Rubrica: TERZA PAGINA

L’amore nella pubblica amministrazione

“Che sarebbe la vita senza l’aurea Afrodite?”
mercoledì 1 giugno 2011

Argomenti: Ricordi
Argomenti: Racconti, Romanzi

Se lo domandava Mimnermo, poeta greco, tanti secoli fa. Se lo domandano ancora oggi in tanti. Sopratutto sembra che se lo chiedano i pubblici dipendenti, afflitti da una esistenza inevitabilmente scandita da monotonia e ripetitività. Sarà forse per contrastare la noia di tale monotonia che tendono a rifugiarsi nell’eros che è pure nei suoi riti ugualmente ritmico e ripetitivo ma indicibilmente più stimolante, di modo che alla fine dei conti il suo esercizio risulta al contempo gratificante pur se monotematico.

Non deve quindi sorprendere se fra le multiformi attività dello statale peraltro già tante volte indagate e catalogate, ossia lavoro di scrivania, attività di gruppo al bar, compilazione di schedine e di giocate, grattatine di testa o di biglietti di lotterie, talk show, dibattiti e tavole rotonde dedicate al contratto nazionale di categoria scaduto da tre anni, alla inaffidabilità del ministro, al derby, al traffico stradale o al voto per designare la collega detentrice del titolo di Venere Callipigia per l’anno in corso (per dirla in modo elegante) e via discorrendo, trovi ruolo adeguato anche l’amore.

JPEG - 65.3 Kb
SENZA L\’ALMA AFRODITE
Mimnermo VII sec a.C.

Mi avrete capito, questo amore non è proprio quello che raccomanda Gesù, è quell’altro, quello inteso nella accezione più specifica di reciproca attrazione fisica fra chi indossa il reggiseno e chi no. Una volta avrei parlato di pantaloni ma farlo oggi servirebbe solo ad accrescere la confusione. Teniamoci quindi sul sicuro, è l’altro indumento quello più selettivo anche se neppure quello riesca a fornire certezze assolute. Ma chi può darne oggi in questo mondo?

Come è noto l’eros in ufficio non presenta di per sé elementi di peculiare originalità. Come la biscia tende al biscio, l’orango all’oranga, il ragionier Bianchi rivolge le sue pulsioni amorose alla collega di stanza e viceversa. Attenzione però: può sembrare trattarsi di fenomeno solamente analogo, ma in realtà la prassi erotica del burocrate risulta del tutto identica e omogenea a quella universale risultandovi presente perfino il limite spaziale nel quale si compie l’evento: una stanza.

Tutti gli studiosi, che ci sono maestri in materia, pongono in grande evidenza il territorio quale componente essenziale della sessualità animalesca. Lo spazio che ogni maschio ritiene di poter occupare nel disegno naturale di riproduzione della sua specie viene dapprima scelto nella sua ubicazione, valutato nelle dimensioni con senso della misura e consapevolezza dei propri limiti tenendo conto anche della concorrenza e demarcato, infine, con le emanazioni olfattive di cui il soggetto dispone.

10000000000001B800000126ED0551F3A questo punto della riflessione appare doveroso rivolgere lodi al creatore che nella sua saggezza sempiterna ha esentato sia dirigenti che archivisti dalla necessità di spruzzare orina nelle stanze e nei corridoi dei Ministeri per segnalare a tutti i colleghi il proprio diritto di prelazione nell’aspirare alle grazie della dattilografa del terzo piano. A tale nefasta eventualità non riesco nemmeno a pensare! Oltre agli inconvenienti ovvii e prevedibili ve ne segnalo uno che potrebbe sfuggire ai superficiali e però ci riconduce al centro del problema: tutti gli statali maschi, anche quelli giovani e in età feconda potrebbero farsi la pipì sulle scarpe conformemente ai vecchietti dell’ospizio.

