Rubrica: EVENTI

I giorni di Roma: l’età dell’angoscia

Oltre 200 opere d’arte del periodo compreso tra Commodo e Diocleziano sono in mostra nei Musei Capitolini
domenica 1 febbraio 2015

Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Architettura, Archeologia

Da un po’ di giorni l’immagine inquietante di un leone marmoreo dal ghigno minaccioso ci osserva dai manifesti di una mostra capitolina, collocati sui muri e sugli autobus della città eterna. Ci attira e ci spaventa nello stesso tempo, ma è innegabile che abbiamo a che fare con un’opera d’arte fortemente rappresentativa di un’epoca che vale la pena di approfondire.

Pensando all’instabilità politica ed economica, alla mancanza di valori, ai suicidi e agli episodi di violenza che hanno colpito il nostro mondo nell’ultimo decennio, si ha l’impressione che esso stia precipitando inesorabilmente verso la sua fine. Ma questa crisi, che a noi sembra tipica dei nostri giorni, è stata profondamente sentita in altre epoche, e ben individuata da alcuni scrittori, come per esempio Eric Dodds che parla del periodo critico del III secolo d.C. nel libro “Pagani e cristiani in un’epoca di angoscia” (1965). Proprio a quest’opera sembra ispirarsi il titolo della mostra “L’età dell’angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.)”, che si tiene nei Musei Capitolini dal 28 gennaio al 4 ottobre 2015.

Nota (1) © Foto di Zeno Colantoni

La mostra, a cura di Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce e Annalisa Lo Monaco, costituisce il quarto appuntamento del ciclo quinquennale di esposizioni di arte antica “I giorni di Roma” e intende approfondire la conoscenza dei grandi cambiamenti che segnarono l’età compresa tra i principati di Commodo (180-192) e di Diocleziano (284-305), l’imperatore che con l’instaurazione della Tetrarchia portò alla perdita del ruolo di Roma come capitale unica dell’Impero. Nel mondo antico la comunicazione era essenzialmente visiva ed è per questo che, mostrando le forme artistiche di quel periodo, si colgono i cambiamenti, e in particolare quel senso di ansia e di inquietudine per il futuro che coinvolgeva tutti i cittadini, perché erano caduti uno dopo l’altro i parametri che avevano fatto reggere il sistema imperiale.

Basti pensare che, mentre prima non si facevano pagare le imposte dirette ai cittadini romani, dal III secolo questo non sarà più possibile, perché si dovrà rafforzare l’esercito di frontiera e ciò costa tanto. Gli imperatori vengono spesso nominati dall’esercito, favorendo così l’ambizione di generali che facevano di tutto per raggiungere il potere, che in realtà poteva durare molto poco. In poco più di un secolo si susseguirono in effetti una cinquantina di imperatori che morirono, con un’unica eccezione, di morte non naturale. Come ha evidenziato Eugenio La Rocca nella presentazione alla stampa, l’imperatore in questo secolo non è più il “primus inter pares”, come avevano fatto finta di credere o far credere Augusto e i suoi successori, ma diventa sempre di più la rappresentazione di dio in terra, simbolo della Roma eterna. Per questo nei ritratti la figura diventa via via più astratta, atemporale, fino ad arrivare alle note raffigurazioni in porfido dei Tetrarchi (gli originali sono a Venezia), dai tratti fisiognomici talmente stilizzati da farli sembrare tutti uguali, anche se due sono con la barba e due senza.

Anche la religione cambia, perché prima era civica e pubblica, mentre in questo periodo si affermano sempre più i culti privati che si articolano intorno a gruppi iniziatici. Il cristianesimo, ancora oggetto di persecuzioni sotto Decio, Valeriano e Diocleziano, si propaga in contemporanea con i culti orientali, che avevano la caratteristica comune di far riflettere sulla vita ultraterrena, portando alla pratica della lettura silenziosa e della preghiera individuale. I grandi sacerdozi della religione tradizionale, come quello delle Vestali o quello del culto imperiale, vengono ancora finanziati dallo stato, ma diminuiscono gli atti liturgici e le spese. Questo cambiamento religioso è uno dei punti di maggiore originalità del periodo ed è ben evidenziato in mostra in un’affascinante sezione, dove possiamo ammirare reperti relativi ai culti di Giove Dolicheno, di Sabazio, di Iside, di Cibele e Attis, di Mitra e del primo cristianesimo.

La prima sezione, “I protagonisti”, presenta una ricca selezione di ritratti di imperatori, delle loro mogli e dei cittadini più abbienti dell’epoca. Il primo imperatore che incontriamo, Commodo, è raffigurato come Ercole ed è affiancato da due torsi di Tritoni, esseri dalla pelle a squame simili a foglie. Gli è accanto il padre Marco Aurelio, che è stato l’ultimo degli imperatori adottivi. In questa sezione si segnalano in particolare il ritratto colossale di Probo e il busto di Decio, dai Musei Capitolini, la straordinaria statua bronzea di Treboniano Gallo, in nudità eroica, prestata dal Metropolitan Museum of Art di New York, le statue di tre privati raffigurati come filosofi seduti, dalla villa di Dioniso a Dion.

Sono sicuramente più note le immagini dell’imperatore Settimio Severo (193-211), capostipite della dinastia severiana, e della sua consorte siriana Giulia Domna, che hanno influito molto sul gusto artistico della loro epoca. Un periodo questo evocato architettonicamente nei plastici dell’arco di Settimio Severo e della Porta degli Argentari, collocati in una sala a parte nella sezione “La città di Roma”, che mostra anche frammenti della Forma Urbis Romae (una mappa marmorea di età severiana con didascalie dei monumenti) e i cambiamenti architettonici che segnano la città nel III secolo, come le Mura Aureliane, con il bel plastico della Porta Asinaria e un altro relativo alle terme di Caracalla.

La sezione “L’esercito” presenta l’esercito come uno dei protagonisti della nuova epoca, mentre “Le dimore private e i loro arredi” offrono uno sguardo sugli oggetti e sui decori domestici (notevoli gli affreschi di una domus di via Nazionale). “Vivere (e morire) nell’impero” racconta la vita dei cittadini al di fuori di Roma (bello il rilievo da Treviri con una scena di insegnamento) e per finire “I costumi funerari” offrono una ricca selezione di sarcofagi, rilievi e pitture tombali. Nel complesso le opere d’arte proposte in mostra evidenziano le graduali tappe delle trasformazioni sociali, politiche e religiose di un secolo critico, che si riflettono nel linguaggio formale, soprattutto della scultura, con un forte accento patetico.

P.S.

L’età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano
Musei Capitolini, Piazza del Campidoglio, Roma
Orario: dalle ore 9 alle 20, chiuso il lunedì
Catalogo MondoMostre
Biglietto integrato Mostra+Museo: 13 € per i residenti a Roma e 15 € per i non residenti (ridotti: 11 e 13 € rispettivamente)



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