Rubrica: PASSATO E PRESENTE

A CHI PUO’ FAR MALE L’ADOZIONE DI UN BAMBINO?

Stiamo sempre molto attenti a negare a qualcuno ciò che generalmente è concesso.
lunedì 1 febbraio 2016

Argomenti: Attualità
Argomenti: Italia
Argomenti: Diritto

Purtroppo ci risiamo. La formulazione di un disegno di legge sulle unioni civili che i tempi rendono necessario per assicurare parità di diritti a tutti i cittadini rischia di riaccendere la solita sterile, malefica, vecchia rissa ideologica tra laici e cattolici.

Viviamo nella necessità di affrontare tanti problemi, d’ogni genere, ma se ce ne è uno di cui assolutamente non sentivamo il bisogno per complicarci ulteriormente la vita è quello di inventarci una guerriglia di religione che è non solo stantia ma è soprattutto inutile e, pertanto, dannosa.

Lo schieramento delle posizioni in parlamento è, come spesso capita in questi casi, trasversale e spacca sia la maggioranza che le opposizioni. Tra i contrari non possono ovviamente mancare in questa circostanza coloro che in realtà non appartengono né alla destra né alla sinistra, non sono né buonisti né cattivi, né laici né cattolici. Sono e si sentono soltanto nemici di Renzi e non perdono occasione per contrastarlo.

Un giorno lo definiscono un pupazzetto nelle mani della Merkel o un fattorino dei banchieri tedeschi ed oggi che li ha mandati a quel paese ci dicono che è solo un ragazzetto presuntuoso e arrogante che si è montato la testa o un cucciolo sconsiderato che va a stuzzicare i cagnacci che dormono. Non occupiamoci di loro e cerchiamo piuttosto un dialogo con coloro che qualche motivazione reale ce l’hanno.

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Tutta la materia del contendere parte dalla necessità di intendersi su un concetto e una definizione di base che non rappresentano solo un problema nominalistico ma hanno indubbiamente un forte contenuto concettuale. Che cosa intendiamo per famiglia? Tanti sono convinti di rispondere correttamente affermando che è quella cellula della società formata da un uomo e da una donna che legano la loro sorte per la vita, cosa che a rigor di termini è senza’altro vera ma che non esclude altri elementi di verità.

Io, per esempio, che sono vedovo e che ho quattro figli non avrei più una famiglia? Conosco donne nubili o separate, sempre più numerose nella nostra società sia per loro scelta che per le vicende stesse della vita, che allevano da sole anche due o tre figli. Non sono famiglie anche quelle?

Convengo, è auspicabile per una buona crescita dei figli che entrambi i fattori genitoriali siano presenti e cooperanti ma se per caso viene a mancarne uno davvero la famiglia non esiste più? Chi resta solo è obbligato a trovarsi un consorte dell’altro sesso perché sussista la famiglia? Non mi convince proprio.

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Qual è dunque il modello ideale al quale dovremmo fare riferimento, chi è che può darci una interpretazione autentica del concetto di famiglia, una accettabile da tutti?

In uno stato laico a mio parere la risposta può essere questa: ovunque due cittadini, uomini o donne che siano, decidano di convivere per scelta e per amore, non solo per convenienza, condividendo risorse economiche, gioie e dolori e assumendosi l’onere e la responsabilità di assistersi reciprocamente e di allevare dei figli, ivi nasce una famiglia.

Per uno stato confessionale (ed il nostro ricordiamoci che non lo è) la risposta può essere diversa e nella fattispecie si condiziona il riconoscimento di famiglia alla presenza dei due sessi nella coppia e, se ho capito bene, si indica la famiglia di Nazaret quale modello di riferimento. Ma sono davvero le due tipologie così diverse da divenire alternative?

Non è detto. Sono entrambe posizioni argomentate e pertanto da rispettare ma questo non significa che il confronto non possa condurre a conclusioni da tutti condivisibili.

Nel merito pongo anzitutto a me stesso alcune domande. La prima, pregiudiziale, è questa: non sarebbe meglio riprendere da capo tutto il discorso partendo da un punto di vista pragmatico? Consideriamo che il punto di rottura sta nella negazione a priori che un soggetto di coppia omosessuale possa adottare un bambino.