Ciò deriverebbe dal fatto che la scintilla che inesorabilmente scocca fra due statali di opposta polarità sessuale ha lo stesso voltaggio dell’accendigas, che agisce solo a brevissima distanza e deve stare quasi appoggiato al fornello perché funzioni. E’ dimostrato quanto sia più frequente l’insorgere e lo scatenarsi di tempeste ormonali tra colleghi di stanza piuttosto che fra soggetti ugualmente, se non più, dotati ed appetibili ma dislocati lontano l’uno dall’altra. Può apparire strano che persone adulte, intelligenti e, talvolta, persino acculturate si attraggano e frequentemente si uniscano principalmente perché ogni giorno, alzando lo sguardo dalla pratica, l’uno intravede le calze a rete o fiuta il dopo barba dell’altro e tuttavia questo sentenzia la statistica. 10000000000001F400000177C6906434Chi ha facoltà decisionali nell’assegnazione di personale ai vari uffici farebbe bene a riflettere sulle responsabilità che si assume. Avendo operato per oltre due decenni in un ufficio personale, varie volte mi sono chiesto col senno di poi: ma se invece di assegnare la signorina tale alla stanza 27, dove ha trovato (e sposato) il signor Tizio, con le catastrofiche conseguenze che sappiamo, l’avessimo collocata alla 28 ove avrebbe trovato il signor Caio, vuoi vedere che si sarebbe felicemente accoppiata con lui? Esisterebbe oggi quel bel pupo biondo o, magari, al suo posto avrei offerto stamani il gelato a una bimba moretta? In altri termini, le sarebbe potuto andar meglio? E chi lo può dire! Certamente si consiglia una maggiore attenzione a monte, tenendo ben presente che il territorio che lo statale identifica quale contesto ideale per la sua attività sessuale si riduce a una stanza, anzi ad un modulo come si definisce in burocratichese.Considerato che il predetto modulo può dare ricetto a un massimo di quattro persone conveniamo che l’opzione ottimale che si offre al pubblico dipendente si riduce nel migliore dei casi a una terna di possibilità. Non è molto effettivamente, per la scelta di un partner, eppure sembra che nessuno si sia mai lamentato al sindacato per l’esiguità della scelta. Sulla natura di questo fenomeno di adeguamento della domanda a un’offerta così limitata ed anelastica ci sono due scuole di pensiero.

Taluno sostiene che ogni cosa nel pubblico impiego concorra alla normalizzazione del soggetto, all’ottundimento di spirito di iniziativa e volontà di ricerca. La risultante sarebbe quindi un progressivo impigrimento globale della personalità che interferisce anche nel campo della selezione sessuale ingenerando una predisposizione mentale del tipo: ‘ma sì, pigliamoci prima che scappi quel che manda la Provvidenza, senza far tanto gli schifiltosi!’.

E’ certo questa un’opinione da rispettare. L’altra teoria sostiene che il segreto consista invece nell’appeal della femmina di statale che avrebbe sviluppato tale maestria nella seduzione con l’uso spregiudicato e scientifico di minigonne, cosmetici, ammiccamenti, sorrisi ed adescamenti subliminari da non lasciare alcuno scampo al maschio che le capiti nel raggio di tre metri. Ipotesi alquanto semplicistica e tutta da dimostrare. In ambo i casi le teorie concordano nel constatare quanto l’essere umano tenda ad essere abitudinario.

Del resto ove non vigesse questo limite della stanza gli inconvenienti potrebbero risultare ancora maggiori degli apparenti vantaggi. Cito in proposito l’episodio tragicomico di due colleghi, di servizi diversi, che avevano fortemente simpatizzato al punto di provare quotidiana l’urgenza d’incontrarsi e scambiarsi tenerezze eleggendo uno degli ascensori, bloccato a metà del piano, a custode dell’intimità. Un triste giorno mentre lui la baciava accarezzandole dolcemente quanto di buono trovava sotto la gonna sollevata, e ce n’era, furono brutalmente scossi dalla voce irata del direttore generale che ringhiava: - Signora, avrei una certa fretta! - Era accaduto che il portiere, escludendo i comandi interni, aveva sbloccato l’ascensore fermato incautamente quasi a piano terra.

