Rubrica: PASSATO E PRESENTE

La cattiva scuola

Ma almeno loro, gli insegnanti, lo sapranno quello che vogliono? Quale credito si può dare a chi dice, sempre e comunque, no a tutto?
mercoledì 1 luglio 2015

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni

Forse sbaglierò ma trovo che il mondo della scuola italiana somigli tanto a una certa parte della sinistra e non perché coincidano le identità delle persone ma per la affinità dei loro comportamenti, del modo di porsi e del rapporto nevrotico che hanno entrambi col contesto politico che li circonda. Non si riesce a trovare mai un provvedimento che li accontenti, un qualcosa che loro piaccia, che possa lontanamente soddisfarli. Come faceva l’URSS all’ONU in tempo di guerra fredda sanno dire solo ‘niet’! Gli uni li posso capire: difendono una rendita di posizione e scelgono lo strumento che ritengono più efficace, ci può stare, ma gli insegnanti no! Cosa ci guadagnano?

La storia della scuola negli ultimi decenni è esemplare. Ci hanno messo le mani in tanti da Berlinguer a Giannini, personalità totalmente diverse l’una dalle altre. Qualunque fosse la loro proposta la risposta del corpo insegnante nella sua stragrande maggioranza, ancor prima che costoro finissero di parlare, è stata la medesima: giù le mani dalla scuola pubblica.

Poteva essere un imprenditore, un politico, un professore, taluno dei quali anche valido e competente ma il risultato ottenuto è stato sempre negativo e non appena varcato il portone di V.le Trastevere ogni nuovo ministro pare si sia mutato da dr. Jekill in mister Hide: un prevaricatore incompetente e maligno, un infido Ulisse che di notte scende di soppiatto dal cavallo di Troia per spalancare le porte alla scuola privata.

Siamo tutti liberi di crederci a questa favola ma io personalmente non ci ho creduto mai, nemmeno per un minuto. Io ricordo quanto a lungo la scuola sia stata usata da ufficio di collocamento per disoccupati e il suo personale da massa di manovra elettorale dalla D.C. nella seconda parte del secolo scorso; so quanto i ministri e i provveditorati, sempre in mano al partito di maggioranza, abbiano fruttuosamente trafficato sul personale delle scuole primarie e secondarie manipolando supplenze, assegnazioni di cattedre, trasferimenti di sede e via dicendo, producendo fra gli altri anche il grosso danno collaterale di porre di fatto al centro dell’universo scolastico il concetto che il compito primario della istituzione e il suo fine ultimo non siano la formazione e l’educazione dei ragazzi bensì la sistemazione ottimale degli insegnanti. L’ultima dimostrazione ce la danno oggi tutti gli interlocutori del governo che gridano in coro ‘ ma sì, sbrigatevi a fare questo decreto di assunzione dei precari e per il resto pensiamo alla salute! E’ questo che ci interessa!’

Purtroppo il concetto è talmente penetrato nella mente dei soggetti scolastici che sarà molto difficile sradicarlo. Questo chiodo storto è stato ribattuto indirettamente anche dall’azione della principale componente politica di opposizione che ha sventolato dal ‘68 la bandiera sciagurata del 6 politico (e merenda garantita per tutti) che, se poteva avere allora, in una fase di espansione economica, una parvenza di giustificazione finalizzato a un positivo tentativo di recupero degli svantaggiati diventa rovinoso oggi che le difficoltà occupazionali impongono selezioni severe e coscienziose.

L’obiettivo primario dell’apprendimento degli studenti, se mai qualcuno lo abbia solo nominato, è scomparso dall’orizzonte e da tempo immemorabile si sente parlare solo di precariato, di trattamento economico, di libertà di insegnamento, di scuole diroccate da sistemare, giustamente, ma mai accompagnati da qualità della didattica o da merito quale criterio di valutazione , che ritengo siano fattori altrettanto, se non più, importanti.

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Boicottaggio del Test INVALSI

Non condivido il criterio inverso che taluno sostiene, ossia quello di trattare tutti allo stesso modo penalizzando semmai chi non fa il suo dovere o chi è palesemente scarso. Mi sembra un criterio di valutazione al ribasso che induce ad adagiarsi pigramente nella mediocrità, un marchingegno furbesco per sottrarsi a controlli e verifiche. Non a caso è emerso tra i docenti un diffuso rigetto nei confronti delle prove INVALSI cui vengono sottoposti gli studenti per un sondaggio oggettivo della loro preparazione ma che indirettamente serve da cartina di tornasole del lavoro e della capacità dei loro docenti.

Questa tendenza al relax favorisce, nei tempi brevi, gli insegnanti poltroni ma è diseducativa per gli studenti che ben presto si accorgeranno che non è così che funziona la vita: un gelatino per tutti e solo chi è stato cattivo rimane senza. Allo stato delle cose, e non sappiamo se e quando cambierà, li aspettano pane e cipolla solo per qualcuno, colui che riesce ad emergere di diritto o di rovescio, e cinghia tirata per tutti gli altri. Se un insegnante finge o non è in grado di capire questo semplice dato quale contributo può dare alla formazione degli uomini di domani?