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Io penso che qualunque sia l’opinione nel merito si possa pacificamente convenire che la adozione è sempre qualcosa che dona, e non qualcosa che toglie, a un soggetto debole. Abbiamo il diritto di negare una chance in più a una creatura che non può difendersi? Se avesse voce in capitolo siete sicuri che opterebbe per il no? Che il suo interesse sia quello?

Se la vera essenza della nostra religione, dando a questo termine l’accezione di un ombrello che copre tutti noi, cittadini europei che apparteniamo, come ci ha spiegato benissimo Benedetto Croce in un suo memorabile saggio, a una sola cultura, ad una unica civiltà, una medesima spiritualità che non possono non definirsi cristiane, consiste nel primato della caritas, del sentimento fraterno che non si deve pascere solo di parole ma deve realizzarsi nell’azione, qualcuno mi può spiegare a chi può far male l’adottare un bambino, dove sta il pericolo per la società? Dove è la colpa, quale il peccato?

E mi chiedo anche perché tante benemerite realtà assistenziali anche tra quelle promosse da religiosi che raccolgono minori, donne in situazioni di difficoltà, disabili che necessitano di sostegno si possano autodefinire casa-famiglia se il significato di questa parola ha limiti così rigorosi e ristretti come al contempo si afferma.

Se cerchiamo un esempio e un modello di famiglia cui ispirarci sono d’accordo con i cattolici più oltranzisti, prendiamo pure ad esempio, perché no, quella di Nazaret.

E’ una bella famiglia, una famiglia palestinese di duemila anni fa, che osserva fedelmente le regole e le prescrizioni della comunità. Anche la figura di Giuseppe è interessante. Padre o non padre, non ci interessa in questa sede, sebbene ci venga rappresentata un po’ sfumata e poco caratterizzata ci fornisce un bel esempio di comportamento genitoriale, limpido e forte, di un valore inequivocabile. I bambini si accolgono con amore e generosità, che sia il cielo o la terra a mandarceli, costi quello che costi e senza tanti arzigogoli giuridici.

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Non sono un esegeta ma come non ricordare che l’ultima azione di Cristo morente menzionata è quella di salvaguardare sua madre affidando Maria a Giovanni, nel quale nutre grande fiducia ed affetto, per evitarle la triste sorte cui la legge del levirato la destina ossia quella di finire volente o nolente nella casa di un parente del marito a ricoprire un ruolo che è ufficialmente quello di moglie aggiuntiva ma in realtà è quello di serva e di concubina. Il marito perché sia tale si sceglie, non si subisce.

Tutto questo e molto altro era connesso al modello di famiglia che ci viene indicato e se ci chiediamo come mai oggi quello del levirato come tanti altri istituti non esistono più forse converremo tutti sulla evidenza che chi di dovere avrà pur fatto una riflessione sul dato che i tempi cambiano e che anche le istituzioni debbano finire per adeguarvisi indipendentemente dalle varie preferenze nostre.

Cosa si pensa oggi della poligamia? Al tempo in cui la sopravvivenza stessa di un popolo, nella perenne competizione coi vicini, dipendeva dalla forza numerica dei suoi guerrieri e dei suoi produttori di beni aveva un senso e una utilità. Oggi magari c’è il problema inverso di una sovrappopolazione che cresce e crea esigenze diverse. Sono fenomeni oggettivi sui quali pesano fattori economici e sociali molto più di qualsivoglia normativa etica imposta dall’alto, facciamocene una ragione.

Ed ecco ciò che intendevo dire. Le istituzioni non sono sacramenti, sono come un abito che deve aderire perfettamente al corpo della persona che deve indossarlo. Provate ad indossare oggi quello bello del matrimonio che conservate gelosamente nel fondo del guardaroba e ve ne renderete conto meglio.

Quando si parla di diritto di famiglia è utile tener conto di tutte le sensibilità come pure di tutti i dati reali che compongono il quadro, altrimenti non si capisce di cosa stiamo parlando e non si va da nessuna parte. Se proprio vogliamo ancorarci a un principio orientativo io umilmente suggerisco di stare sempre molto attenti a negare a qualcuno ciò che ad altri è concesso. E’ un atteggiamento che può generare solo odio e divisione, non credo amore, se è di amore che facciamo una bandiera e una fede.



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