In altra occasione avvenne che due mature signore, che occupavano da sole la medesima stanza, si azzuffarono ferocemente scambiandosi offese e colpi in testa col tacco della scarpa. Tutti si chiedevano quale potesse essere la materia del contendere, di cui si poteva ipotizzare la natura in 10000000000000FA000000D31D80E7BCmancanza però di riscontri oggettivi o indizi riferibili a persone. Le interessate tacevano ostinatamente ma alla fine trapelò la verità: il Romeo, anzi i romei, erano due, entrambi esterni all’ambiente. In comune avevano solo l’abitudine di telefonare alla propria donzella alla stessa ora. La prima a prendere la comunicazione per noncuranza o per dispetto non la smetteva più, facendo inbufalire la collega in attesa di chiamata e suscitandone la reazione violenta. Naturalmente parlo di epoca anteriore al telefono cellulare.Sviscerata la questione del territorio possiamo spendere qualche parola sul merito della questione. Quale è il prodotto quantitativo e qualitativo di tanto fervore di attività? In primis, come già evidenziato, un cospicuo numero di matrimoni e di unioni più o meno stabili, il che sarebbe di per sé cosa buona e giusta. Non trascuriamo infatti quanto il matrimonio sia considerato istituzione di primaria importanza, tale da garantire stabilità alla famiglia, cellula costitutiva della struttura sociale, almeno così mi assicurano, e se intere categorie di parroci, ristoratori, sarti, modiste e fiorai ne parlano molto bene una ragione ci sarà, non credo sia un caso!

Si apre collateralmente il capitolo delle relazioni extra, degli , degli svolazzi nell’aere tempestoso di Paolo e Francesca. Un ventaglio ampio di situazioni trasgressive che recano gioie ed affanni a qualcuno, argomenti quotidiani di conversazione a tutti gli altri e comunque aiutano a farci sentire più umana la condizione dello statale, resa da tanti altri fattori arida e grama.

10000000000000E40000012CA42D8F4F La ‘pratica’ medesima, divenuta galeotta, acquisisce odor di peccato che è già meglio di quello della polvere. L’esperienza ci presenta casi di signore in grado di restare per una trentina d’anni fedelissime al marito a casa ed all’amico in ufficio, che possiedono la singolare capacità di scindere totalmente le due situazioni: amanti tenere e appassionate che timbrato il cartellino in portineria tornano sull’autobus spose e mamme irreprensibili. Certo, ve ne sono anche di sfacciatelle, le cosiddette giornaliere, che in procinto di una scappatella occasionale raccomandano alla collega : - Se telefona mio marito dì che sono appena uscita e chiamami al cellulare! Ci sono poi coppie incredibilmente assortite, lui cinquanta anni lei ventisei, e sono quelle che forniscono gli spunti più divertenti e le situazioni più amene, maturi signori che si tuffano in un vortice infernale che li porta a tingersi i capelli grigi e a fare la cessione del quinto per comprare la macchina sportiva. 100000000000012C000001ADBE8EEDA8Si presenta talvolta anche il fenomeno inverso, la coppia che scoppia, con implicazioni che possono risultare antipatiche ove persista la vicinanza dei protagonisti. In tal caso si possono formare due fazioni tra i fans del promotore della rottura e quelli della presunta vittima dell’abbandono. Nel merito mi sia consentito di citare fra i tanti l’episodio che è rimasto per me indimenticabile. Un coppia di colleghi dovette separarsi perché la signora subitaneamente avvampò d’amore (mi si consenta l’immagine barocca, il caso la richiede!) per il gestore del bar interno, un giovane intraprendente che iniziò con lo scaldarle i toast, poi il cuore e infine, con grande impegno, tutto quanto il resto. Una passione fatale, alla maniera di , che la indusse, lì per lì, ad abbandonare il marito (portandosi il bambino) per mettersi con l’altro. Fu per questo alquanto criticata dalle colleghe benpensanti, specie da quelle che sorridevano ai complimenti del barista, mentre le simpatie generali andavano al marito che ostentava un suo dolore dignitoso e riservato.Fino al giorno in cui il predetto si presentò al cospetto del consiglio direttivo del dopolavoro a chiedere a gran voce la disdetta del contratto che concedeva in gestione il bar al suo rivale. - Di mia moglie non me ne importa un cavolo - dichiarò testualmente. - Ho rotto con quella zoccola! Ma vi sembra giusto che io, tutti i santi giorni, se voglio un caffè o un cappuccino debba sprecare un permesso per uscire in strada?

