Rubrica: TERZA PAGINA

Ritornerà la moda della pelliccia?

Breve storia di un abbigliamento ieri osannato, oggi vituperato, domani chissà.
domenica 1 marzo 2015

Argomenti: Storia
Argomenti: Racconti, Romanzi

La pelliccia è un abito che ai nostri giorni fa discutere. Inaccettabile per la maggior parte delle persone indossare un capo che sia stato fatto con la pelle di un animale, la pelliccia ora è sintetica, così come lo sono i capi in pelle, ma non sempre è stato così.

L’uso di rivestire il corpo umano di pelli e pellicce di animali è notoriamente antichissimo; da tempo immemore le pellicce son portate, oltre che per proteggersi dal freddo e dalle intemperie, anche per ornamento.

Abbigliamento adoperato dalla preistoria, essendo l’unico modo di ripararsi dal freddo, già nel VI secolo la pelliccia diventa uno status symbol e lo rimarrà per un tempo lunghissimo; nell’Ottocento entra prepotentemente nella moda e non ne esce più.

In anni più vicini a noi la pelliccia è usata dalle donne degli anni ’20, momento in cui arriva per questo capo un vero e proprio exploit, dovuto anche all’arte dei mastri pellicciai che sanno creare modelli diversi e originali, sempre più vicini alle esigenze delle donne, anche nella lavorazione delle pelli. Intorno agli anni Trenta raggiunge l’apice del successo, sfoggiata da dive come Elisabeth Taylor e Marilyn Monroe. Sono gli anni in cui la pelliccia è il dono che tutte le donne chiedono ai mariti, fino ad arrivare agli anni Ottanta quando cominciano le campagne degli animalisti.

L’allevamento di animali da pelliccia è da lungo tempo apertamente osteggiato dai movimenti animalisti. Imponenti campagne di informazione contro questa pratica sono state condotte in gran parte del mondo, soprattutto fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Al loro apice, tali campagne hanno avuto effetti anche notevoli nel ridurre il volume d’affari del mercato delle pellicce. In Europa e soprattutto in Italia l’atteggiamento dei consumatori nei confronti di tale prodotto si sta avviando sensibilmente verso un forte calo d’interesse, come confermato anche dai dati sulle preferenze italiane. Da dati Eurispes risalenti al Report sull’Italia 2014, più dell’85,5% della popolazione si dichiara contro l’allevamento di animali da pelliccia; tuttavia contemporaneamente si sta assistendo a uno spostamento di una parte significativa della produzione verso il Sud-Est Asiatico e in particolare la Cina, dove le regolamentazioni in materia di tutela degli animali ed in particolare animali da pelliccia sono fortemente limitate se non del tutto assenti de facto, seppur presenti de iure.

La storia delle pellicce ha, come abbiamo accennato, origini antichissime. Usate in tutte le ere in svariati modi, queste divennero famose già nell’epoca romana, quando il buon vecchio Onorio proibì nel 397 ogni oggetto di pellicceria a causa dell’uso smodato che ne veniva fatto. Le pellicce erano usate nel costume romano per distinguere i ceti sociali più alti da quelli inferiori. I patrizi usavano  le pelli anche per la confezione di calzari di lusso. Spostandoci in Francia, invece, l’uso delle pelli animali diventò molto celebre con l’avvento di Carlo Magno, che usava vesti foderate di ermellino. Per la confezione di una veste regale si contava l’uccisione di più di 1800 esemplari. Come non parlare poi di Venezia, celebre a quei tempi per la concia delle pelli animali. A casa ogni donna possedeva almeno una pelliccia, se non più di due, ed era molto in voga il “pelliccione”, costituito da una veste stretta in vita che scende sui fianchi con pieghe profonde ed un colletto che si allarga come un calice attorno al viso. 

Sebbene questi vestiari di lusso fossero così bramati e apprezzati da ogni ceto sociale nobile di qualsiasi secolo, Onorio non fu l’unico a mettere un veto al commercio delle pellicce. Nel 200 vennero promulgate delle leggi suntuarie (atte a limitare la ricchezza degli abiti maschili e femminili) che imponevano alle donne di dover possedere un massimo di cinque pellicce e non più. Ciò accadde anche nel ‘500 e nel ‘900, per non parlare dell’uso delle pellicce in ambito ecclesiastico. Queste destarono lo scalpore e l’indignazione di S. Pier Damiani e di S. Bernardo, tanto che in un concilio nel 1127 viene proibito alle monache l’uso di qualsiasi pelliccia.

Anche oggi la pelliccia è un capo che si può nominare solo sottovoce, con una sorta di timore, perché non è politically correct.

Scomparsa da un decennio, quando gli animalisti cominciarono le loro incursioni sulle passerelle e fuori dal teatro alla Scala con lanci di uova e vernice contro le signore impellicciate. Osteggiata poi anche per il surriscaldamento del pianeta, è praticamente sparita e rimane un tabù anche se gli stilisti e le associazioni di categoria assicurano che oggi tutte le pelli utilizzate provengono da allevamenti certificati, come la carne che arriva sulle tavole o i pellami utilizzate per gli accessori. La pelliccia, bisogna ammetterlo, quando è  bella è sublime, perché continua ad evocarci quel mondo animale che l’uomo sente parte di sé:l’istinto e dal quale è allo stesso tempo attratto e spaventato.  

Ma che succederà ora che stilisti famosi le rilanciano e celebri giornali come Vogue dedicano un intero articolo al Safari dal titolo accattivante “La pantera salta fuori dalla riserva e riscalda l’inverno in total look“, mentre tigrotti, leopardi, leonesse, ricacciati nella foresta tornano ora sotto mentite spoglie, anche sottoforma di jeans, pigiami (in seta), e pellicce così false da sembrare più vere delle vere.

Dietro alla guerra delle pellicce vi è un pregiudizio socio culturale, un po’ per mettere in pace le nostre coscienze e bisogna lanciare un appello: salviamo le pellicce, soprattutto quelle vecchie, anche se vanno ancora tenute nel guardaroba perché nessuno ha il coraggio di indossarle. Quelle meravigliose pellicce di visone, volpe e astrakan delle nonne che restano insuperabili per la fattura e conciatura artigianale delle pelli. Stole, cappe, cappotti fruscianti come vestaglie che al tempo della Dolce Vita hanno contribuito a rendere immortali le dive del cinema.

Tempo verrà che la pelliccia tornerà di moda e diverrà l’oggetto del desiderio di tutte le donne, non si possono cancellare millenni di storia solo per placare l’ira degli animalisti.



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