Rubrica: EVENTI

Giardinity. L’arte del giardino a Villa Pisani a Vescovana

Un evento dedicato alla passione per il verde nell’ottocentesco giardino della contessa Evelina
giovedì 1 ottobre 2015

Argomenti: Architettura, Archeologia
Argomenti: Natura

Il giardino come patrimonio della natura, come capolavoro architettonico, ma anche come luogo di contemplazione o, in particolari momenti, di animazione: è questo, in sintesi, ciò che può offrire il parco di una villa storica dove la coltura diventa cultura. A Vescovana, là dove il territorio padovano e quello rodigino si incontrano, sorge Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, il cui meraviglioso giardino il 24 e il 25 ottobre 2015 si anima per dar vita a Giardinity, un evento dedicato alla passione per il giardinaggio, più che una mostra mercato, ideato dall’attuale proprietaria Mariella Bolognesi Scalabrin e curato dal garden designer Carlo Contesso, penna di Gardenia e del Corriere della Sera.

Questa villa, insieme alle altre numerosissime ville venete, rientra in quel fenomeno artistico davvero eccezionale, che per secoli ha avuto anche un ruolo notevole nell’economia e nella storia della Repubblica Veneta. Fu sicuramente la disponibilità di terreni adatti alla coltivazione intensiva, in seguito alla bonifica delle paludi attuata da Alvise Cornaro, a far sì che nella Serenissima Repubblica si affermasse a partire dal XVI secolo la tipologia edilizia della villa nobiliare, che era allo stesso tempo abitazione suburbana e azienda agricola. La richiesta sempre crescente di prodotti della terra e di seta grezza (lavorata nei possedimenti rurali), insieme alle condizioni di pace e di relativa sicurezza garantite dallo stato veneziano, favorirono ulteriormente la cultura della villa.

Alla base c’era anche il desiderio di riallacciarsi all’otium romano, che rinasce nel XIV secolo come ideale letterario nel De vita solitaria di Francesco Petrarca. Questa passione per la natura e la vita campestre comincia a prendere forma architettonica nelle ville medicee in Toscana per dare origine poi ai primi esempi romani realizzati dal Bramante (Belvedere del Vaticano) e da Raffaello (Villa Madama), ma è il padovano Andrea Palladio (1508-1580), celebre per le sue architetture concentrate nel Vicentino, a inventare la villa moderna, armonizzando tra loro esigenze funzionali, strutturali ed estetiche, tanto che i suoi modelli, da lui spiegati nel “Trattato di architettura” in quattro libri (pubblicato a Venezia nel 1570), vengono imitati e riproposti per secoli nel Veneto.

Villa Pisani a Vescovana, da non confondere con la più nota Villa Pisani di Stra o con altre omonime, sorge nel luogo di un’antica rocca estense ed è stata commissionata dal cardinale Francesco Pisani (1494-1570), della nobile casata veneziana che ha dato i natali anche al doge Alvise Pisani (1664-1741). L’edificio (prima metà del Cinquecento) doveva essere la sede amministrativa delle proprietà fondiarie acquisite dalla famiglia verso la fine del Quattrocento nella Bassa Padovana. Al suo interno sono conservati affreschi del Veronese, di Giovanni Battista Zelotti, del Padovanino e del fiammingo Toeput, ma è il giardino creato da Evelina, l’ultima contessa Pisani, nata van Millingen, a entusiasmare maggiormente i visitatori e la stampa specializzata.

Il suo roseto, per esempio, è stato più volte oggetto di articoli. Giustamente, perché la rosa è sempre stata considerata la regina dei fiori. Associata ad alcune divinità femminili (Venere, Iside), è stata usata nell’antichità sia a scopo cosmetico che terapeutico (ad es. la rosa canina è così chiamata perché la si usava, secondo quanto scrive Plinio, per combattere la rabbia dei cani). Da oggetto di piacere e lussuria (pensiamo ai banchetti romani, nei quali gli ospiti venivano letteralmente sommersi da petali di rosa), la rosa è diventata nel Medioevo un simbolo di trascendenza spirituale. Il poeta persiano Gialal-ed-Din Rumi la considerava una manifestazione dell’Uno ineffabile: ’Ogni rosa, pregna di intenso profumo, narra, quella rosa, i segreti del Tutto’. Dante, da parte sua, immagina l’Empireo come una candida rosa formata dai beati disposti lungo la spirale dei petali.

Quanto ai fiori da bulbo, tra cui i tulipani, simbolo di amore presso i persiani e i turchi, o i giaggioli (iris) che prendono il nome dalla greca Iris (messaggera degli dei che scende dal cielo lungo l’arcobaleno), hanno ispirato l’evento dello scorso anno “I bulbi di Evelina”, pure ideato da Mariella Bolognesi Scalabrin.

Evelina, sposatasi nel 1852 con il conte Almorò Pisani, proveniva da una famiglia anglo-olandese da parte di padre, mentre la nonna materna era romana. Nata a Costantinopoli, aveva studiato presso il convento del Sacro Cuore a Roma e, forse grazie a questo suo cosmopolitismo, era aperta a tutte le esperienze e le mode del tempo. Fu una delle protagoniste dei salotti veneziani ottocenteschi, frequentati anche da celebri intellettuali come Henry James, Robert Browning, John Ruskin e John Addington Symonds, padre di Margaret Symonds, autrice del libro Days Spent on a Doge’s Farm, una sorta di diario con impressioni sulla villa di Vescovana.