Tra i componenti del consiglio c’erano anche alcune donne, e ne sentii una bofonchiare sottovoce: - Te sta proprio bene! …sto pesce lesso! E’ quello che te meriti! Una votazione nel merito il consiglio non la volle fare e comunque l’impressione destata fu disastrosa, il contratto non venne disdetto e quel signore, con tutto il suo protervo appetito, trasferì poco dopo il suo squallore al Ministero della Pubblica Istruzione confermandone la nomea di ricettacolo di ogni bassezza. Ci fu pure un caso in cui due coppie si scomposero per poi ricomporsi invertendo i fattori, lasciando insoluto il dilemma, puramente accademico: saranno state le mogli a scambiarsi i mariti, o i mariti a scambiarsi le mogli?

1000000000000190843766034719208110412712058880987901265444864.00Come si concilia tutto questo col lavoro? Dipende. Sotto il profilo del rendimento dua sunt genera: quelli che l’amore non riesce a distogliere dall’impegno quotidiano e quelli che perdono la tramontana al punto da non capire più nulla e non interessarsi ad altro che all’amato bene. Raramente capita di vedere qualche signora che cammina sulle nuvole come Mary Poppins, di solito sono uomini attempati a farlo. Funzionari che smettono totalmente di funzionare: se entri nella stanza li puoi sorprendere mano nella mano, lo sguardo perso rivolto all’infinito. Inutile sottoporre loro pratiche o problemi d’ufficio, sono perduti per il servizio.

Non resta che augurarsi che vadano presto in pensione o, in alternativa, che si rendano conto di portare le corna, perché il loro stato di coma vigile non offre altri sbocchi naturali. Riassumendo: coloro che rientrano nel primo scaglione, cioè che riescono bene a conciliare l’attività lavorativa con l’ars amandi, che anzi fanno del partner il miglior collaboratore nel lavoro, sono apprezzati da colleghi e superiori e considerati universalmente dei drittoni.

Quelli che invece hanno perso il contatto con la realtà diventano, tutto sommato giustamente, lo zimbello dei colleghi. 100000000000010C000000BC72EDD57FMi spiacerebbe a questo punto se qualcuno suggestionato dagli episodi menzionati e facendo, come spesso vien fatto, di ogni erba un fascio dovesse trinciare giudizi troppo severi su tutta la categoria. Si tenga presente che in quattro pagine ho condensato esperienze verificatesi nel corso di quattro decenni e rilevate su campione di un migliaio di persone, ovviamente né migliori né peggiori di chicchessia. Volevo solo sorridere assieme a voi di alcune tra le debolezze e le miserie degli statali che sono, come tutti i nati di donna, vulnerabili nella carne e nello spirito da tantissime cose, e trovo del tutto naturale che lo siano pure dalle grazie soavi di una fanciulla. E non solo da quelle, sommessamente soggiungo. Mi è capitato pure di incontrare post-quarantenni conservate benissimo che, vi assicuro, sono la fine del mondo! -



Diritti di copyright riservati
Articolo non distribuibile su alcun media senza autorizzazione scritta dell'editore