Si obietta che si vogliono togliere risorse alla scuola pubblica per darle a quella privata. Sarà, ma deve essere un’intenzione molto recondita. Ho cercato nella riforma le prove di questa infamia ma vi ho trovato in materia solo la proposta, che peraltro sembra cancellata, di ammettere la possibilità di aumentare le risorse di talune scuole pubbliche con il contributo delle famiglie oppure quella di consentire a chi non può fruire di un servizio che gli spetta, (nella scuola dell’obbligo in talune situazioni basta che i genitori lavorino entrambi perché il reddito li escluda da certe graduatorie) di fruire in materia di detrazioni del corrispettivo che lo Stato risparmia. Sarebbe questo lo scandalo? Bah!

Constatiamo allibiti che la sola parola Preside provoca languori, isterismi ed attacchi epilettici. Se non sbaglio è una figura reclutata tra i professori e non tra i degenti nei manicomi criminali. Ce ne sarà sicuramente qualcuno inadeguato o indegno come può capitare anche tra genitori, magistrati o quei dirigenti che annualmente compilano le note di qualifica a tutti i pubblici dipendenti. Mi chiedo perché la teorica eventualità che possa verificarsi qualche abuso susciti angoscia e disperazione solo nel mondo della scuola e non altrove. Ovunque è il superiore diretto che conosce i suoi polli, in tutte le realtà lavorative che necessitano di un controllo qualitativo e quindi di una valutazione a tal fine. Chi potrebbe valutare il lavoro del docente offrendo garanzie di maggiore competenza, equità ed autorevolezza, forse il sindacalista dei Cobas? Va bene, è una opinione anche questa: nulla più ci sorprende. Discutiamo!

Vedo sul tavolo della mia nipotina una doppia pila di libri. Sono ben trentacinque i libri di testo che ha dovuto obbligatoriamente comprare quest’anno, per frequentare la terza media. Praticamente oggi sono da buttare perché non serviranno più. Circa la metà, per un valore all’ingrosso di duecento euro, sono intonsi, e ce n’è anche qualcuno con il C.D. ancora incollato alla copertina, mai usato. La bimba si stupisce del mio stupore e mi conferma che è stato così dal primo anno.

Moltiplicata questa cifra per venticinque e poi per il numero di classi della scuola italiana avremo un’idea del business che prospera sfacciatamente sotto il tappeto della libertà di insegnamento senza che dalla scuola si levi mai una voce a condannare una indegna rapina che può essere rilevata in cinque minuti di osservazione da chiunque. Quei girotondisti in corteo, che ho visto agitare drappi rossi per la strada chiamando il popolo alla riscossa, non se ne sono mai accorti?

Non condivido, per concludere, l’affermazione di principio che tende a squalificare in toto la ratio della riforma: la scuola per sua natura non può essere gestita come una azienda perché non si occupa di merci ma di esseri umani. Siamo sicuri? Intanto, come già visto, di merci sono in tanti ad occuparsene, dentro, attorno e sopra la scuola: autori, editori, librai, addetti alle manutenzioni, addetti alle mense, operatori e fornitori vari, e poi voglio ricordare l’esistenza delle A.S.L. che neppure producono spumanti o melanzane ma similmente forniscono servizi fondamentali alla salute dei cittadini e alla loro stessa sopravvivenza, così come la scuola dovrebbe fornire servizi fondamentali per la loro formazione civica, la loro preparazione culturale e la crescita della loro personalità.

Io credo che unite a un po’ d’amore per il proprio lavoro efficienza, efficacia, ottimizzazione delle risorse siano sempre e in ogni campo fattori determinanti ai fini del risultato. Avercene! Ancor più che la presenza, scontata, di qualche squallidone di Preside credo sia la loro carenza il vero problema nostro. Ma interessa ancora a qualcuno degli addetti ai lavori che la scuola consegua dei risultati? Ho qualche dubbio.

No, mi sembra che tutte queste critiche feroci alla riforma, a qualsiasi riforma, non reggano a una analisi scevra da preoccupazioni personali, pregiudiziali politiche o riserve mentali. Fatte salve le eccezioni di talune persone oneste e generose che operano individualmente in condizioni ambientali di estrema difficoltà è questa nel suo complesso la cattiva scuola, quella attuale così come ci appare, arroccata e pelandrona, che stringe i denti e non vuole cambiare nulla, e preferisce lamentarsi sempre rotolandosi nello stesso brago, più o meno come fa del resto buona parte di un paese cialtrone, corrotto e decadente del quale il microcosmo della scuola è immagine speculare.

Purtroppo per cambiare rotta è proprio da lei che occorre cominciare. Certo che sarà dura, lo sappiamo bene!-



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