È proprio da questo diario (uscito in due edizioni diverse nel 1892 e nel 1908) che possiamo datare la creazione dell’impianto del giardino tra il 1858 e il 1888. Apprendiamo che la contessa cominciò col modificare la sua dimora chiudendo il giardino a nord, piantando magnolie e cespugli di ortensie lungo la facciata spoglia e scura dell’edificio. Poi le cose cominciarono a cambiare anche a sud, dove prati di erba sostituirono i campi coltivati e un denso cerchio di alberi, tra cui pioppi, ippocastani, catalpe, circondò l’intero giardino. A poco a poco quella che era stata la “fattoria del Doge” divenne il suo paradiso in terra, un giardino che, secondo la concezione di Brent Elliot, teorico del giardino inglese, doveva essere “un’opera d’arte, più che opera della natura”.

In Veneto questo giardino ottocentesco costituisce un unicum, perché risente di diversi influssi: dalle teorie di Reginald Bloomfield (citato dalla Symonds come ispiratore della contessa), che ripristinarono la moda dell’ars topiaria, con le basse siepi disposte a formare disegni geometrici, al grande parco all’inglese con prati, alberi ad alto fusto, finte rovine e fontane, ai parterre fioriti e ai gazebi con le rose.

Non è stato possibile trovare documenti che attestino l’attribuzione di questo giardino a Giuseppe Jappelli, come vuole la tradizione popolare. Sicuramente esso ricorda molto da vicino quello romano di Villa Torlonia, realizzato da Jappelli e sappiamo che il conte Almorò frequentò un circolo di padovani per i quali lavorò lo stesso Jappelli, ma l’architetto morì nel 1852, ed è quindi improbabile che egli possa essere intervenuto nel progetto, visto che il giardino di Vescovana venne realizzato diversi anni dopo. Prima della creazione del giardino di Evelina, il luogo non era altro che una fattoria dove si allevavano animali e si coltivavano grano e mais.

Margaret Symonds ci fa sapere che Evelina dedicò la parte formale del giardino a Crispin van de Passe, un botanico olandese autore di un trattato del 1614, contenente la descrizione di più di cento piante e fiori con relativi disegni. Il giardino illustrato sulla copertina del suo Hortus floridus ricorda molto quello di Evelina per la simmetria speculare delle aiuole contenenti varie specie bulbose e per i filari di tassi topiati. Nel giardino Pisani c’è una grande abbondanza di tulipani che, pur essendo ritenuti all’epoca originari dell’Olanda, erano stati importati in Europa dalla Turchia, dove Evelina era nata e dove ritornò anche dopo il matrimonio. Niente di strano quindi che proprio da quella terra avesse importato delle idee per l’arredo della sua dimora.

Oltre ai tulipani, anche i pavoni in pietra che sembrano stare a guardia del giardino derivano dal mondo turco-ottomano. Questi uccelli simbolici, caratterizzati da variopinti “occhi” sulle penne della coda, sono elementi importanti nell’immaginario del Paradiso dell’Islam, ma li troviamo anche nell’arte occidentale; in particolare le loro penne sono state a volte raffigurate nelle ali degli angeli come simbolo dell’occhio divino.

Al riparo delle ampie barchesse della villa cinquecentesca, affacciati sullo splendido giardino Crispin de Passe, sabato 24 e domenica 25 ottobre si raduneranno i rappresentanti di spicco del vivaismo italiano. Una grande novità è rappresentata dall’ibridatore polacco Piotr Kleszczynsky, che produce gli Streptocarpus più belli al mondo, presentati per la prima volta in Italia e in esclusiva a Giardinity. Ci sarà un’abbondanza di piante da giardino a fioritura autunnale e invernale, come sarcococche e Daphne, e ricercate cultivar di Camellia sasanqua. E poi magnolie, melette ornamentali, fucsie da giardino, alberi e arbusti in mille varietà inaspettate, crisantemi rustici e graminacee a bassa manutenzione, orchidee, piante carnivore, agrumi in vaso (tra cui i finger lime di origine australiana) e centinaia di varietà differenti di peperoncino.

Anche l’arredo da giardino e l’artigianato saranno di casa, mentre i bambini potranno partecipare ad attività ludiche a tema botanico. Incontri con esperti e dimostrazioni saranno offerti ai visitatori per tutta la durata dell’evento. Tra le conversazioni tenute nel teatro della villa vi saranno quella sui giardini interiori della Divina Commedia, di Kees den Biesen, e quella di Camilla Zanarotti sulla vita segreta e l’importanza dei giardini storici. Visite guidate dalla proprietaria al parco e al giardino, corsi di cucina con i fiori, e molte altre cose ancora renderanno l’evento particolarmente attraente.

P.S.

Giardinity

Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, via Roma 25, Vescovana (Padova)
Orario: sabato 24 e domenica 25 ottobre, dalle 9.00 alle 19.00
Biglietti: intero € 6; famiglia (due adulti e due bambini) € 18; bambini sotto i 6 anni gratuito. Con il biglietto un tagliando sconto del 10% (fino al valore massimo del biglietto) per un acquisto di piante.
Tel/fax 0425.920016 - info@villapisani.it - www.giardinity.it

Le foto dell’articolo sono tutte di Dario Fusaro e non sono liberamente riproducibili



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