra in terreni letterari molto ricercati... Nelle sue citazioni non trascura né la musica leggera né la sociologia: “Aho, lo sapete che stamo a vive dentro a ʻna società liquida? Lo dice un grande sociologo! Perciò, amici, comprate una cosa solida: la porchetta!”, pur di decantare al meglio quel pezzo di carne informe che giace inerme e pallido sul tavolo.

JPEG - 24 Kb

Osservo il venditore, soprattutto lo ascolto - come potrei non ascoltarlo? il suo timbro vocale è così alto che anche i “filosofi” che mi siedono accanto non riescono più a comunicare e ad intendersi, ma fa lo stesso, non se ne accorgono, i loro discorsi non sono un dialogo...Intanto con un cenno silenzioso della testa il barista-alchimista - a cui dovrei dedicare almeno una nota scritta essendo un attore eccelso di questo teatro all’aperto, cosa che farò in altra occasione - mi comunica che il mio cappuccino è pronto e non c’è servizio al tavolo: “se lo vuoi: sta qui!” Mi alzo con attenzione dalla pessima sedia per raggiungere il banco del bar, saluto la signora leopardata avvolta ormai totalmente dalla nuvola pestilente del suo sigaro, avvicinandomi così ancora di più al venditore di porchetta:
“Allora signoʼ, la compriamo ʻna fetta ?
Dai… ...” E allora, sì, la compro... Sono vegetariana, ma la compro!



Diritti di copyright riservati
Articolo non distribuibile su alcun media senza autorizzazione scritta dell'editore